L’omeopatia sotto accusa in Gran Bretagna

Gli omeopati britannici sono spesso accusati di fornire informazioni non comprovate scientificamente ai loro pazienti

Qualcuno valuta la possibilità di fare causa per dimostrare l'infondatezza delle dichiarazioni sull'efficacia dei trattamenti omeopatici

In Gran Bretagna è iniziata la “Settimana della Conoscenza dell’Omeopatia”, ma come spiega il dottor Edzard Ernst sul Guardian, dopo anni di dibattito buona parte della comunità scientifica sembra essere orientata verso un’unica sentenza: l’omeopatia non funziona. A una conclusione simile era già arrivato il Science and Technology Committee della Camera dei Comuni a inizio anno, con un articolato documento dove si stabiliva che i prodotti omeopatici non sono efficaci e non funzionano meglio di un placebo.

La documentazione del Comitato criticava anche l’operato degli omeopati, accusati di fornire ai loro pazienti informazioni fuorvianti e poco dettagliate sull’effettiva efficacia e utilità dei trattamenti da loro proposti. Bocciata l’omeopatia, i membri del Parlamento richiedevano anche al governo britannico di arrestare l’erogazione dei fondi per le cure omeopatiche all’interno del servizio sanitario nazionale (National Health Service – NHS). Alle parole del Comitato hanno fatto eco pochi mesi dopo le dichiarazioni della British Medical Association, che non ha esitato a definire l’omeopatia “stregoneria”, chiedendo l’interruzione dei finanziamenti per il suo utilizzo nelle strutture dell’NHS.

Un colpo di sfortuna? Non proprio. Le sorti dell’omeopatia hanno iniziato a sgretolarsi già da tempo. Le prove che suggeriscano che abbia effetti superiori a quelli del placebo sono diventate con il tempo sempre meno convincenti. Nel 2005, The Lancet aveva addirittura annunciato “la fine dell’omeopatia”. Come risultato, uno dei cinque centri ospedalieri per l’omeopatia creati dall’NHS ha dovuto chiudere.

Ernst segnala che le ultime ricerche contro l’omeopatia hanno indotto numerosi omeopati ad alzare il livello delle loro dichiarazioni per cercare di trattenere i pazienti. La Society of Homeopaths ha quasi messo da parte il proprio codice etico verso la fine del 2009 per preservare la propria immagine, pubblicando dichiarazioni sull’efficacia dei trattamenti omeopatici mai dimostrata con prove certe e su basi prettamente scientifiche. I responsabili dell’Associazione si sono scusati e si sono ripromessi di prendere provvedimenti nei confronti degli autori di quelle dichiarazioni, ma la cattiva abitudine di millantare risultati non verificabili non è stata abbandonata da molti omeopati.

Un precedente giudiziario potrebbe portare la vicenda nelle aule dei tribunali. Il divulgatore scientifico Simon Singh era stato denunciato per diffamazione dalla British Chiropratic Association (BCA) perché aveva dichiarato che l’associazione faceva circolare notizie false e non comprovate sull’efficacia dei trattamenti. Grazie all’aiuto di numerosi blogger e di altri detrattori, Singh era riuscito a raccogliere circa 600 casi di chiropratici non in regola, ottenendo infine il ritiro della causa da parte della BCA.

Dunque, anche se gli omeopati festeggiano la loro “settimana della conoscenza”, blogger e detrattori – entusiasmati dal successo ottenuto sul fronte chiropratici- potrebbero valutare una nuova azione legale contro le affermazioni non dimostrabili fatte in Gran Bretagna dagli omeopati. Questa potrebbe davvero essere la fine dell’omeopatia.

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