Sul monte il Signore improvvisa

E noi veniamo su così, questo è da un manuale di catechismo per quarta elementare.

Fin qui tutto bene. Però poi c’è chi dice che l’angelo fermò la mano di tuo padre quando era ancora alta su di te – è la cosa più intuitiva; chi dice che quello psicopatico fece comunque in tempo a lasciarti una ferita che poi ti costò vari mesi di prognosi riservata nel Paradiso Terrestre o in qualche altra clinica privata. E c’è persino chi dice che sei morto in quel momento, che tu non sei proprio l’Isacco originale, che D** ****O lo avrebbe sostituito con un modello nuovo tutto insufflato di non so che anima divina, quante se ne dicono qua al bar. C’è che abbiamo tutto il tempo che vogliamo, è un po’ questo il problema. E allora per esempio a me a volte vien da pensare che il Tizio lassù abbia semplicemente improvvisato, cioè: non lo sapeva nemmeno lui come sarebbe andata a finire, si sarà detto boh, improvvisiamo. Poi, all’ultimo momento, un montone nei cespugli… benedetto montone.

Ci proviamo a cambiare argomento. Ma a Isacco non interessa lo sport, non s’intende di politica. Isacco, hai sentito Obama a Gerusalemme? Tu che ne dici? Isacco, ma quando D*… che palle questi asterischi però, io non so come facciano. Senti, quando il Boss ti suggerì di emigrare nel Paese dei Filistei, lo so, un anacronismo bello e buono, però quindi ci stavano già i Filistei prima che ci arrivassi tu, lo dice la stessa Bibbia che usano i Coloni, no? E “Palestina” ha la stessa radice di “Filistei”, quindi, scusa, ma ‘sti Coloni cazzo vogliono? Ma neanche della Bibbia si fidano? Che poi come andò a finire quella storia dei pozzi? Che tu li aprivi e loro te li chiudevano, ma poi alla fine la pace l’avete fatta sì o no? Ma ti rendi conto che stanno ancora giocando allo stesso giochino quattromila anni dopo, com’è possibile? È che siamo condannati a recitare copioni già scritti? Oppure chi scrisse il primo copione aveva la stessa nostra mancanza di fantasia? Eddai Isacco, non ci hai proprio niente da dire?

Voi, che alzate altri altari 
per sacrificare altri figli, 
non dovete farlo più. 

Un piano non è una visione, 
e nessuno vi ha tentato, 
né un dèmone, ne un Dio: 

Voi che state innanzi a loro 
con lame consumate dal sangue, 
voi non c’eravate ancora, 

quando io giacevo sul monte, 
e la mano di mio padre tremava 
per la bellezza di una Parola.

Perché quel faccino triste, piccolo Isacco?

Alla fine Isacco se volesse dirmi qualcosa probabilmente mi direbbe Senti, non ne so nulla, non ho visto nulla, forse ero cieco tutto il tempo. E non credo di essere mai esistito – quel pezzo di Bibbia ha l’aria di un prequel scritto alla fine, come i primi episodi di Guerre Stellari. Però alla fine lascia perdere l’aneddotica, io e mio padre possiamo anche essere un’invenzione letteraria, ma quel che importa è che sia successo qualcosa prima o poi da qualche parte. E deve essere successo, lo capisci? Prima o poi un padre preistorico deve aver messo giù la scure e deve aver detto alle voci nella sua testa Vaffanculo, io non lo sacrifico mio figlio, al massimo un montone. Mi terrò gli incubi, mi terrò quel che mi devo tenere, ma mio figlio no. È successo. Forse è successo migliaia di volte a un migliaio di padri pazzi tutto intorno alla mezzaluna fertile. Oppure è successo una volta sola a un padre un po’ meno pazzo degli altri. Quel padre era mio padre, e io sono Isacco, il primo figlio.

Tu che ora mi dici fratello,
perdonami se chiedo:
secondo il piano di chi?

Se tutto torna cenere
ti ucciderò, se devo,
ti aiuterò, se posso.

Se tutto torna cenere
ti aiuterò, se devo,
ti ucciderò, se posso.

E pietà per le nostre uniformi:
uomini di pace, o uomini di guerra,
ogni pavone ha la sua ruota.

(I versi di Isacco non sono della Bibbia, ma del maestro Cohen – preferisco).

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