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I 200 punti "ingiustificati" dello spread italiano
— Economia

I 200 punti “ingiustificati” dello spread italiano

Nel suo nuovo rapporto il Fondo Monetario Internazionale sostiene che metà del famigerato spread non dipende dai "fondamentali" (e vediamo cosa sono)

16 luglio 2012

Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato oggi l’aggiornamento del “Fiscal monitor” dello scorso aprile, in cui si analizzano gli ultimi sviluppi della finanza pubblica degli stati europei. Nel rapporto, il Fondo Monetario Internazionale sostiene che dei 485 punti base di rendimento dei titoli di Stato a dieci anni che l’Italia paga in più rispetto alla Germania, – il famoso spread, il dato usato è quello di ieri – 200 non sono «giustificati dagli elementi di lungo termine del bilancio e dell’economia del paese». Ovvero, in sostanza, sono determinati da variabili indipendenti dalle condizioni strutturali dell’economia italiana.

(Cos’è lo spread)

Chi investe nelle obbligazioni italiane pensa di correre più rischi rispetto a un investimento in titoli tedeschi, per le più incerte prospettive delle finanze dell’Italia, e quindi vuole un rendimento più alto, che lo stato italiano è costretto a garantire. Questo rendimento, ieri a quota 485 punti, per l’FMI sarebbe causato dai dati negativi dell’economia italiana per poco più della metà. Il grafico del rapporto presentato dal Fondo monetario mostra che la cifra non è del tutto «giustificata» dai cosiddetti “fondamentali”. Con l’analisi dei fondamentali, alcuni dei principali dati macroeconomici del nostro paese, si prevedono le tendenze dell’economia.

Il PIL
Il prodotto interno lordo (PIL) è un indicatore del valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di un paese. I dati sul PIL sono pubblicati su base trimestrale e rappresentano un indicatore della forza dell’attività economica di un paese.

Il debito pubblico
Il debito pubblico è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti, individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito nei suoi confronti tramite l’acquisto di obbligazioni o titoli di stato (BOT, BTP, CCT). Tali obbligazioni servono per coprire il disavanzo del fabbisogno finanziario dello Stato, cioè coprire l’eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato.

Il deficit pubblico
Il deficit o disavanzo pubblico è l’ammontare della spesa dello Stato non coperta dalle entrate. Preso come termine un determinato periodo, le uscite dello Stato superano le entrate.

Tasso di disoccupazione
Il tasso di disoccupazione misura la percentuale della forza lavoro che non riesce a trovare un impiego ed è calcolato tramite il rapporto fra le persone in cerca di occupazione e il totale della forza lavoro nazionale, ovvero occupati e disoccupati.

Tasso di occupazione
Il tasso di occupazione misura la percentuale della popolazione che ha un’occupazione ed è calcolato tramite il rapporto fra il numero degli occupati (chi ha un lavoro) al totale della popolazione.

La bilancia commerciale
Il saldo commerciale è rappresentato dalla differenza tra il valore complessivo delle esportazioni e quello delle importazioni di merci di una nazione. Un saldo commerciale positivo, o surplus, si verifica quando le esportazioni di un paese superano le importazioni; si ha invece un saldo commerciale negativo, o deficit, se i beni importati sono superiori ai beni esportati.

La produzione industriale
L’indice della produzione industriale misura la variazione nel tempo del volume fisico della produzione dell’industria di un paese, con esclusione delle costruzioni. Si tratta di una rilevazione statistica tra le imprese che misura il volume dei beni che fanno parte di un elenco rappresentativo.

L’indice dei prezzi al consumo
L’indice dei prezzi al consumo è una misura dell’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo considera il livello medio dei prezzi di un elenco determinato di beni e servizi acquistati abitualmente dai consumatori.

L’indice dei prezzi alla produzione
L’indice dei prezzi alla produzione misura la variazione mensile dei prezzi all’ingrosso ed è suddiviso per prodotti di base, settore industriale e fase di produzione. L’indice dei prezzi alla produzione è un importante indicatore dell’inflazione, in quanto permette di misurare le variazioni dei prezzi nel settore manifatturiero.

L’indice dei beni durevoli
Gli ordini dei beni durevoli sono una misura dei nuovi ordini ricevuti dai fabbricanti nazionali per la consegna immediata e futura di beni durevoli prodotti in fabbrica. I cambiamenti in percentuale su base mensile riflettono il tasso di variazione di questi ordini. L’aumento degli ordini di beni durevoli è associato a una più intensa attività economica.

Nella sua prima intervista da Ministro dell’Economia, Vittorio Grilli aveva detto domenica che «i mercati non riconoscono ancora la bontà degli sforzi compiuti dal nostro Paese per mettere i conti in ordine, nessun Paese ha fatto tanto in così poco tempo». Nell’aggiornamento del Fiscal monitor pubblicato oggi, il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che nel 2013 l’Italia farà ancora meglio del pareggio di bilancio, cioè che le spese dello Stato nel corso dell’anno (compreso il pagamento degli interessi sul debito) saranno minori delle entrate. Il pareggio di bilancio si ha invece quando il deficit pubblico è pari a zero, cioè le spese sostenute dallo Stato nel corso di un anno (compreso il pagamento degli interessi sul debito) sono uguali alle entrate.

Secondo il rapporto, l’Italia avrà un piccolo avanzo strutturale nel 2013 dello 0,7% del Pil, cioè il differenziale dei conti pubblici, senza il calcolo del pagamento degli interessi sul debito, nonostante un’economia che segnerà quest’anno un -1,9% del Pil e un -0,3% nel 2013.  Il rapporto debito/Pil previsto è del 125,8% nel 2012 e del 126,4% nel 2013. Le stime prevedono un aumento di due punti percentuali rispetto al mese di aprile dovuto in gran parte alla quota pagata dall’Italia ai fondi di garanzia europei Efsf (European financial stability facility) ed Esm (European stability mechanism).

Foto: Christne Lagarde, direttore generale dell’Fmi (AP Photo/Itsuo Inouye)

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  • pablo72

    “[..] 200 non sono «giustificati dagli elementi di lungo termine del bilancio e dell’economia del paese». Ovvero, in sostanza, sono determinati da variabili indipendenti dalle condizioni strutturali dell’economia italiana.”

    Wow che perifrasi pur di non nominarlo. Indovinello: quale sarà mai questa causa misteriosa? É una parola di quattro lettere ed inizia per “e”. Che sarà mai?

  • piti

    E intanto adesso ci sottraggono un po’ di festività, in nome di una entità incontrollata come lo spread. Chissà come mai, ma lo spread va sempre a finire contro i poveri cristi.

  • Eno

    Il titolo porta a pensare a un approfondimento su questi 200 punti “oscuri”.
    E invece è un breviario su quelli “chiari”.
    Utile comunque, ma peccato.

  • anita81

    Se fosse quello che dice Pablo, varrebbe anche per altri paesi dell’area euro. Io credo sia più una questione di credibilità, e il fatto che la nostra politica non abbia approfittato della “pausa di riflessione” offerta dal governo Monti per fare dei sani e decisivi cambiamenti è un’occasione persa, gettata dalla finestra (di opportunità) che si era aperta, specie per la sinistra. Alle elezioni del 2013 un redivivo Berlusconi sfiderà un PD ancora confuso, indeciso se essere un partito socialdemocratico moderno, una democrazia cristiana bis o la succursale politica della CGIL. L’unica novità vera (anche se era evidente già un anno fa) forse è la mina vagante Grillo che rischia di fare man bassa di voti con il suo populismo anticasta, il che comunque giustificherebbe l’outlook economico negativo.

  • ro55ma

    Magari il problema fosse il rischio che Grillo faccia manbassa nel 2013.
    Stanno saltando tutte le ultime barriere (banche italiane comprese…); di questo passo (e con buona pace delle festività dei poveri cristi di PITI…) non basteranno le pezze al c***o e le imprecazioni contro i finanzieri cattivi, saranno ceffoni veri e pesanti per tutti.
    Anche se qualcuno lo sogna, non si possono obbligare “i mercati” a prestarci soldi e per ripagarlo da soli (almeno per tanti mesi..) dobbiamo smettere di farne di ulteriore e recuperare soldi che attualmente buttiamo (nelle tasche di tanti italiani).

  • John Doe

    Buttate un occhio allo spread francese, considerando che Holland ha appena ridotto l’età pensionistica, bestemmia!! Ha preso lo spread a 85 – 90 e non si è mai mosso, come mai?
    Se hai un paese strutturalmente solido, ben organizzato dal punto di vista dell’amministrazione e con una ragionevole continuità nelle politiche commerciali, sopratutto con l’estero….puoi fare il cavolo che vuoi. E non si citi il debito pubblico altrimenti c’è il giappone.
    Anche se sei in italia puoi fare quello che vuoi e, come in francia, non cambia nulla. Per i motivi opposti.

  • pablo72

    @ENO L’Ho trovato anche io abbastanza curioso, ma come dire, non si parla di corda a casa dell’impiccato.

    @ANITA81 Non è una possibilità, ma una certezza. E’ stato spiegato in maniera molto chiara da moltissimi economisti. Paul de Grauwe, ad esempio, dice chiaramente: “[..] In a nutshell the difference in the nature of sovereign debt between members and non-members of a monetary union boils down to the following. Members of a monetary union issue debt in a currency over which they have no control. It follows that financial markets acquire the power to force default on these countries. This is not the case in countries that are no part of a monetary union, and have kept control over the currency in which they issue debt. These countries cannot easily be forced into default by financial markets.”

    Ma sono innumerevoli che concordano su questa tesi tra cui: Martin Wolf sul FT http://goo.gl/h7zTK, Krugman http://goo.gl/9j6t4, e ancora Randal Wray http://goo.gl/vAqPN, ma anche Bagnai http://goo.gl/naozq

    Insomma la storia della credibilità è semplicemente una favoletta che usano i politici per non assumersi le proprie responsabilità e imporre misure impopolare.