Il martire boemo

Nepomuceno in un ponte a Borghetto sul Mincio, con un'aria tipo ma dove mi hanno infilato.

Nepomuceno in un ponte a Borghetto sul Mincio, con un’aria tipo ma dove mi hanno infilato.

La linea che separa medioevo ed età moderna non taglia lo spazio-tempo in due tronconi netti: a osservarla da vicino è un intrico di linee più sottili e spezzate. Una di queste linee passa proprio per Praga, per quel 1393; Giovanni Nepomuceno, annegato per ordine dell’imperatore, vive e muore in uno spazio ancora solidamente medioevale: il che consente a chi verrà dopo di lui di mitizzarlo, addirittura di anticipare la data della sua morte per farla combaciare con la leggenda. Jan Hus è già al di qua del confine: di lì a poco otterrà una cattedra di teologia e ne approfitterà per divulgare le opere di John Wyclif malgrado qualche papa le abbia già trovate eretiche. In comune i due Jan hanno un tratto del destino: anche Hus sarà gettato in un fiume (il Reno che passa per Costanza), non prima di essere stato carbonizzato sul rogo e convertito in cenere. Un secolo dopo, Lutero eviterà per un soffio la stessa fine. La riforma protestante comincerà in Boemia con un secolo d’anticipo, e assumerà i tratti di una guerra di popolo contro la prepotenza dei regnanti di lingua tedesca. Tutto questo mette in ombra il sacrificio del primo Jan, morto per una causa che i praghesi non riconoscevano più.

Di canonizzazione non si parlerà per altri duecento anni: in mezzo ci sono tutte le guerre di religione che innaffiano l’Europa, facendola germogliare in una forma tanto diversa – gli hussiti contro l’imperatore, gli hussiti pro-Lutero contro gli hussiti anti-Lutero, le guerre di religione del Cinquecento e la guerra dei Trent’anni che proprio a Praga, vi ricorderete, prende il volo. Al termine di tutto il processo, i cattolici manterranno in Boemia una presenza residuale, tutelata dagli Asburgo. La necessità di trovare un eroe comune, uno Jan cattolico da contrapporre al più famoso Jan dei protestanti, inciampa in una difficoltà: Nepomucký ormai è una figura evanescente. Miracoli pochi, anche perché nel periodo hussita nessuno più glieli chiedeva. E a distanza di secoli è persino difficile capire cosa abbia fatto di eroico: ha scelto il martirio, d’accordo, proprio come Hus, ma per difendere cosa? Sul serio val la pena di morire per una ratifica? Anche il fatto che avesse disobbedito a un imperatore non doveva aiutare molto la sua causa presso una minoranza protetta dagli Asburgo. D’altro canto, se la sua storia non era più interessante, si poteva pur sempre cambiare.

vltava nepomukÈ così che progressivamente la storia di Jan Nepomucký assume connotati diversi. Viene spostata dieci anni indietro (forse a causa del refuso di un cronista), e confusa ad arte con un oscura vicenda di gossip di corte. Jan diventa il confessore della moglie dell’imperatore Venceslao – non inverosimile, dopotutto era il canonico della cattedrale – e sull’imperatrice Giovanna di Baviera vengono fatti penzolare turpi sospetti. A Venceslao spetta ora il ruolo del classico re becco dei romanzi cavallereschi. Sospetta la tresca, ma Jan è integerrimo e si rifiuta di violare il segreto professionale e sacramentale: e allora Venceslao lo annega. Riscritta così, la storia fila meglio: difendendo il sacramento della confessione, Jan diventa il difensore di tutto il cattolicesimo. Ora sì che lo si può venerare in quanto martire. Tanto più che i gesuiti hanno l’idea di pubblicizzarlo come patrono degli annegati: un colpo di genio che conquista a Jan, anzi a Johannes Nepomucenus (finalmente canonizzato nel 1729), un cospicuo numero di chiese anche in Italia, da Venezia al Polesine a Livorno ad Acireale e in generale un po’ ovunque un fiume o una bufera minacci il povero cristiano. Anche la sua statua va molto forte nelle nicchie sui ponti. In patria molte furono rimosse e distrutte al termine della grande guerra, mentre la Cecoslovacchia si affrancava finalmente dagli Asburgo e si apprestava a decollare come repubblica laica dalle enormi potenzialità industriali. Però la lapide con la croce dalle cinque stelle è rimasta, nel luogo dove Jan sarebbe stato buttato a mare. Ancora oggi qualche anziano si leva il cappello. I turisti invece sfiorano la grata in ferro battuto: pare che porti 10 anni di fortuna. Certo, giù in piazza Jan Hus ha un monumento molto più grosso. Ma non lo sfiora nessuno, i protestanti non vanno in giro a toccar cose.

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