Cosa fa il tuo prof oggi pomeriggio?

Potrei rispondere che non funzionerà perché i docenti italiani non sono roditori da laboratorio, e giammai sottostaranno all’odioso ricatto bla bla: mentirei. Il vero motivo per cui credo che non funzionerà, è che nel piatto non c’è niente di così interessante. Sessanta euro. Sono pochi? No, in linea di massima non sono pochi – capisco benissimo che Renzi & co. non me ne possano offrire di più in questo momento storico, e li ringrazio di averci comunque provato. Ma il punto è: con sessanta euro al mese in più ce la fai a procurarti una collaboratrice domestica, o una baby sitter? No. E allora tieniti pure il piattino, grazie; scusa, non è un brutto piattino, ma semplicemente non mi conviene. Invece di venire a scuola anche al pomeriggio a riempire moduli o lavorarmi il preside; invece di sborsarne magari altri quaranta per un buon corso di aggiornamento, me ne starò a casa a rassettare e giocare coi miei figli, e alla fine della corsa ci avrò persino guadagnato. Non sono pochissimi sessanta euro, no; ma un insegnante un po’ sgamato li può intascare in un pomeriggio di lezioni private. Renzi gli propone di far la guerra ai suoi colleghi di lavoro per ottenerle in un mese. Forse. Tra tre anni. Ehi, parliamo di due euro tondi al giorno in più del tuo collega appena assunto! Mi dispiace dover fare la parte del gufo, ma non credo che funzionerà.

Mettere in competizione i dipendenti è spesso una buona idea, ma c’è un motivo se la scuola è uno degli ambienti meno competitivi – no, il Sessantotto e il sei politico non c’entrano molto. Ogni habitat seleziona la sua fauna, e la scuola pubblica seleziona da secoli una tipologia di docente abbastanza definita. Ad attirare molte persone verso un lavoro per certi versi così ingrato non sono mai state le prospettive di carriera – il pomeriggio libero, invece, quello sì.

Questo non significa che non ci sarà davvero qualcuno pronto a correre verso il piattino, anche se sopra c’è una miseria, perché per alcuni quel che conta è il piattino in sé: lo status. Non quei due euro tondi in più al giorno, ma la percezione di appartenere a una cerchia di insegnanti di serie A, tutti stretti intorno al preside che li ha scelti, e pronti a far quadrato (anche e soprattutto contro le nuove leve). Esistono dappertutto persone così, e una certa percentuale di persone così esiste tra gli insegnanti. Ma in che senso possiamo considerarli i più meritevoli? Più meritevoli di quelli che preferiranno sottrarsi alla corsa del topo e passare i loro pomeriggi in casa, magari anche per organizzare lezioni e correggere compiti?

E torniamo alla prima domanda: cosa vorreste che stessero facendo, gli insegnanti dei vostri figli, oggi pomeriggio? Preferireste saperli sonnecchiare a un convegno inutile che però rilascia un credito formativo, o a casa a preparare lezioni veramente coinvolgenti? A scuola a farsi vedere dal preside, o in casa a riflettere su come recuperare una verifica andata male a tutta la classe?

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