Wislawa Szymborska, quel giorno

Una delle tante date
che non mi dicono più nulla.

Dove sono andata quel giorno,
che cosa ho fatto  non lo so.

Se lì vicino fosse stato commesso un delitto
non avrei un alibi.

Il sole sfolgorò e si spense
senza che ci facessi caso.
La terra ruotò
E non ne presi nota.

Mi sarebbe più lieve pensare
di essere morta per poco,
piuttosto che ammettere di non ricordare nulla
benché sia vissuta senza interruzioni.

Non ero un fantasma, dopotutto,
respiravo, mangiavo,
si sentiva
il rumore dei miei passi,
e le impronte delle mie dita
dovevano restare sulle maniglie.

Lo specchio rifletteva la mia immagine.
Indossavo qualcosa d’un qualche colore.
Certamente più d’uno mi vide,

Forse quel giorno
Trovai una cosa andata perduta.
Forse ne persi una trovata poi.

Ero colma di emozioni e impressioni.
Adesso tutto questo è come
tanti puntini tra parentesi.

Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata
niente male come scherzetto
perdermi di vista così.

Scuoto la mia memoria
forse tra i suoi rami qualcosa
addormentato da anni
si leverà con un frullo.

Wislawa Szymborska, ”Il 16 maggio 1973″ (in “La fine e l’inizio”, a cura di Pietro Marchesani, Libri Scheiwiller). La poetessa premio Nobel nel 1996 per la letteratura, era nata nel 1923 a Kornik, cittadina polacca vicino a Poznan ed è morta il primo febbraio 2012.

  • Marco Brusamolino

    Google.pl c’ha fatto il doodle oggi.