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Come mai Adele fa piangere

Come mai Adele fa piangere

Uno studio spiega perché Someone Like You spinge infallibilmente alla commozione

15 febbraio 2012

Nello straordinario successo ottenuto dall’ultimo disco di Adele, cantante inglese di gran voce e particolare fascino e culminato nelle vittorie dei Grammys di domenica, è stato molto notato che Someone Like You, una canzone romantica del disco, tende infallibilmente a far piangere. L’ha scritta la stessa Adele con Dan Wilson, e parla di una storia d’amore conclusa: lui si è sposato con un’altra e si è lasciato il passato alle spalle, lei è rimasta aggrappata ai ricordi e, nonostante gli auguri ogni bene, è convinta che non riuscirà mai a superare i sentimenti che ancora prova.

A parte il testo malinconico e in cui molte storie possono riconoscersi, pare che ci sia una regola precisa nella costruzione delle canzoni strappalacrime, seguita alla lettera durante la composizione di Someone Like You e accentuata dall’interpretazione di Adele. Alcune ricerche hanno scoperto che alcune caratteristiche della musica possono provocare forti emozioni nelle persone, e studiando i passaggi della canzone durante i quali gli ascoltatori dimostravano le reazioni più forti hanno elaborato una teoria, raccontata dal Wall Street Journal.

Vent’anni fa lo psicologo inglese John Sloboda condusse un semplice esperimento. Chiese a degli esperti di musica di elencare passaggi di canzoni che notoriamente provocavano reazioni fisiche nell’ascoltatore, come lacrime o pelle d’oca. I partecipanti identificarono venti passaggi che portavano al pianto, e quando Sloboda ne analizzò le proprietà vide emergere una caratteristica comune: 18 di questi contenevano un espediente musicale chiamato “appoggiatura.”

L’appoggiatura è un tipo di ornamento formato da una nota (indicata in dimensioni ridotte rispetto alle altre) che, anteposta a un’altra nota o ad un accordo, toglie un valore alla nota successiva, creando una dissonanza che genera tensione nell’ascoltatore e la risolve con il ritorno al suono originale. La presenza di molte appoggiature vicine genera un ciclo di tensione e rilascio che, alla fine, provoca la reazione emotiva.

Someone Like You, che Adele ha scritto con Dan Wilson, è spolverata di note ornamentali simili alle appoggiature. Inoltre, durante il ritornello, Adele modula lievemente la sua tonalità alla fine delle note lunghe fino al momento in cui l’accompagnamento passa alla nuova armonia, creando delle piccole montagne russe di tensione e rilascio, spiega Martin Guhn, uno psicologo dell’Università della British Columbia che ha partecipato alla stesura di uno studio sull’argomento.

Guhn, insieme al collega Marcel Zentner, ha studiato alcuni brani musicali che causano reazioni come brividi o pelle d’oca riproducendole per un gruppo di ascoltatori di cui ha monitorato le reazioni fisiologiche come il battito cardiaco e la sudorazione.

I passaggi che davano i brividi agli ascoltatori, scoprirono, condividevano almeno quattro caratteristiche. Iniziavano in modo sommesso diventando più forti all’improvviso. Includevano il brusco ingresso di una nuova “voce”, come un nuovo strumento o un’armonia. Spesso comportavano un’espansione delle frequenze suonate. [...] Infine, tutti i passaggi contenevano inaspettate deviazioni nella melodia o nell’armonia. Riassumendo, la musica ci fa rabbrividire quando include sorprese nel volume, nel timbro e nel tessuto armonico.

La canzone di Adele è un esempio perfetto di tutti questi elementi: comincia sommessa e ripetitiva, melodia e testo collaborano nel creare un’atmosfera malinconica e ovattata.

All’introduzione del ritornello, la voce di Adele salta di un’ottava e il volume è in crescendo, mentre il testo diventa più drammatico e intenso.

«Quando la musica esce dall’andamento previsto – continua il Wall Street Journal – il nostro sistema nervoso, già molto coinvolto, si allerta; aumenta il battito cardiaco e cominciamo a sudare.»

La musica che suscita forti emozioni, secondo uno studio condotto da un team di neuroscienziati alla McGill University, rilascia dopamine nell’area del cervello con cui percepiamo il piacere, un po’ come il cibo, le droghe o il sesso. Siamo quindi portati a ripetere l’esperienza: più emozioni ci suscita una canzone, siano queste felici o tristi, più desideriamo ascoltarla. Per questo Someone Like You è una canzone così popolare.

È così noto il potere della canzone di far piangere chiunque che il Saturday Night Live gli ha dedicato uno sketch.

foto: Kevin Winter/Getty Images
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32 Commenti

  1. lucasfernandes

    Quello che dice l’articolo è assolutamente vero, io che è da un po’ di mesi che studio teoria e armonia musicale avanzata mi sono accorto che molti artisti pop/commerciali (nel senso che il loro scopo più che altro è farsi sentire non il “genere” commerciale di per sè) non fanno altro che adattare il significato che vogliono dare alla canzone cambiando modo/scale/intervalli in pratica facendo diventare l’atto compositivo un esercizio di matematica.

  2. Signor D

    Se queste sono diventati i picchi di qualità del Post…
    Chissà, dopo avere fatto approdare una ventina di lettori al Post quando lo apprezzavo, quanti gliene porto via, ora che è quello che è.

    D

  3. atletico87

    Mah, io l’articolo l’avevo letto sul WSJ e sinceramente l’ho trovato poco convincente e un po’ stiracchiato.
    Insomma, è vero quello che dice @fafner, dovremmo piangere anche per i Gemelli Diversi e per un sacco di altri gruppi, aggiungo io.
    Quello che non capisco, però, sono i commenti su Adele e sulla sua canzone che fa schifo, che è una boiata ecc.
    Non era questo il senso dell’articolo, no?

  4. sarkogass

    Baricco in una vecchia puntata di Totem parlava della “cadenza d’inganno”. Appoggio, cadenza o cadenza d’inganno, chissà che non sia la stessa cosa. Non saprei, non sono musicista. È un modo di conoscere la musica. Forse è solo una leggenda…e come tutte le leggende magari nasconde un fondo di verità.
    http://www.youtube.com/watch?v=dvF0FDdUssY

  5. zooei

    @atletico87: beh, se un articolo ti spiega scientificamente perché una canzone fa piangere, tu, per curiosità e/o spirito investigativo, l’ascolti –peraltro esponendoti al rischio di rovinarti il resto della giornata per la tristezza incombente– beh, non sei così fuori tema se osservi di fronte alla platea di lettori che tu il fenomeno descritto e dissezionato nell’articolo non l’hai osservato…
    Io devo dire che, davvero, la struttura, l’andamento, la melodia (non ho il vocabolario giusto, chiedo perdono) non mi hanno toccato neanche un po’. Sono più dalla parte di chi notava che un testo struggente porta ad una certa immedesimazione e commozione. Almeno in questo brano.

  6. Con Adele no, ma sicuramente mi sono venuti alla mente parecchi pezzi in cui l’introduzione di una nuove voce/strumento, a volume molto più alto del tappeto musicale preparato, mi da venire i brividi. Penso a miles davis, per dirne uno..

  7. bianca

    @Signor D pensi quanto ne sentiremo la mancanza!

  8. zuniele

    Aiuto,il Signor D e i suoi amici se ne vanno!Come faremo a sopravvivere?

    L’articolo è interessante e mette in luce come anche in ambito pop ci sia un ragionamento dietro la composizione di canzoni.C’è da capire se qualcuno ne abusa conoscendo l’effetto che provoca nell’ascoltatore.
    Personalmente mi ha sempre affascinato la scientificità di un’arte come la musica.

  9. Da musicista (fallito) dichiaro solennemente che è tutta fuffa. Fuffa cosmica. Nella musica pop e rock l’emozione la porta la voce e l’nterpretazione del cantante e dipende tutto da lui. A me commuove ‘Hurt’ di Trent Reznor ma anche la versione di di Johnny Cash. ‘Simple Man’ dei LS è carina, ma nella cover acustica degli Shinedown l’interpretazione e la voce Brett Smith fa venire la pelle d’oca. Mi spiace, ma la forza dell’arte è ancora tutta lì: nell’unicità del genio umano.

  10. tassokan

    Caro low resolution , sai cosa ti dico , , sarebbe immensa una cover di Hurt fatta dagli Shinedown, però non possiamo paragonare hurt di cash con la cover di Reznor, non ci siamo neanche vicini.
    Anche Hurt , tanto per fare un esempio , è abbastanza “appoggiata”, l’unica pecca è la voce di Cash che era un filino debole, se la avesse cantata venti anni prima sarebbe stata perfetta.
    Cpsì mi piace, semplice e diretta.

  11. cecicorr

    Lacrime per la musica=collegamento libero da vincoli razionali tra le sensazioni uditive e il vissuto (triste o commovente che sia).
    Quando ho sentito questo pezzo per la prima volta mi sono chiesta: ma chi diavolo può essere che maltratta così le mie orecchie? Ma chi manda in onda ‘sta roba?
    L’ho trovata molto cacofonica e banale, e mi sono fatta domande RAZIONALI sul perché potessero propinarmi un pezzo del genere da una radio (chi paga chi, la qualità della musica commerciale, ecc).
    Perciò ho perso per sempre la possibilità di farmene commuovere, perché ci ho RAGIONATO SOPRA.
    Credo che appoggiature a parte, serva anche questo: l’abbandono all’esperienza musicale.
    A me fa piangere Mad World di Gary Jules, fa te.

  12. dbok

    comunque in seguito alla diffusione di questo post, i miei colleghi, tuttora, non canticchiano altro…

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