Ester, o come andò a finire il primo pogrom

Alzò il viso splendente di maestà e guardò in un accesso di collera. La regina si sentì svenire, mutò il suo colore in pallore e poggiò la testa sull’ancella che l’accompagnava. Ma Dio volse a dolcezza lo spirito del re ed egli, fattosi ansioso, balzò dal trono, la prese fra le braccia, sostenendola finché non si fu ripresa, e andava confortandola con parole rasserenanti, dicendole: «Che c’è, Ester? Io sono tuo fratello; fatti coraggio, tu non devi morire. Il nostro ordine riguarda solo la gente comune. Avvicinati!». Alzato lo scettro d’oro, lo posò sul collo di lei, la baciò e le disse: «Parlami!».

Gli disse: «Ti ho visto, signore, come un angelo di Dio e il mio cuore si è agitato davanti alla tua gloria. Perché tu sei meraviglioso, signore, e il tuo volto è pieno d’incanto».

(Lastman) Aman porta a spasso Mardocheo.

(Lastman) Aman porta a spasso Mardocheo.

Ma poi sviene di nuovo (anche in questo caso, l’originale ebraico è meno fotoromanzesco e svenevole). Il re a questo punto è pronto a prometterle anche mezzo regno: Ester si accontenta di invitare a pranzo lui e Aman (BOOOOOOOOOOOH!)

A pranzo li tiene sulle spine: insomma Ester cosa vuoi? Mezzo regno? Guarda che è tuo, eh, basta che me lo dici. No, mi piacerebbe invitarvi a un banchetto anche domani. Uhm, va bene. Mentre Assuero non sa più che pensare, Aman (BOOOOOH) se ne va tutto tronfio per l’onore di essere l’unico ammesso in questi esclusivissimi meeting col re e la favorita. Ma poi in fondo al corridoio vede Mardocheo e gli torna la rabbia, una gran rabbia. Tanto che quando torna a casa è ancora lì che rimugina, e Mardocheo di qua, e Mardocheo di là, al che la moglie esasperata gli dice, ma senti, perché non pianti un palo di 50 cubiti e non chiedi al re di farlo impiccare? Così la facciamo finita. Grande idea!

Mentre l’odioso personaggio sta facendo piantare il palo, Assuero nei suoi appartamenti non riesce a dormire. C’è un pensiero che lo tiene sveglio, e nemmeno sa che pensiero sia. In casi come questi non c’è niente come il librone delle cronache: i domestici te ne leggono un po’ e tu cadi in letargo, meglio che contar le pecore. Orbene di tutte le pagine, quella sera gli viene letta la storia di come un oscuro funzionario – Mardocheo – gli salvò la vita sventando un attentato. Ma toh, pensa Assuero, me n’ero dimenticato. E cos’ho fatto per ricompensare il tizio? Niente di che, gli rispondono. Niente di che? Sono davvero quel mostro ottuso che Frank Miller disegnerà tra duemilacinquecento anni? Non sorprende che non riesca a dormire.

(Armitage) BRUTTO PORCO LEVALE LE MANI DI DOSSO

(Armitage) BRUTTO PORCO LEVALE LE MANI DI DOSSO

L’indomani, di buon ora, Aman (BUH!) si reca tutto contento da Assuero. Non vede l’ora di chiedergli se si può impiccare l’ebreo. Ma prima che possa aprire la bocca, Assuero gli domanda: senti, se io volessi onorare un uomo, sul serio intendo, che dovrei fargli? Di me! Sta parlando di me!, pensa l’odioso. E di chi altri? Eh, mio sovrano, se dipendesse da me… io lo vestirei con gli abiti regali, gli metterei in testa una corona e lo farei scortare dal più nobile dei principi, a cavallo per le vie della città. E il più nobile dei principi dovrebbe gridare davanti a lui: guardate cosa succede all’uomo che il re vuole onorare!

Mi piace, dice Assuero. Allora facciamolo. Prendi queste vesti, prendi la corona, e va a scortare per le vie di Susa Mardocheo… conosci Mardocheo, sì?

E questo è solo l’inizio. Dopo aver accompagnato il suo peggiore amico nel trionfo, l’odioso antisemita deve pure andare a pranzo dalla regina e assistere alla solita manfrina: cosa vuoi Ester? Mezzo regno? Qualsiasi cosa. Stavolta Ester una richiesta ce l’ha: vuole vivere.

Perché io e il mio popolo siamo stati venduti per essere distrutti, uccisi, sterminati. Ora, se fossimo stati venduti per diventare schiavi e schiave, avrei taciuto; ma il nostro avversario non potrebbe riparare al danno fatto al re con la nostra morte».

È chiaro? Ti stanno fregando. In cambio di diecimila talenti d’argento stanno dissipando un capitale culturale inestimabile. E chi è che mi avrebbe convinto a fare una cazzata del genere?, si domanda il re dei re. È lui, Aman. BOOOOOOOOOOOOOOOOOOH!

Assuero è talmente fuori di sé che deve uscire dalla stanza. L’antisemita è completamente distrutto, fa persino un po’ pena. Si inginocchia davanti a Ester, ai piedi di Ester, si prostra davanti al divano in cui giace semisdraiata Ester – in quel momento Assuero rientra nella stanza, lo vede e impazzisce. Ti vuoi anche fare la regina, davanti a me, in casa mia? Eunuchi, prendetelo. E gli eunuchi: ehi, ma è lo stesso che stamattina ci ha fatto piantare un palo per impiccare Mardocheo. CHE COOOOOSA?

Il lieto fine potreste immaginarvelo da soli: l’antisemita viene appeso al suo palo, Mardocheo prende il suo posto, Ester è di nuovo la favorita. No, c’è di più. Bisogna sistemare la questione del pogrom. Siccome ciò che è stato suggellato con l’anello imperiale non può più essere revocato, Assuero non può impedire ai nemici degli ebrei di prendere le armi. Può però dare agli ebrei ampia facoltà di difendersi. Quanto ampia?

Con questi scritti il re dava facoltà ai Giudei, in qualunque città si trovassero, di radunarsi e di difendere la loro vita, di distruggere, uccidere, sterminare, compresi i bambini e le donne, tutta la gente armata, di qualunque popolo e di qualunque provincia, che li assalisse, e di saccheggiare i loro beni […]  In ogni provincia, in ogni città, dovunque giungevano l’ordine del re e il suo decreto, vi era per i Giudei gioia ed esultanza, banchetti e feste. Molti appartenenti ai popoli del paese si fecero Giudei, perché il timore dei Giudei era piombato su di loro.

E tuttavia, quando alla fine arriva il 13 di Agar, evidentemente qualcuno ancora stava minacciando l’esistenza degli ebrei, perché solo a Susa ne fecero fuori mezzo migliaio.

I Giudei dunque colpirono tutti i nemici, passandoli a fil di spada, uccidendoli e sterminandoli; fecero dei nemici quello che vollero. […] Quel giorno stesso il numero di quelli che erano stati uccisi nella cittadella di Susa fu portato a conoscenza del re. Il re disse alla regina Ester: «Nella cittadella di Susa i Giudei hanno ucciso, hanno sterminato cinquecento uomini e i dieci figli di Amàn; che avranno mai fatto nelle altre province del re? Ora che chiedi di più? Ti sarà dato. Che altro desideri? Sarà fatto!»

Ester si contenta di far impiccare i dieci figli di Aman (buh), e di prolungare il contro-pogrom fino a tutto il quattordici. “Il quindici si riposarono e ne fecero un giorno di banchetto e di gioia”. Purim si festeggia da allora.

Credo di non essere il solo lettore contemporaneo che preferirebbe chiudere il libro al capitolo sette. Ester e Mardocheo ci piacciono soltanto finché lottano per sopravvivere; quando ordinano la rappresaglia, ci lasciano a disagio. D’altro canto, Ester e Mardocheo ce l’hanno fatta: la loro festa si celebra da più di duemila anni. La rappresaglia funziona; può non andare incontro ai nostri gusti, ma chi siamo in fondo noi? Quante guerre avremmo vinto? La Storia non premia il fair-play, non è proprio mai successo; anche senza scomodare le scritture ci sono abbondanti esempi. Ormai siamo adulti e vaccinati e potremmo anche ammettere che le cose vanno così. Inginocchiarci.

Io però non m’inginocchio, aspetto un altro po’. Spero che non si offenda nessuno.

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