Okinoshima

L’isola dove non sono ammesse le donne

Per motivi religiosi, dato che ospita un santuario shintoista: si trova in Giappone ed è candidata a entrare nella lista dei siti patrimonio dell'umanità dell'UNESCO

Okinoshima
Okinoshima, in Giappone, il 16 febbraio 2017 (The Yomiuri Shimbun via AP Images)

Nel tratto di mare che separa il Giappone dalla Corea del Sud c’è un’isola grande poco meno di un chilometro quadrato su cui alle donne è tradizionalmente proibito mettere piede per motivi religiosi. Se ne sta parlando perché un comitato dell’UNESCO, il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti (ICOMOS), ha da poco raccomandato di inserirla nella lista dei siti patrimonio dell’umanità. L’isola si chiama Okinoshima e rientra nel territorio amministrato dalla città di Munakata, che a sua volta si trova a Kyushu, la più meridionale delle quattro isole più grandi che formano il Giappone. L’accesso all’isola è proibito alle donne perché è la sede di un kami, cioè uno “spirito”, una specie di divinità secondo la religione shintoista, il principale culto giapponese; l’intera isola è considerata un santuario. La cosa buffa è che alle donne è proibito accedere all’isola anche se la divinità a cui è intitolato il tempio Okitsu (quello nella foto qui sotto) è una dea, la dea del mare Tagorihime. L’UNESCO deciderà se includere Okinoshima nella lista dei siti patrimonio dell’umanità a luglio.

Tra il quarto e il nono secolo Okinoshima era un porto sicuro dove i marinai si fermavano nei loro viaggi tra Corea e Giappone, e nel corso del tempo hanno lasciato sull’isola circa 80mila ex-voto, cioè oggetti usati come offerta per la divinità in cambio di un viaggio sicuro, simili a quelli che si vedono nelle chiese delle città di mare: spade e altre armi, specchi e perle. Dato che gli oggetti più antichi sono precedenti all’inizio della diffusione della scrittura in Giappone, sono molto preziosi perché danno l’idea di cosa fosse lo shintoismo a quei tempi, e di coseguenza sono protetti come un tesoro nazionale.

Esistono varie spiegazioni del perché alle donne sia vietato mettere piede sull’isola, ma quella più probabile è legata al ciclo mestruale: secondo i precetti religiosi dello shintoismo – ma la credenza è presente anche in altre culture antiche – una donna con le mestruazioni è “impura”, e contaminerebbe il sito. Gli stessi uomini, quando si recano sull’isola, devono spogliarsi e compiere un rituale di purificazione: anche per questa ragione non sono molte le persone che visitano Okinoshima. L’isola ha un unico abitante, il guardiano del santuario, e i visitatori non possono prendere nulla di ciò che si trova su di essa, nemmeno un filo d’erba.

Il divieto che riguarda le donne è un precetto religioso, non una legge, quindi se una donna dovesse raggiungere in qualche modo l’isola (come è successo in altri siti sacri giapponesi proibiti alle donne) non commetterebbe un reato. Alcune associazioni hanno chiesto che la regola cambi in previsione della possibile inclusione dell’isola nella lista dell’UNESCO, ma non dovrebbero esserci cambiamenti riguardo alle regole di accesso: l’UNESCO non chiede di cambiare le modalità con cui un sito di importanza culturale è reso accessibile.

Okinoshima
Un gruppo di uomini davanti al tempio Okitsu-Miya di Okinoshima, il 27 maggio 2016 (The Yomiuri Shimbun via AP Images)

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