Le finte dimissioni di Penati

Filippo Penati è stato il capo del PD milanese da quando c’è il PD, e il responsabile dei risultati del PD a Milano in questi anni – piuttosto magri – e della mediocre scelta delle candidature a cui la sinistra milanese è stata sottoposta a ogni tornata elettorale, prima ancora che ci fosse il PD. Nel 2009 ha perso le elezioni provinciali, nel 2010 ha perso le elezioni regionali. Ha trattato con fastidio e spocchia la questione dell’ineleggibilità di Formigoni sostenendo che avrebbe vinto sul campo. Ha giustificato in modi quasi comici quella sconfitta arrivando a spacciarla per una vittoria.

Ciò malgrado è stato promosso alla segreteria nazionale del PD con Bersani, e ha continuato a controllare le cose milanesi: ha diffidato delle primarie, ma quando se le è trovate inevitabili ha deciso di appoggiare ufficialmente Boeri. Così Boeri ha perso, anche grazie alla esibita assenza di Bersani, che ha avuto altro da fare malgrado Penati fosse ora accanto a lui.

E in tutto questo, Penati cosa fa? Si dimette dal suo incarico nazionale per tornare a occuparsi di Milano. Dice il segretario Bersani:

Ho preso atto della sua decisione di rinunciare ad impegni operativi a livello nazionale, e di mettersi al servizio per un rilancio del centrosinistra a Milano e in Lombardia

“Al servizio di un rilancio del centrosinistra a Milano e in Lombardia”, e ad aiutare Pisapia. Fossi Pisapia mi preoccuperei. (Vedo che si preoccupa anche Gad Lerner). È come se Veltroni l’anno scorso avesse detto: “mi dimetto dal governo ombra per tornare a occuparmi del rilancio del PD”. Ci sta arrivando piano piano, ma questi sono più bravi.


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