Il famoso scollamento

Questa settimana, da settori del centrodestra, sono intervenuti due provvedimenti che avrebbero meritato delle riflessioni leggermente più articolate, rispetto alla solita levata di scudi ideologica che si è udita da vari settori dell’opposizione. Il primo è il conferimento da parte della regione Lombardia di 250 euro al mese per un anno e mezzo ad ogni donna che decidesse di non interrompere la sua gravidanza, quando la decisione originale fosse stata mossa da ragioni economiche.

L’aspetto più criticabile della legge, secondo me, sta nel fatto che – da quel che mi è dato di capire – questo aiuto viene materialmente devoluto da strutture organizzate private gestite da gruppi cattolici antiabortisti. Tuttavia, la riterrei una buona politica se, al contrario, si trattasse di un aiuto veicolato con strumenti informativi in grado di raggiungere tutte le utenti dei consultori pubblici e convenzionati, e naturalmente disponibile a tutte le donne. Criticare questa misura come “elemosina” significa fare del benaltrismo, significa rifiutarsi di confrontarsi con la realtà. Nell’aprile del 2008 una giovane disperata scrisse a Napolitano di una vita di precarietà e della sua decisione di abortire per l’impossibilità materiale di poter offrire a suo figlio un futuro di ragionevole dignità. Quella lettera mosse la nazione per il consueto quarto d’ora e cadde poi nell’oblio (qui alcune riflessioni di allora). La legge di Formigoni non risolverà tutti i problemi, ma probabilmente aiuterà un numero non indifferente di giovani coppie o donne single. Qualcuno fingerà di voler abortire per ricevere i 250 euro al mese? Dubito che allora si tratterà di una persone non bisognosa. Bisogna fare di più? Certo, ma che c’entra?
Il secondo provvedimento riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile per le dipendenti pubbliche. Una sentenza della corte europea impone che raggiunga i 65 anni, essendo parificata a quella degli uomini, il governo vuole, anzi deve, accelerare i tempi. La reazione è stata la sdegnata opposizione da parte di chi si considera essere femminista, e l’invocazione sindacale al gradualismo. Ormai sappiamo che quando i sindacati chiedono interventi “graduali” intendono dire in realtà “tutti a carico delle giovani generazioni”, e quindi non ci si stupisce. Sorprende leggermente di più la reazione pavloviana di chi non si rende conto che consentire alle donne di andare in pensione cinque anni prima degli uomini consente a questi ultimi di godere di una badante gratuita per gli anziani di famiglia, naturalmente anche perché la pensione usufruita in anticipo sarà di importo minore. Inoltre, davvero a 60 anni oggi una donna è da considerarsi anziana e non più abile al lavoro? È questo il messaggio che le contrarie all’innalzamento stanno indirettamente sostenendo, mi chiedo se se ne rendano conto.

Per l’Unità di oggi.