La pastorella e la bella signora

È vero, Bernadette non sapeva leggere e scrivere e si esprimeva soltanto in dialetto. È vero, non aveva nemmeno studiato catechismo: figurarsi se conosceva le ultime novità in fatto di dogmi di fede. Dimostrava anche meno dei suoi 14 anni, a causa della denutrizione. Veniva da una famiglia di mugnai caduti in disgrazia che si erano ridotti a vivere nella cella di una vecchia prigione in disarmo. Il padre era ancora nei guai a causa di un’accusa infamante: sottrazione di qualche sacco di farina. E però la pastorella non è una tabula rasa, non è un buon selvaggio. La storia che racconta assomiglia ad altre storie che si raccontano a pochi chilometri o a pochi anni di distanza: basta allargare un po’ il campo per accorgersene.

A 25 chilometri da Lourdes c’è un santuario, Notre-Dame de Médoux. È associato alla leggenda di Liloye, una pastorella a cui la Vergine sarebbe apparsa tra Cinque e Seicento, minacciando epidemie e alluvioni se gli abitanti di Bagnères-de-Bigorre non avessero cambiato atteggiamento; in un’altra versione, la Madonna avrebbe indicato a Liloye la fonte d’acqua pura da bere per guarire dalla peste. Possibile che Bernadette non ne avesse mai sentito parlare?

Continua a sembrarmi furbetta.

Continua a sembrarmi furbetta.

A 15 chilometri da Lourdes c’è il santuario di Lestelle-Bétharram. Bétharram significa “bel ramo”: si racconta che qui la Madonna avrebbe salvato una ragazza caduta nel torrente allungandole un bétharram. Di origine medievale, nel primo Ottocento il santuario era ancora rinomato per i suoi miracoli. Bernadette ne aveva sicuramente sentito parlare – sappiamo anzi che vi si recava spesso. Il che ci rende ancora più difficile immaginare che nella grotta di Massabielle non riuscisse a riconoscere nella bella signora la Vergine Maria. Persino il colore bianco delle vesti ricorda le fiabesche “dame bianche” che gli incauti viaggiatori dei boschi trovavano all’imboccatura delle grotte un tempo abitate (secondo altre leggende pirenaiche, all’imboccatura delle grotte si possono spiare le Basaandere che si pettinano i lunghi capelli; trattansi delle femmine dei Basajaun, ovvero gli abominevoli uomini pelosi dei Pirenei, che potrebbero discendere dai Neanderthal). Bernadette non ha bisogno di saper leggere o scrivere per conoscere tutte queste storie. Le basta chiacchierare con chi incontra; è una pastorella che vive in una locanda.

Allontaniamoci dai Pirenei, avviciniamoci al 1858. Alle pendici delle Alpi c’è La Salette, nel dipartimento dell’Isère, dove la madonna era apparsa dodici anni prima ai pastorelli Maximin e Mélanie. Il successo planetario di Lourdes li ha eclissati, ma in quegli anni la Francia cattolica non parlava d’altro. Ferveva il dibattito tra credenti e scettici; tra questi in un primo momento si era schierato anche il popolarissimo padre Jean-Marie Vianney, prima di cambiare idea. Anche a Maximin e Mélanie la “bella signora” si era rivolta in dialetto; anche loro non l’avevano riconosciuta. Certo, può darsi che Bernadette non ne avesse mai sentito parlare; che parimenti nessuno, neanche un prete durante una predica domenicale, le avesse mai raccontato delle apparizioni di rue du Bac (Parigi, 1830); e però al collo aveva proprio una versione della medaglietta miracolosa che in quell’occasione la Madonna aveva commissionato a Catherine Labouré. Su un lato della medaglietta si legge “conçue sans peché”, concepita senza peccato: dunque la concezione immacolata rivelata a Bernardette era già stata anticipata un quarto di secolo prima, e diffusa in centinaia di migliaia di medagliette. E in effetti una festa dell’Immacolata esisteva già, prima ancora che Pio IX ne ratificasse il dogma. Dunque come possiamo essere sicuri che Berdadette cascasse dalle nuvole, di fronte all’affermazione “que soy era immaculada concepciou”? Era analfabeta, d’accordo – ma anche a una pastorella analfabeta e denutrita può venire la curiosità di sapere cosa c’è scritto sulla medaglietta che le penzola dal collo tutto il giorno. Era così difficile trovare qualcuno che glielo spiegasse, anche solo tra il personale e la clientela di una piccola locanda?

In effetti in foto non era mai venuta così bene.

Credo che si tratti già della maschera, ma non è affatto chiaro.

Bernadette racconta che la Madonna le si dichiarò il 25 marzo – festa dell’Annunciazione. Era la prima apparizione dopo venti giorni di silenzio; la sedicesima in tutto. Le altre quindici si erano succedute quasi quotidianamente tra l’undici febbraio e il quattro marzo. In quel mese Bernadette aveva sperimentato l’ansia della celebrità: a ogni visita la folla che la accompagnava si moltiplicava. L’ultima volta erano in ottomila: la Signora non le aveva detto niente, e non l’aveva più invitata a tornare. È lecito immaginare che lei o Bernadette fossero stanche di tutto il chiasso. Poi, il 25, all’improvviso, il ritorno.

La madonna di Lourdes è la più simpatica tra quelle apparse in età moderna. Non preannuncia apocalissi o massacri, non terrorizza i suoi pastorelli con visioni infernali; si sforza invece di guarire i malati, con risultati discutibili, ma evidentemente nessuno è perfetto. Non pretende riti o consacrazioni specifiche; chiede solo di fare penitenza, da una madonna è il minimo. Non confida segreti – in breve, non fa politica. Tranne in quel fatale 25 marzo in cui offre a Pio IX un regalo inatteso: la conferma di un dogma di fede. Non è così implausibile che Bernadette sia stata imbeccata da qualcuno, se non dall’inizio, almeno nei venti giorni di silenzio tra le quindici apparizioni e la sedicesima. Credere alla madonna di Lourdes non è difficile – basta essere disperati, il che succede a molti e non escludo che possa capitare a me. Mi è più difficile credere al mito di una Bernadette che prima di incontrare la vergine non conosca niente: nessuna storia, nessuna leggenda, nessun fatto di cronaca, nessuna spiegazione per la medaglietta che portava al collo.

L'aeroporto di Carpi-Budrione, stranamente, non è ancora meta di pellegrinaggi.

L’aeroporto di Carpi-Budrione, stranamente, non è ancora meta di pellegrinaggi.

Dopo il 25 marzo, Bernadette rivide la signora altre due volte. Il sette aprile rimase in estasi per quindici minuti, senza accorgersi della candela che le si era completamente sciolta in mano. Il medico che le esaminò la mano non trovò nessun segno di scottatura e si convertì all’istante. Infine, il 7 luglio Bernadette non riuscì a recarsi alla grotta, che era stata recintata per motivi di sicurezza. La signora le apparse comunque dall’altra parte del torrente; e fu tutto. Bernadette lasciò Lourdes e trovò ospitalità presso la scuola delle Suore della Carità di Nevers, dove prese i voti nel 1866. Non tornò più alla sua grotta; non vide i cantieri delle tre basiliche, né degli hotel progettati per accogliere migliaia di turisti. Solo in seguito a violenti attacchi d’asma si fece portare un po’ d’acqua benedetta, che a quanto pare le giovò. Morì comunque presto, a trentacinque anni, esattamente 135 anni fa. Anche da morta continuava a sembrare un po’ più giovane. Riesumata nel 1909, apparve in ottimo stato; gli esperti però non poterono esimersi dal notare nella cassa tracce di carbone e uno strato di sale, elementi adoperati in alcuni procedimenti di mummificazione. Dieci anni più tardi il cadavere non era più così di buon aspetto; a partire dal 1929 il volto fu coperto da una maschera di cera.

Che altro dire – ah, mi stavo dimenticando, la storia di Fossoli. La Madonna non so poi chi la vide; ma senz’altro quella voce, peccatori, pentitevi, la sentirono in parecchi, dall’alto. Era un coglione in deltaplano, con un megafono.

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