Pochi milioni

Sui contributi all’editoria giornalistica ero arrivato tempo fa alla conclusione che possano avere un senso in un mercato come il nostro in cui la qualità non è premiata dalla domanda e in cui la domanda non è educata alla qualità: ma anche che sia in generale che in particolare nel sistema italiano non siano attuabili meccanismi concreti di individuazione dei beneficiari che non conoscano più controindicazioni e abusi che benefici. Quindi meglio abolirli, che non mi pare diano frutti apprezzabili per quello che costano, alla prova dei fatti. Mi pareva anche di averlo scritto più estesamente, ma non trovo il link, forse mi sbaglio (forse mi sbaglio su tutto).

Ho qualche certezza in più però su due cose. Una l’ho scritta poco tempo fa, ed è che i giornali che ritengono che la loro disponibilità sia un arricchimento per i lettori e i cittadini e che questo arricchimento debba essere aiutato, possono chiedere di essere sovvenzionati nella misura necessaria a stare online, e non su carta: avrebbe più senso, e la richiesta sarebbe più accettabile. L’altra è che la dichiarazione di Norma Rangeri riportata oggi da Repubblica mi pare una via di mezzo tra un ricatto morale e una cretinata.

«Entro 48 ore va trovata una soluzione. Anche per evitare il paradosso di uno Stato che, per risparmiare pochi milioni, ne dovrà pagare di più per gli ammortizzatori sociali»

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