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Perché in acqua vengono le pieghe sulle dita?

Perché in acqua vengono le pieghe sulle dita?

Dopo anni di dibattito, un gruppo di ricercatori ha forse trovato la risposta: c'entrano l'evoluzione e la possibilità di avere una presa migliore

9 gennaio 2013

Una recente ricerca scientifica potrebbe avere trovato una spiegazione al problema delle pieghine che vengono sulle dita quando stiamo a lungo a contatto con l’acqua, discussione scientifica non banale a cui nel corso degli anni sono stati dedicati numerosi studi e che potrebbe dare qualche utile indizio sul nostro processo evolutivo. I ricercatori della Newcastle University (Regno Unito) hanno pubblicato un loro studio sulla rivista scientifica Biology Letters della Royal Society, dove spiegano che le nostre mani hanno una presa migliore sugli oggetti bagnati, rispetto a quelli asciutti, quando sulle dita compaiono le piccole increspature dovute all’umidità.

Secondo i ricercatori, i nostri antenati avrebbero sviluppato con l’evoluzione questa caratteristica per cavarsela meglio in particolari contesti, come ambienti molto umidi e in prossimità dei corsi d’acqua. Per arrivare a questa conclusione, quelli della Newcastle University hanno condotto una serie di esperimenti, chiedendo a un gruppo di volontari di prendere alcune biglie immerse in una bacinella d’acqua con una mano e di farle passare attraverso una piccola fessura prima di depositarle con la seconda mano in un altro recipiente. I volontari con le rughe sulle dita, spiega Jonathan Amos di BBC, hanno solitamente completato l’incarico più facilmente e velocemente rispetto al gruppo di controllo con le dita senza increspature.

In un’altra serie di esperimenti, i ricercatori hanno anche appurato che un simile beneficio non si presenta nel caso in cui si spostino oggetti asciutti con le dita rese rugose dall’umidità. E, secondo loro, questo dimostra che il fenomeno torna utile per migliorare la nostra presa degli oggetti sott’acqua e quando abbiamo a che fare con superfici umide.

Precedenti ricerche avevano suggerito che le pieghe sulle dita fossero semplicemente dovute al fatto che la pelle immersa in acqua tende a gonfiarsi, ma questa ipotesi è stata smentita da altri studi. Le increspature temporanee, soprattutto sui polpastrelli, sono dovute alla costrizione dei vasi sanguigni quando la pelle entra in contatto con l’acqua. Si tratta di una risposta governata dal sistema nervoso e implica quindi una reazione attiva da parte del nostro organismo, cosa che ha indotto i ricercatori della Newcastle University a ipotizzare che ci sia un qualche retaggio evolutivo in gioco.

Tom Smulders, uno dei ricercatori del Centro di studi sul Comportamento e sull’evoluzione dell’Università, ha spiegato a BBC: “se il sistema nervoso controlla attivamente certi comportamenti in alcune circostanze e non in altre: sembra logico assumere che ci sia una specifica funzione [per le pieghe sulle dita] e che l’evoluzione l’abbia selezionata”.

Ora i ricercatori vogliono approfondire ulteriormente le loro conoscenze sulla faccenda, soprattutto su come fisicamente le pieghe sulla pelle migliorano la presa sugli oggetti bagnati. Vogliono anche estendere il loro studio per capire quanto sia diffuso il fenomeno nel regno animale, soprattutto tra i primati che hanno condiviso con noi parte del processo evolutivo. Se molte scimmie dovessero avere una caratteristica simile, dice Smulders, non si potrebbe escludere che le pieghe sulle dita in condizioni di alta umidità siano utili per avere una migliore presa durante gli spostamenti, tra rami e altra vegetazione. Se invece si dovesse rivelare una caratteristica unica degli esseri umani, allora le cose cambierebbero e la storia delle pieghe sulle dita potrebbe essere spiegata con il nostro progressivo passaggio alla raccolta e alla caccia, lungo i corsi d’acqua.

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  • lucac

    Finalmente so cosa rispondere a mio figlio quando mi chiede il perché della “pelle stropicciata”.

  • nerchiolus

    repost

  • http://twitter.com/frasantino Francesco Santini

    Ecco perché adoro fare sesso sotto la doccia, sopratutto da solo.

  • Fulvio Spada

    la potenza è nulla senza controllo

  • http://twitter.com/KbsFranz Francesco Schiavon

    Che dire… Pensavo semplicemente che bastava avere le amni umide per avere una presa migliore su oggetti molto lisci…
    Sapevo che la pelle, per mantenere correttamente le sue caratteristiche (è il più grande organo sensoriale che abbiamo…) avesse una specie di “grasso” protettivo che veniva “distrutto” quando la pelle stava abbondantemente in ammollo…
    In ogni caso basta provare: sentire le mani prima e dopo un ammollo di cinque minuti. Una eventuale migliore presa la si ha con le mani asciugate ma ancora umide (sempre per via della momentanea assenza della “pellicola” protettiva…).
    A me sembra uno studio un po’ balzano …

  • sagan

    Ho sempre pensato fosse dovuto all’osmosi.

  • http://twitter.com/fedegiustiniani Federico Giustiniani

    E’ uno studio interessante, ma saperlo non cambierà le nostre abitudini.

  • Anto92

    Nonostante l’anno sia appena iniziato hai vinto il premio per “Il commento più inutile del 2013″. Complimenti.

  • Anto92

    Se fosse vero per dimagrire basterebbe fare svariati cicli di ammollo,no?

  • gP

    soddisfatto/a?

  • alessandromeis

    “E l’evoluzione difficilmente avrebbe privilegiato qualcosa che non porta a vantaggi effettivi.” Ecco no, proprio no, cancellate sta castroneria. :)

  • sisma

    A me quello che fa un po’ strano è che quando ci sono articoli di questo genere si fa sempre un sacco di conclusione fra selezione naturale ed evoluzione stile pokemon. Io non ho grandi conoscenze, ma dal tono dell’articolo sembra che in alcuni esseri umani si sia deliberatamente sviluppata una certa capacità per migliorare la presa sugli oggetti umidi, quando comunque, che io sappia, al massimo una certa caratteristica è stata privilegiata nella selezione naturale perché portava vantaggi. Non capisco, quindi, l’affinità delle ricerche sul perché le mani diventino rugose (si gonfiano, perdono lo strato di grasso o quel che è) e sul perché sia una caratteristica che si è affermata nello sviluppo umano.

    È un po’ il classico caso degli animali che “si son fatti crescere il collo per mangiare le foglie in alto” e son diventati giraffe, che in realtà non si son fatti crescere nulla, semplicemente gli esemplari con il collo più lungo son sopravvissuti gli altri no…

  • Anto92

    Decisamente.

  • Max1965

    Scriverò ai brillanti ricercatori di Newcastle perché il quinto caffè delle dieci ha accelerato le mie capacità deduttive e fornito la risposta rivoluzionaria.
    Deriviamo tutti dai cinesi, coltivatori accaniti di riso e con le mani sempre in palude, scientificamente homo sinaiticus, e nel corso dei millenni abbiamo perso gli occhi a mandorla ma mantenuto i polpastrelli sensibili.
    Il che risponde anche all’annosa questione se sia nata prima la pastasciutta o il riso.
    Il riso. Eureka!

  • http://www.facebook.com/jim.bizzardone Jim Bizzardone

    Noi baskettari ci lecchiamo sempre le dita, consci degli studi newcastleiani

  • http://www.facebook.com/jim.bizzardone Jim Bizzardone

    personalmente non lo faccio mai, mi fa abbastanza schifo

  • akappa

    Giudichi uno studio scientifico “balzano” sulla base delle tue conoscenze per “sentito dire” e del tuo buonsenso?
    A posto.

  • akappa

    Hai presente come funziona l’evoluzione? In un contesto competitivo, chi presenta degli elementi vantaggiosi vengono selezionati dall’ambiente. Nel lungo periodo, la selezione dei geni porta ad una evoluzione “alla pokemon”. I ricercatori si sono quindi chiesto se le dita rugate potessero costituire un vantaggio in alcune circostanze. Semplice, no?

  • laila

    Ma a questi geni non è mai servito inumidirsi le dita per sfogliare un giornale o un libro?

  • Franco

    Probabilmente hanno visto “Il nome della rosa” o quell’altro film con James Coburn (di cui non ricordo il titolo).
    Ad ogni modo, adesso che glielo vadano a spiegare alle mamme sulle spiagge!

  • http://www.facebook.com/oloapbosso Paolo Bosso

    come non fare una beneamata mazza con la scienza. si chiama omeostasi, disidratazione.

  • Gianni Bianciardi

    Si direi proprio. Il resto mi sembra fuffa.