La resistenza delle giovani tartarughe marine

Due ricercatrici hanno capito come fanno a nuotare dopo aver consumato molta energia per arrivare al mare, appena nate

Una giovane tartaruga verde poco lontano dalla spiaggia in cui è nata, sull'isola Baguan, nelle Filippine, nel novembre 2011 (AP Photo/Keith A. Ellenbogen)

Le tartarughe marine sono tra gli animali la cui sopravvivenza è messa più a rischio dall’uomo, sia per via della pesca che per lo sfruttamento delle coste, visto che depongono le proprie uova sulle spiagge e sono disturbate dalla presenza di persone, animali, rumori e luci. Una delle cose che più danneggia le tartarughe è l’inquinamento luminoso notturno, che fa disorientare le tartarughe appena nate e le fa allontanare dal mare, l’unico habitat in cui possono sperare di sopravvivere. Due ricercatrici della Florida Atlantic University hanno cercato di capire quanto allontanarsi dal mare danneggi le giovani tartarughe in termini di energia sprecata, e hanno scoperto che questi animali hanno un ingegnoso sistema per non stancarsi.

Quando i piccoli di tartaruga emergono dai nidi in cui le loro uova sono state deposte, solitamente col buio, devono raggiungere il mare. Per orientarsi seguono l’istinto di dirigersi verso una luce, dato che di notte l’orizzonte sul mare sarebbe più luminoso di quello terrestre per via della luce dei corpi celesti. Le luci delle strade e degli edifici vicini alle spiagge, oltre a quelle più diffuse delle città, possono disorientare le giovani tartarughe e farle andare nella direzione contraria rispetto a quella che dovrebbero seguire.

Per capire meglio l’impatto dell’inquinamento luminoso sulla speranza di sopravvivenza delle tartarughe marine, la biologa della Florida Atlantic University Sarah Milton e la sua studentessa Karen Pankaew hanno studiato 150 giovani esemplari di tartaruga comune (Caretta caretta) e tartaruga verde (Chelonia mydas) le cui uova si erano schiuse sulla spiaggia di Boca Raton, una città della Florida a nord di Miami. Le hanno portate in laboratorio dove le hanno messe su dei piccoli tapis roulant realizzati usando delle levigatrici a nastro – con il nastro abrasivo ricoperto da fasce per capelli e la velocità rallentata – e le hanno fatte nuotare in piccole piscine. Osservandole e facendo delle misure sul loro ritmo di respirazione e sull’ossigeno nel loro sangue hanno capito che le piccole tartarughe hanno un sistema per non stancarsi: anche impiegando molto tempo a emergere dal proprio nido prima di raggiungere il mare, non hanno difficoltà a mettersi a nuotare per arrivare al largo subito dopo.

In estrema sintesi il sistema consiste nel fare delle pause ogni tanto. Le ricercatrici hanno potuto constatarlo osservando come procedevano sul tapis roulant: ogni tanto si fermavano per riposarsi, e appena riuscivano riprendevano a muoversi, spinte dall’istinto a proseguire fino a che non avessero raggiunto l’acqua. Nello specifico, le tartarughe verdi si riposavano per l’8-12 per cento del tempo trascorso a “camminare”, le tartarughe comuni per il 22-25 per cento del tempo. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Experimental Biology.

Gli attivisti ambientalisti che si occupano di salvaguardia delle tartarughe marine monitorano le spiagge dove questi animali nidificano nei periodi di schiusa delle uova: si impegnano a ridurre l’effetto dell’inquinamento luminoso sulle tartarughe spingendole nella direzione giusta. Non si tratta di contrastare il processo di selezione naturale: sulle spiagge il pericolo principale per le piccole tartarughe marine sono i predatori che possono catturarle prima che raggiungano il mare, e gli attivisti non le proteggono da questi. Le 150 tartarughe usate nell’esperimento di Milton e Pankaew invece hanno ricevuto un trattamento di favore: dopo la fine dei test sono state liberate direttamente nell’oceano Atlantico.

Il fatto che le tartarughe non si stanchino a camminare sulle spiagge non significa che l’inquinamento luminoso non sia dannoso per loro: più tempo passano sulla terra, maggiori sono le probabilità che un predatore le catturi. Per questo sarebbe bene che gli edifici vicino alle spiagge in cui le tartarughe nidificano non fossero illuminati. Sarah Milton ha detto al New York Times che quando lavora sulle spiagge di notte avrebbe la tentazione di lasciare dei messaggi a chi vive nelle case sulla spiaggia illuminate, cose tipo: «Salve, siete personalmente responsabili del disorientamento di 60 tartarughe avvenuto la notte scorsa».

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