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Obama ha fatto un brutto scherzo a Raul Castro

Durante la conferenza stampa congiunta, lo ha di fatto costretto a rispondere su prigionieri politici e diritti umani: c'è stato molto imbarazzo

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(NICHOLAS KAMM/AFP/Getty Images)

Lunedì 21 marzo Barack Obama è diventato il primo presidente degli Stati Uniti a visitare Cuba dopo 88 anni di relazioni diplomatiche difficili e tese (l’embargo commerciale imposto dagli Stati Uniti a Cuba è per la maggior parte ancora in vigore). Il viaggio di Obama, che finirà oggi, aveva come obbiettivo principale rendere “irreversibile” il processo di normalizzazione dei rapporti politici ed economici tra i due paesi, iniziato dal 2014. È stato quindi un viaggio cordiale e un-messaggio-di-amicizia, ma come ha spiegato Politico Obama ne ha approfittato per tendere una piccola trappola a Raul Castro durante una conferenza stampa tenuta nel Palazzo della Rivoluzione: di fatto Obama ha costretto Castro a rispondere pubblicamente – probabilmente per la prima volta – a domande sulle violazioni dei diritti umani a Cuba e sui suoi prigionieri politici.

Obama ha viaggiato accompagnato dalla sua famiglia e da una delegazione di senatori e membri del Congresso, ha incontrato diversi rappresentanti delle istituzioni cubane e ha avuto un incontro privato con Raul Castro, fratello di Fidel e attuale presidente di Cuba. Dopo l’incontro, come da consuetudine in questo genere di situazioni, Obama e Castro hanno tenuto una conferenza stampa davanti a giornalisti statunitensi e cubani; sembra su richiesta della delegazione statunitense, i due hanno risposto ad alcune domande dei giornalisti presenti. La prima domanda è stata fatta dal giornalista di CNN Jim Acosta, figlio di emigrati cubani negli Stati Uniti. Acosta ha fatto due domande, una in inglese per Obama e una in spagnolo per Castro: «Perché ha prigionieri politici? E perché non li libera?».

Racconta Politico che durante la risposta di Obama, Castro, apparentemente innervosito, ha cominciato a parlare sul palco con un suo assistente e ha continuato a farlo anche quando Obama aveva finito la sua risposta e gli stava cedendo la parola. A questo punto c’è stato il primo momento di imbarazzo della conferenza stampa. Obama si è sporto verso Castro, che continuava a parlare con il suo assistente, e gli ha detto «Prego» e poi, in modo più severo e per richiamarlo, «Scusa!», girandosi poi verso i giornalisti e facendo l’occhiolino prendendo in giro l’atteggiamento di Castro.

Castro a quel punto ha fatto un po’ il finto tonto, farfugliando qualcosa e dicendo confusamente che non aveva capito se la domanda era per lui o per Obama. Obama gli ha spiegato che la seconda domanda di Acosta era diretta a lui e Castro ha chiesto al giornalista di ripeterla, toccando le cuffie del traduttore in modo da suggerire che non stessero funzionando a dovere (anche se Acosta parlava in spagnolo). Poi Castro ha finalmente risposto, dicendo in tono brusco che se Acosta gli avesse dato una lista coi nomi dei prigionieri politici a Cuba sarebbero stati liberati entro sera: Cuba non ha mai ammesso di avere prigionieri politici e Castro ha insistito su questa cosa. Obama sorrideva, ha raccontato Politico.

Poi è stato il turno di un giornalista di Cuba, che ha fatto a Castro una generica domanda sulle relazioni tra Cuba e Stati Uniti. Castro ha abbozzato una vaga risposta di circostanza prima di interrompersi e dicendo che c’erano troppe domande per lui e che le domande avrebbero dovuto essere per Obama, che ha ripreso sorridente la parola e ha risposto alla domanda. A quel punto Obama ha detto che avrebbe preso un’ultima domanda e ha dato la parola ad Andrea Mitchell, giornalista di NBC. Mitchell ha chiesto a Obama quando sarà eliminato l’embargo a Cuba e ha poi fatto una domanda a Castro sulle violazioni dei diritti umani a Cuba. Obama ha risposto brevemente alla sua domanda e poi ha chiesto a Castro di rispondere alla domanda di «una delle più importanti giornaliste statunitensi», anche se inizialmente aveva accettato di rispondere a una sola domanda durante la conferenza stampa.

Castro ha reagito buffamente: si è strofinato le mani come un personaggio di un cartone animato, poi ha ripetuto alcune volte il nome della giornalista (“Andrea, Andrea”), poi ha spiegato che erano in ritardo rispetto al programma della giornata, ha detto qualcosa riguardo al fatto che i giornalisti se non li fermi continuano a fare domande e infine, dopo aver parlato con qualcuno nel pubblico, ha spiegato che le violazioni dei diritti umani esistono in tutti i paesi del mondo e, facendo chiaramente riferimento agli Stati Uniti, ha spiegato che a Cuba sono considerati diritti umani la sanità, l’istruzione e l’equiparazione degli stipendi tra uomini e donne. Poi, dopo aver detto che la conferenza stampa era finita, è tornato con tono piuttosto acceso a rispondere alla domanda sui prigionieri politici, dicendo che era stata scorretta e ripetendo la storia della lista di nomi che avrebbe voluto ricevere.

Finita la conferenza stampa, i due presidenti si sono incontrati in mezzo al palco per stringersi la mano. Castro ha provato ad alzare in aria il braccio di Obama in un segno di vittoria, ma Obama non ha lasciato che lo facesse e ne è uscito un nuovo momento di imbarazzo: Obama con il braccio a mezz’aria e Castro che cerca di spingerlo verso l’alto.

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