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  • domenica 17 gennaio 2016

Cinque cose sul Burkina Faso

Il paese africano dove al Qaida ha ucciso 28 persone nell'attentato di sabato ha una lunga tradizione di tolleranza religiosa ma sta pagando l'instabilità del vicino Mali

Un poliziotto di fronte all'Hotel Splendid a Ouagadougou, dopo l'attentato (ISSOUF SANOGO/AFP/Getty Images)

Nella notte tra venerdì 15 e sabato 16 gennaio quattro persone armate hanno attacco lo Splendid Hotel di Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso. Nel corso dell’attacco sono morte 28 persone. Le forze speciali burkinabé e francesi sono riuscite a prendere il controllo dell’edificio e liberare gli ostaggi soltanto dopo ore di assedio e scontri a fuoco. Si tratta del primo attacco islamista significativo avvenuto in Burkina Faso, un paese dove la maggioranza degli abitanti è di religione musulmana ma che fino ad oggi era noto per la sua tolleranza e moderazione.

1. Dove siamo?
Il Burkina Faso ha circa 17 milioni di abitanti e una superficie di circa 275 mila chilometri quadrati, più o meno quanto il territorio italiano. È uno dei paesi più poveri del mondo: il 44,5 per cento della popolazione vive con meno di 1,25 dollari al giorno. È anche il 183esimo paese su 187 nell’Indice di sviluppo umano dell’ONU, un indice che tiene conto di una serie di fattori nell’ambito di istruzione, aspettative di vita e alimentazione.

2. L’Islam in Burkina Faso
Secondo l’ultimo sondaggio realizzato dal governo nel 2006, il 60 per cento degli abitanti del Burkina Faso è musulmano, il 23 per cento cristiano di varie confessioni e il restante segue religioni locali. Fino a poco tempo fa in Burkina Faso la violenza di matrice religiosa era quasi completamente assente. La pratica della religione musulmana e cristiana si è spesso mischiata con le pratiche locali, mentre i matrimoni misti rimangono piuttosto frequenti.

Nel 2014 un rapporto del dipartimento di Stato americano sulla libertà religiosa in Burkina Faso segnalava soltanto un paio di casi in cui si erano verificati attriti tra due comunità di fede diverse. Uno degli incidenti riguardava un capo villaggio musulmano che aveva cercato di cacciare un pastore protestante che aveva convertito due delle sue mogli. Le autorità locali erano intervenute, permettendo alle due parti di raggiungere un accordo.

3. Chi ha compiuto l’attacco?
Stando alle prime rivendicazioni, l’attacco è stato compiuto da al Mourabitoun, lo stesso gruppo che lo scorso novembre ha rivendicato l’attacco a un albergo di Bamako, la capitale del Mali. Al Mourabitoun è il gruppo jihadista guidato da Mokhtar Belmokhtar, un leader dato per morto diverse volte ma sempre ricomparso a capo dalla sua organizzazione. Tre anni fa, Belmokhtar aveva dichiarato la scissione del suo gruppo da al Qaida in Maghreb (AQIM), ma in seguito agli attacchi di novembre a Bamako ha annunciato di nuovo la sua affiliazione ad al Qaida.

4. Perché proprio il Burkina Faso
Il problema principale del Burkina Faso è il Mali, con cui confina. Il Mali è uno stato largamente desertico dove da anni gruppi di islamisti, alcuni dei quali affiliati ad AQIM, combattono contro il governo statale. Nel 2013 l’esercito della Francia – stato da cui il Mali si è reso indipendente nel 1960 – è intervenuto riconquistando gran parte dei territori che erano finiti sotto il controllo degli islamisti. Da allora però l’insurrezione islamista ha cambiato strategia: ha cominciato a compiere non tanto attacchi per conquistare territorio, quanto azioni usate dai più tradizionali movimenti terroristici.

Una seconda conseguenza dell’attacco francese è stato che moltissimi islamisti sono fuggiti dal Mali e si sono diretti sopratutto in Libia meridionale, dove l’assenza di un governo efficiente ha permesso loro di sopravvivere e riorganizzarsi. Negli ultimi tempi molti di questi miliziani sono ritornati in Mali per compiere attacchi come quello a Bamako dello scorso novembre. Dal Mali, il loro passaggio in Burkina Faso è stato aiutato dall’instabilità che si è sviluppata nel corso dell’ultimo anno.

5. Il colpo di stato
Nell’ottobre del 2014 lo storico presidente del Burkina Faso al potere da 27 anni, Blaise Compaore, è stato costretto a dimettersi per una serie di proteste e per le pressioni di alcune fazioni dell’esercito. Per un anno il Burkina Faso è rimasto nel caos, con vari colpi di stato e diverse fazioni militari che si sono alternate al potere. La sua instabilità, come spesso accade, ha favorito l’infiltrazione degli islamisti e ha reso il paese un obiettivo più vulnerabile agli attacchi terroristici.

Negli ultimi anni la strategia comune di molti gruppi terroristici islamisti è stata quella di concentrare gli attacchi su paesi divisi e instabili, con l’obiettivo di inasprire ulteriormente le tensioni e i conflitti, creando un ambiente nel quale sia più facile reclutare nuovi miliziani e occupare territori. Il Burkina Faso non sembra essere ancora un obiettivo facile per i gruppi terroristici. I rapporti interreligiosi rimangono in larga parte tolleranti e la situazione politica si sta via via normalizzando. Lo scorso 1 dicembre le prime elezioni libere degli ultimi 30 anni hanno portato all’elezione di Roch Marc Christian Kaboré, che ha promesso un cambiamento della politica in generale e nuove misure per contrastare la corruzione, la disoccupazione giovanile e per migliorare l’istruzione e il sistema sanitario. Le elezioni si sono svolte in un clima tranquillo e sono state considerate dagli osservatori internazionali libere e democratiche.

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