Invecchiare cantando

E allora è uscito questo disco di Ben Folds e Nick Hornby su cui c’era grande curiosità da mesi, perché mette insieme un cantautore e uno scrittore, ma soprattutto mette insieme un cantautore di culto e uno scrittore di culto per lo stesso target di trenta-quarantenni moderni e sentimentali che hanno avuto il mondo a portata di mano negli anni scorsi e adesso invecchiano senza averlo afferrato. Forse è diventato inafferrabile il mondo: forse, come molti dicono, una generazione senza traumi o rivoluzioni a portata di mano non riesce più ad afferrare molto, e uno si chiede allora se augurare traumi alle generazioni che verranno. Ma si finisce per leggere dei libri pieni di ironia e che generano autoindulgenza intenerita nei confronti dei propri limiti e fallimenti. Si finisce per ascoltare canzoni meravigliose che tirano gli angoli degli occhi e suscitano malinconie rassicuranti. Ben Folds, bravissimo cantautore americano di cui ho scritto qui altre volte – e del suo pianoforte – e Nick Hornby, romanziere inglese di maggior fama mondiale in un campo però più elitario: uno ha scritto i testi, racconti di persone normali e meno normali, l’altro la musica, e poi ha suonato e cantato. Nessuno dei due ha mai davvero afferrato il mondo, ma sono stati in equilibrio sopra un’onda per un po’, guardando quel che si vedeva lì. È il massimo che possiamo riuscire a fare, tutti noi, ancora per qualche minuto. Poi ci restano le canzoni.


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