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  • Scienza
  • venerdì 1 settembre 2017

Ci sono 745mila pacemaker fallati nel mondo

Impiantati in altrettante persone, naturalmente: hanno un problema al software che potrebbe essere sfruttato per causare pericolosi malfunzionamenti

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(St Jude Medical - Abbott Laboratories)

Almeno 745mila pacemaker, applicati su altrettanti pazienti, contengono una falla di sicurezza nel loro software che potrebbe essere sfruttata per causarne un malfunzionamento. I dispositivi – che vengono impiantati nel petto di persone con problemi cardiaci e si attivano per regolarizzare il battito del cuore – dovranno essere aggiornati per risolvere il problema, ma non è ancora chiaro se tutti potranno ricevere la modifica. La Food and Drug Administration – l’ente statunitense che si occupa della sicurezza di alimenti, farmaci e dispositivi clinici – aveva diffuso nei giorni scorsi un avviso stimando che gli interessati fossero circa 465mila negli Stati Uniti. Abbott, l’azienda produttrice dei pacemaker, ha riferito però a BBC News che ci sono almeno altri 280mila pacemaker con lo stesso difetto in altri paesi del mondo, senza fornire molti dettagli in più.

In linea teorica la falla di sicurezza potrebbe essere utilizzata da qualche malintenzionato per modificare il funzionamento del pacemaker, facendo aumentare il battito cardiaco del paziente o accelerando lo scaricamento della sua batteria. I pacemaker coinvolti hanno un sistema di trasmissione e ricezione radio, che viene utilizzato per scaricare i dati sanitari che hanno raccolto e, se necessario, per inviare loro un aggiornamento al software. Un hacker potrebbe quindi inviare codice malevolo via radio, a patto di essere sufficientemente vicino per effettuare la trasmissione dei dati a corto raggio. Sono comunque richieste capacità tecniche notevoli: Abbott dice di non avere ricevuto notizia di nessun attacco tentato o andato a buon fine.

Il problema riguarda centinaia di migliaia di pacemaker prodotti negli ultimi anni e fino allo scorso 28 agosto da St Jude Medical, una società acquisita da Abbott all’inizio di quest’anno. I nuovi pacemaker distribuiti in questi giorni sono invece già aggiornati, quindi potranno essere impiantati senza particolari problemi.

Abbott e autorità sanitarie hanno consigliato ai pazienti con pacemaker di informarsi sul modello che gli è stato impiantato, e di chiedere alla loro prossima visita cardiologica quali siano le opzioni. Nella maggior parte dei casi sarà consigliata una procedura di aggiornamento non invasiva, che richiede circa 3 minuti e viene effettuata tramite un trasmettitore radio. Il problema è che in passato alcuni pacemaker di St Jude Medical hanno smesso di funzionare dopo avere ricevuto un aggiornamento, seppure di altro tipo. Spetterà quindi ai medici e ai pazienti decidere che cosa fare, valutando se sia più rischioso tentare l’aggiornamento o mantenere il pacemaker con la falla, o rimandare la sua installazione in attesa di nuovi sviluppi. C’è anche la possibilità che l’aggiornamento comporti una perdita di parte dei dati sanitari raccolti dal dispositivo, imprevisto che può comunque essere superato effettuando prima un backup delle informazioni.

Al momento non ci sono molti altri dettagli su quali siano i paesi interessati dal problema oltre gli Stati Uniti, ma potrebbero essere molti considerato che St Jude Medical è tra i principali produttori mondiali di pacemaker. Non è la prima volta che si segnalano problemi con i suoi dispositivi: lo scorso anno l’azienda diffuse un avviso per oltre 400mila pacemaker che a causa di un malfunzionamento tendevano a scaricarsi più rapidamente del previsto. Il problema aveva riguardato anche circa 16mila pacemaker utilizzati in Italia.

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