Squadra che vince non si cambia, Sofia Coppola, dopo il flop di Maria Antonietta torna al cinema da camera (d’albergo) sulla solitudine e l’alienazione (non antonioniana!) e torna a presentarlo a Venezia come fu con Lost In Translation. E Somewhere davvero riprende quelle fila ma senza la stanchezza di chi ripete la formula che aveva vinto, bensì con la convinzione di chi torna a casa per fare un film personale.
Somewhere racconta di un attore, probabilmente famoso da poco — «con Sofia avevamo stabilito che doveva essere una cosa recente, come se fosse esploso da due o tre anni” ha detto l’attore che lo interpreta Stephen Dorff» — il quale conduce una vita assurda, sballottato tra un hotel pazzesco e l’altro, pieno di donne che ad ogni angolo gli si concedono ma tagliato fuori da relazioni umane vere. Durante il tour promozionale del suo ultimo la moglie divorziata gli lascia la figlia di 13 anni circa che, si intuisce, vede poco.
A questo punto il film è iniziato da soli 20 minuti e non succederà altro. Ovvero la trama bene o male non riserva altre svolte (escludendo il finale che non racconterò) ma solo il racconto della una solitudine e di come questa contrasti con il rapporto con la figlia, accompagnata dalla ricerca di quel somewhere del titolo in diretta contrapposizione con i mille nowhere in cui vivono. Infatti sono i mille non-luoghi che il protagonista si trova a frequentare (tra cui anche la serata dei Telegatti) e le persone che incontra solo per motivi economici o sessuali, a proiettarlo in una dimensione fuori dal tempo e dal senso. Per raccontare tutto questo (la solitudine, lo stare fuori dal tempo, il contrasto con la figlia e la vita fuori da tutto) e renderne davvero l’idea e i sentimenti ad essa legati, Sofia Coppola ritiene necessario prendersi tutto il film. E alla fine ci riesce. E come!
Anche stavolta lo spunto, non nascosto, è autobiografico. La Coppola è cresciuta negli hotel (che invece di odiare adora) seguendo il padre o il fratello; non l’ha detto ma probabilmente, come la bambina del film (la bravissima Elle Fanning, sorella di quell’altro mostro prodigio che è Dakota Fanning), anche lei non si stupiva al mattino di avere nella suite ragazze che non aveva visto la sera prima. Francis pare averla presa bene. «A mio padre il film è piaciuto, lui ci incoraggia sempre a perseguire progetti personali e fare quanti più film possiamo» ha detto la regista, e del resto dopo che in Tetro anche lui non aveva trattato bene il suo di padre non è che avesse molta scelta.
Capitolo a parte le scene italiane. Come si vede anche nel trailer Sofia Coppola si sofferma sul mondo dello spettacolo nostrano dipingendolo come è prevedibile che lo veda uno straniero. Simona Ventura e Nino Frassica (la donna attempata, piacente e tutta in tiro con il comico), le ballerine dei Telegatti (a cui da bambina era venuta veramente, accompagnando il padre), lo show pacchiano e poi Giorgia Surina, la veejay alla moda completamente vuota e sempre festante, tutto prevedibile, tutto vero ma anche tutto molto acuto.
La cosa che sorprende è che il ritratto non è generico ma molto preciso: sono rappresentate con minuzia le mille piccole ridicolaggini del nostro sistema-spettacolo (diverso da quello americano «che è comunque ridicolo» ha precisato la Coppola). Non ha insomma sparato a caso e nel mucchio ma con precisione chirurgica e, sebbene fossi preparato e mi vanti di non farmi impressionare da queste cose, un po’ mi ha fatto male.




La donna attempata con il comico sarebbe Simona Ventura?
Ma quanti anni hai Gabriele Niola?
Guli, mi sa che ci tocca rassegnarci. La Ventura è attempata
Se la Ventura è attempata Frassica è da residenza sanitaria assistenziale, nello specifico da casa di riposo per anziani.
La Ventura ha l’età di Luca Sofri, e faccio fatica a chiamare Luca Sofri attempato. Però se avessi 18 anni è vero, mi sembrerebbero proprio attempati.
E sono poi considerazioni off topic, quindi chiudo.
gull,dispiace dirlo,ma la donna nello spettacolo dopo i 30 è attempata.punto.Senza discussione.
Poi la vita reale è un’altra cosa,d’accordo.
In questo caso era più corretto una presentatrice con il comico attempato.
Sartana, è vero, la Bellucci del calendario del 1999 – 35 anni – era attempata, avrebbe dovuto lasciar perdere.
Guli, è solo una questione di definizioni. Se diciao milf al posto di attempata torna tutto nella normalità
Questa critica non è degna del Post: non si capisce perchè è piaciuto questo film, l’illazione su Francis che si portava le ragazze in camera è degna di Novella2000, (“non l’ha detto ma probabilmente”…!!), l’attenzione è rivolta alla parentesi italiana già ampiamente inflazionata per far parlare del film…
Un commento sulla musica? (fondamentale nei film di Sofia).
Mah!
Sono tornato oggi da Venezia. Uno dei motivi per cui ero andato era proprio la presenza di Somewhere. Io l’ho trovato impalpabile. Per quanto mi siano piaciuti gli altri film di Sofia Coppola, questo l’ho trovato debolissimo sotto sotto il profilo della sceneggiatura. Qualche bella ripresa dei soliti nonluoghi non basta.
Cmq anche per me la Ventura è attempata, anche se ha solo 10 anni in più di me.
Da senior posso dire: gallina vecchia fa buon brodo. Ma questo ha un retrogusto di silicone.
per piacere lo scrivete un articolo su quanto sia noioso e vuoto questo film? Non bastano i vestitini indie e la colonna sonora a rendere almeno piacevole un film. Nei momenti di silenzio il cinema era in rivolta…”CHE NOIA”…ci tenevamo tutti a condividere lo sconforto.
Direi che è la versione noiosissima del tv show Californication, sceneggiatura da cani, e io amo Lost in translation eh, ma non osate minimamente paragonarlo a quel film…se così si può chiamare. Oggi pensavo che persino un film di Moccia mi avrebbe reso la visione più gradevole. Sarà che Sofia si è data troppo al mondo delle pubblicità ma accorciato di molto potrebbe essere lo spot per una Ferrari. Complimentoni a chi ha montato il teaser, ha fatto un ottimo lavoro!
Un film che per rappresentare la noia ti fa annoiare, com’è postmoderno. Ma poi, sul serio, non aveva già dato con Lost In Translation.
Comunque io mica c’ero, ma mi fido.
La più bella recensione che ho letto è quella di Francesco Cusa e mi sono così divertito che quasi quasi vado a vedermelo questo film:
somewhere
Regia: Sofia Coppola Con: Chris Pontius – Elle Fanning – Stephen Dorff Anno: 2010
Ma parliamo del film di questa stronza, figlia di papà, di Sofia Coppola (a proposito voto 0). Già la detestavo prima con quel suo insopportabile “Lost in Translation” figuriamoci dopo questo calvario.
Ma spiegatemi una cosa: ma perché questa piace alle “femmine”?
“Dai andiamo a vedere il film della Coppola…su yè”.
Io spesso vado da solo, perché mi piace la masturbazione visiva, ma questa sera mi ero deciso ad un giro di telefonate presso amiche e conoscenti.
IO: “Ciao andiamo al cinema?”
RISPOSTE: “sì il film della Coppola”/”è uscito il film di Sofia Coppola!!!”/”Somewhere?”/”Non ho voglia di uscire, ma al limite se vai a vedere il film della Coppola…forse”./ “daidaidai! sììì! andiamo a vedere il film della Sofia Coppola!”/”no…piove…vediamo..aspetta guardo sul giornale…mah..al limite questo della Coppola”…
E andiamo a vedere ‘sto cazzo di film della Coppola, che per me che aspetto “The Horde”, è come andare alla Messa di domenica sera con frate Batacchio che aspetta per farmi la festa del chierichetto.
Scelgo un’amica a caso dal mazzo di carte “Playgirls” (in realtà quella dell’ultima risposta) ed eccomi all’Ariston (“mi” e non “ci” perchè già da principio mi volevo discostare da tutto questo pathos d’attesa)
C’è attesa…lo si sente…le donne sono come..eccitate.
Comincia ‘sta pastina col dado, manco semini…cerchietti, cerchietti col dado knorr…
Ecco, te pareva…Abbiamo il dramma depressivo di un noto attore hollywodiano…ci mancava, ci mancava…
Inquadrature di sguincio, primi piani, camera che insiste e particolareggia.
Lo seguiamo con trepidazione: sta su l divano, fuma, beve una birra…si alza. Esce ed il mondo è pieno di strafiche che lo bramano. Poi torna. Dorme. Fuma. Si fa una doccia e sta con l’asciugamano che ricopre a stento il vello e il pube. Scopa e si addormenta. Feste. Party. Ghiaccio e whiskey. Ma lui non è felice. E’ depresso. Sta zitto non sa che dire. Allora prende la Ferrari e va in giro. Abbozza qualche approccio…torna in albergo.
Più o meno questo, salvo qualche particolare inutile, tipo il rapporto con la figlia che sembrerebbe ravvivare la depressione…
Lo definirei “minimalismo da sculacciare”. Del resto cosa potevo aspettarmi da una rapa? Il succo? Come pretendere un buon libro da Banana Yoshimoto..al limite uno Splitz (vabbé sto sbarellando…scusate…)
Ma brutta scimunita, io già detesto Wenders ed odio “Lo stato delle cose”…intendiamoci, detesto lui che è un signor regista, e qua mi arrivi arrivi tu, figlia di papà, prodotta da papà, e vieni a tediarmi con questa paccottiglia ammantata di “nouvelle vaga”???
Se non hai idee stai a casa, rigovernala, stira ed ammira, vai a giocare a bridge, manda il domestico a comprare delle mattonelle…ma non fare film, non sporcare… cazzo!
Per farvi capire, se alla Sofia commissionassero un film sul socialismo dell’Italia anni ’80, sulla Milano da bere, lei girerebbe due ore di Craxi sotto l’ulivo ad Hammamet che contempla il mare.
Ed il riferimento all’Italia – che va di moda, visto che ora uscirà “L’Americano” con Clooney, girato nel Belpaesello – c’è eccome! Ha avuto il coraggio, la Sofia, di fare denuncia politica con tanto di telegatto consegnato al nostro depresso! Con la Simona Ventura, Frassica e la Valeria Marini!!!! Cristo volevo morire!
L’unica goduria della serata è stato il vedere tutte quelle donne, amica mia compresa, uscire deluse.
“…mah…deludente…”/”ma a me piaceva così tanto la Coppola…”/boh? andiamo a mangiare la pizza?”
…imbarazzo insomma…
Tuttavia non riuscivo a godere pienamente di questo sacrosanto fallimento…qualcosa continuava a disturbarmi. Ero come irritato e lo sono tutt’ora. E’ a causa di quel ridicolo e patetico finale, che già subodoravo.
Sapevo che sarebbe finito così, con un “zac” sul nulla.
E questa cosa mi ha molto molto moltissimo indispettito.
Eh già, stavolta Sofia vi ha proprio deluso eh?
Ma vaff….
P.S. impressionante. Oggi ho ricevuto cinque altre telefonate da parte di mie amiche ignare, tutte come movente: “andiamo a vedere il film della Coppola?”.
Una mia amica illuminata giustamente chiosa: : “è normale che piaccia alle femmine come lo shopping piace alle femmine…in lei c’è solo una ragazza con le superga che ascolta i cure
con le spillette sul giubbottino”
ecco