Se altro deve essere

Scrissi qualche tempo fa del caso Gawker e della sua rilevanza nel cambiamento del giornalismo e dei giornali, a cavallo tra il moralmente deprecabile e il creativamente encomiabile. Un sito di news che, per definizione del suo direttore, ha come linea editoriale “se vado a una festa stasera, di cosa parleranno gli ospiti?”. Sono ancora combattuto nel giudizio, non so se diffidare dell’abbassamento del rigore giornalistico e del mescolare l’approccio cazzaro a quello informativo, oppure apprezzare gli esperimenti di nuove formule che cavalchino l’inevitabile cambiamento in modi creativi. In fondo, se l’alternativa è fare contenitori di fesserie fingendo di fare giornali autorevoli, allora meglio chi lo rivendica.

Oggi, per esempio, l’originalità inventiva di questo modo di raccontare una notizia mi pare notevole (bisogna un po’ conoscere la storia).

I was just watching the Livestream of the Occupy Wall Street protests (I’m too lazy to actually visit the protests, 13 minutes away) when who did I spot but Susan Sarandon! She chatted with protesters and was interviewed by a CNBC writer.

In her conversation, Sarandon, who is involved in a bunch of activist stuff, offered the protesters some advice about having a clear aim:

Just to be against wall street, there’s too much going on. If you can figure out something that has a positive end to it, that’s a constructive criticism. Maybe finance reform. Something that can actually be followed through.

Then a cop walked up and pepper-prayed her for no reason! Kidding. If they did that and someone put it into a viral video on the internet, Wall Street might actually collapse for real, because the only thing Americans love more than capitalism is celebrities that were popular in the 80s.


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