La vita dei tamil dopo la guerra

Viaggio fotografico tra chi vive nelle zone dei massacri in Sri Lanka, per raccontare la vita quotidiana e il desiderio di normalità

Andrea Kunkl è un fotografo freelance che si occupa soprattutto di reportage e fotografia documentaria. Per uno dei suoi ultimi progetti Kunkl ha viaggiato in moto per lo Sri Lanka, con l’idea di esplorare il paese e fotografare il paesaggio e le persone a quattro anni dalla fine della guerra civile combattuta tra il governo e le “Tigri per la Liberazione del Tamil Eelam”, meglio note come le Tigri Tamil.

Tra gli episodi centrali nella lunga storia del conflitto tra i Tamil e il governo centrale c’è la “Policy of Standardization” degli anni Settanta: una norma che unificava le diverse lingue sul territorio e che di fatto impedì alla comunità etnica dei Tamil di studiare nelle università e parlare nella propria lingua. In questi anni si costituì l’associazione delle “Tigri per la liberazione della patria Tamil” (LTTE), un’organizzazione secessionista tuttora considerata terroristica da 32 paesi.

Dopo decenni di attentati e di attività terroristiche – le Tigri Tamil tra le altre cose uccisero l’ex primo ministro indiano Rajiv Gandhi nel 1991 e il presidente dello Sri Lanka Ranasinghe Premadasa nel 1993 – nel 2009 una violentissima offensiva da parte del governo srilankese pose fine alla guerra civile, riconquistando la parte di territorio che era sotto il controllo di fatto delle Tigri. Il conflitto portò alla cattura di circa 11.000 Tigri e alla morte di diversi dirigenti dell’organizzazione, ma nelle ultime fasi morirono anche tantissimi civili: secondo un’indagine delle Nazioni Unite, 100.000 persone tra cui 40.000 di etnia tamil.

Nell’aprile di quest’anno l’ONU ha chiesto al governo dello Sri Lanka di aprire un’indagine sulle ultime fasi della guerra. In agosto Navi Pillay, alto commissario dell’ONU per i diritti umani, ha criticato duramente il governo del paese definendo lo stato di diritto “eroso”. Il 21 settembre il partito Tamil National Alliance (TNA), che rappresenta la minoranza induista e di lingua Tamil, ha vinto le elezioni provinciali nel nord del paese, le prime da 25 anni, ottenendo più dell’84 per cento dei voti.

La zona resta comunque presidiata dall’esercito, anche se il gruppo cerca una sorta di normalizzazione: mentre a numerosi oppositori viene impedita di fatto la libertà, molte terre vengono pignorate per far posto a resort turistici e ad attività economiche gestite più o meno direttamente dall’esercito. Diverse persone tamil vivono ancora in campi per rifugiati nella zona di Mullativu, dove ci furono violente guerriglie tra le due fazioni e dove esiste ancora il problema delle mine.

Kunkl ha seguito alcune persone di etnia tamil, per provare a capire come si vive in un campo profughi, cosa si pensa rispetto ai temi per cui si è combattuto, quali sono le speranze e i sogni di queste persone. Dal racconto, prima tappa in una serie di viaggi, emerge il desiderio di normalità – a volte anche con toni “occidentali” – delle nuove generazioni sopravvissute al conflitto.

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