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Perché gli attentati di Bruxelles sono legati a quelli di Parigi

Cosa si sa finora, in ordine: il ruolo di Salah Abdeslam, le molte "case sicure" in Belgio e un uomo ancora ricercato, tra le altre cose

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I tre uomini che hanno compiuto l'attentato all'aeroporto di Bruxelles.

Tra martedì e mercoledì i giornali belgi e internazionali hanno diffuso nuove informazioni sugli attentati di Bruxelles, alcune ufficiali altre basate su fonti governative rimaste anonime. La novità più rilevante è il collegamento che è emerso tra gli attentati di Bruxelles e quelli di Parigi dello scorso 13 novembre in cui furono uccise 130 persone. Almeno due dei terroristi di Bruxelles identificati dalle autorità belghe erano legati in qualche modo a Salah Abdeslam, che si ritiene essere l’unico superstite tra gli attentatori di Parigi e che è stato arrestato venerdì scorso in un appartamento di Molenbeek, un quartiere di Bruxelles. Le Monde ha scritto che gli attentatori di Bruxelles facevano parte della cellula franco-belga a cui appartenevano gli attentatori di Parigi, e ha aggiunto che la cellula è tutt’altro che smantellata.

I terroristi
Per capire i legami tra gli attentati di Parigi e quelli di Bruxelles bisogna tenere a mente alcuni nomi:
Salah Abdeslam: è uno dei dieci attentatori di Parigi, l’unico superstite e ricercato per mesi dalle autorità belghe e francesi. Abdeslam è stato arrestato venerdì scorso a Bruxelles, e pare stia collaborando con le autorità.
Abdelhamid Abaaoud, l’uomo considerato l’organizzatore degli attacchi di Parigi ucciso il 19 novembre a Saint-Denis, in Francia, durante un’operazione di polizia.
Khalid El Bakraoui: l’uomo che si è fatto esplodere alla metropolitana di Maalbeek, a Bruxelles; è fratello di Ibrahim el Bakraoui, che ha partecipato anche lui agli attentati di Bruxelles.
Ibrahim el Bakraoui: fratello di Khalid, è uno dei tre terroristi che hanno compiuto l’attentato all’aeroporto di Bruxelles, e uno dei due che si sono fatti esplodere nell’attacco (Ibrahim è anche coinvolto in una vicenda ancora non chiarissima: mercoledì sera il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha detto che Ibrahim era stato fermato il 14 giugno 2015 dalle autorità turche vicino al confine con la Siria: la Turchia aveva avvertito il governo belga che Ibrahim era un “foreign fighter” e l’aveva mandato nei Paesi Bassi, su richiesta di Ibrahim. Erdoğan ha detto che le autorità belghe non erano però riuscite a trovare delle prove che potessero collegarlo al terrorismo: Ibrahim era stato lasciato libero ed era poi tornato in Belgio.
Najim Laachraoui: è l’uomo considerato l’artificiere dello Stato Islamico in Europa. Era accusato di avere partecipato all’organizzazione degli attentati di Parigi e alcuni giornali lo hanno identificato come uno dei tre attentatori dell’aeroporto di Bruxelles, uno dei due che si sono fatti esplodere nell’attacco.
– Il “terzo uomo dell’aeroporto”: è uno dei tre attentatori che hanno partecipato all’attacco nell’aeroporto. È l’unico sopravvissuto ed è ancora ricercato dalla polizia. Non si conosce la sua identità.

L’appartamento a Forest
Salah Abdeslam è uno dei 10 uomini che presero parte agli attentati di Parigi del 13 novembre, e l’unico sopravvissuto. Abdeslam ha 26 anni, è stato arrestato venerdì dalle autorità belghe dopo mesi di ricerche ed è accusato di avere gestito la parte logistica degli attentati di Parigi (noleggio delle auto, affitti degli appartamenti, spostamenti dei complici, eccetera). Anche lui avrebbe dovuto farsi esplodere: faceva parte del gruppo di terroristi che dovevano attaccare lo Stade de France, ma poco prima dell’attacco si fece prendere dalla paura, cambiò idea e chiamò alcuni amici a Bruxelles che lo andarono a prendere in macchina. Salah, hanno raccontato diverse fonti governative ed esperti ad alcuni giornali, avrebbe dovuto partecipare anche agli attentati di Bruxelles. La notizia finora non è stata confermata.

La prima cosa che permette oggi di collegare gli attentati di Parigi a quelli di Bruxelles è un appartamento a Forest, un quartiere di Bruxelles, poco più a sud del centro. La scorsa settimana la polizia belga aveva perquisito l’appartamento a Forest trovandoci le impronte digitali di Abdeslam e anche alcuni detonatori (forse da usare gli attentati di Bruxelles, ha detto a Politico un funzionario belga rimasto anonimo). Durante la perquisizione non era stato arrestato nessuno. C’era stata una sparatoria tra gli agenti della polizia e tre persone: una era rimasta uccisa e le altre due erano riuscite a scappare. Una delle due era proprio Abdeslam. L’appartamento, avevano scoperto poi gli investigatori, era stato affittato da Khalid El Bakraoui, l’attentatore che si è fatto esplodere alla metropolitana di Maalbeek. Si pensa inoltre che Khalid (che chiamiamo per nome perché agli attentati ha partecipato anche suo fratello Ibrahim) abbia affittato l’appartamento di Charleroi, nel sud del Belgio, che fu usato dalla cellula belga che prese parte agli attentati di Parigi: nell’appartamento di Charleroi la polizia aveva trovato le impronte digitali di Abdelhamid Abaaoud, l’uomo considerato l’organizzatore degli attacchi di Parigi, e Bilal Hafdi, uno degli attentatori suicidi dello Stade de France.

Sintesi. Khalid affittò due appartamenti legati agli attentati di Parigi: uno a Forest, nel quale furono trovate tracce di DNA di Abdeslam, e uno a Charleroi, usato dalla cellula belga che partecipò agli attentati di Parigi.

L’artificiere
Najim Laachraoui, cittadino belga di 24 anni, era un altro attentatore di Bruxelles. Laachraoui era stato identificato inizialmente come l’uomo che aveva partecipato all’attentato in aeroporto ma che era riuscito a scappare. Il procuratore federale belga Frédéric Van Leeuw aveva però smentito in conferenza stampa che il fuggitivo fosse Laachraoui; nella sera di mercoledì diversi siti di news, tra cui Le Monde, hanno scritto che Laachraoui è stato identificato come uno dei due attentatori dell’aeroporto di Bruxelles che sono morti durante l’attacco. Laachraoui era già ricercato dalla polizia belga, che il giorno prima dell’attacco aveva diffuso la foto di Laachraoui individuandolo come uno dei maggiori sospettati degli attacchi di Parigi. Il DNA di Laachraoui era stato trovato sia in un appartamento a Schaerbeek, un quartiere di Bruxelles, che in una casa di Auvelais, nel sud del Belgio: entrambi i posti erano stati usati dagli attentatori di Parigi prima dell’attacco del 13 novembre (nell’appartamento di Schaerbeek erano state trovate anche le impronte digitali di Salah Abdeslam e tracce di DNA di Bilal Hafdi).

Di Laachraoui si sa che era andato in Siria a combattere per lo Stato Islamico nel 2013. Era tornato in Belgio nel settembre 2015 e a un certo punto era stato fermato sul confine ungherese con l’Austria mentre era in macchina con Salah Abdeslam e Mohamed Belkaid. I tre erano insieme anche il 15 marzo nell’appartamento a Forest, quello a sud di Bruxelles perquisito dalla polizia belga: in quell’operazione era stato ucciso Belkaid, mentre Laachraoui e Abdeslam erano riusciti a scappare. È una cosa rara che un produttore di bombe partecipi direttamente a un attentato terroristico, specialmente se è stato addestrato nel maneggiare esplosivi sensibili o particolarmente potenti. Secondo il Washington Post Laachraoui ha partecipato agli attentati di Bruxelles perché la cellula terroristica di cui faceva parte temeva che le autorità stessero per compiere degli arresti significativi.

Sintesi: Laachraoui, il cosiddetto “artificiere dell’ISIS”, prese parte all’organizzazione degli attentati di Parigi e si è fatto esplodere nell’attentato all’aeroporto di Bruxelles. Le sue tracce di DNA erano state trovate in due appartamenti in Belgio legati ai terroristi di Parigi. 

I collegamenti tra Francia e Belgio sul terrorismo
Già nel dicembre del 2015 era emerso che gli attentati terroristici compiuti a Parigi lo scorso 13 novembre erano stati coordinati dal Belgio. Le Monde, che aveva ottenuto alcuni verbali prodotti dagli investigatori francesi, aveva scritto che i terroristi di Parigi erano stati comandati e controllati “in tempo reale” da telefoni cellulare usati nell’area di Bruxelles. Molti dei terroristi di Parigi erano cittadini francesi cresciuti in Belgio – soprattutto a Molenbeek – e nelle settimane successive c’erano state diverse operazioni di polizia congiunte tra belgi e francesi che avevano portato allo smantellamento di alcune reti terroristiche in entrambi i paesi. Didier Reynders, il ministro degli Esteri e il viceprimo ministro belga, aveva detto solo pochi giorni fa che Abdeslam era intenzionato a «ricominciare qualcosa a Bruxelles», ma non era ancora chiaro cosa fosse questo “qualcosa”.

Rukmini Callimachi, giornalista del New York Times esperta di terrorismo, ha scritto un articolo per spiegare un altro elemento che sembra collegare gli attentati di Parigi alle cellule dello Stato Islamico in Belgio. Le bombe degli attacchi di Parigi furono costruite usando il TATP (perossido di acetone), un esplosivo molto potente; e tracce di TATP sono state trovate anche in alcune “safe houses” dello Stato Islamico in Belgio. Quindici chilogrammi di esplosivo artigianale TATP sono stati trovati anche in un edificio di Schaerbeek, un quartiere di Bruxelles, perquisito dalla polizia martedì sera e considerato l’appartamento degli attentatori di Bruxelles. Il tipo di esplosivo usato all’aeroporto e alla stazione della metropolitana non è ancora stato individuato, ma diversi esperti dicono che sembra trattarsi proprio di TATP.

Daccapo, in sintesi. Stando alle informazioni disponibili finora, sappiamo che esistevano legami tra Khalid El Bakraoui e Salah Abdeslam, e tra Najim Laachraoui e Salah Abdeslam. Sappiamo anche che Khalid e Laachraoui avevano partecipato in qualche misura all’organizzazione degli attentati di Parigi, ma non sappiamo di contatti diretti tra i due. Tutti e tre hanno nazionalità belga. Khalid e Laachraoui si si sono uccisi nell’aeroporto di Bruxelles, Abdeslam è stato arrestato e pare stia collaborando con la polizia. La polizia belga sta cercando un’altra persona (il terzo attentatore dell’aeroporto) e forse una quarta (un secondo uomo che era nella metropolitana prima dell’esplosione).

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