Il falso e i veri Dionigi

…Ma quando si mette a discutere di resurrezione, l’attenzione del pubblico si disperde in sorrisini di circostanza, sì, sì, interessante la resurrezione dei corpi, le faremo sapere.

Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: «Ti sentiremo su questo un’altra volta». Così Paolo uscì da quella riunione. Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro dell’Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.

Eccolo qui Dionigi membro dell’Areopago. È tutto quello che Luca evangelista ci dice di lui, ma è sufficiente per considerarlo il fondatore e primo vescovo della Chiesa di Atene. Parliamo comunque di un greco del primo secolo dopo Cristo. Che ci farebbe a Parigi due secoli dopo? Niente. I Dionigi quindi sarebbero due, uno (tre ottobre) è l’unico ateniese che abboccò al discorso di Paolo di Tarso, e l’altro (nove ottobre) è quello che andava da Montmartre a Saint Denis con la testa in braccio. Tutto chiaro? No, ce n’è un terzo, che è poi il più interessante: l’impostore. Lo chiamiamo infatti da qualche secolo in qua pseudoareopagita, (finto areopagita), o anche pseudoDionigi. È l’autore di alcuni trattatelli che ebbero una fortuna straordinaria nel medioevo, ripresi per esempio da San Tommaso e da Dante. Probabilmente visse anche lui ad Atene, ma tra quinto e sesto secolo, e fu discepolo dei filosofi neoplatonici che andavano per la maggiore in città in quel momento. Qualcuno ha persino fatto il nome di Damascio, l’ultimo neoplatonico, dopodiché l’imperatore sciolse la scuola. È un’attribuzione valida quanto qualsiasi altra (praticamente è stato fatto il nome di tutti gli intellettuali della sua generazione), ma suggestiva perché Damascio trovò un impiego all’estero, presso l’imperatore persiano Cosroe, e il suo pensiero ascetico ha un retrogusto quasi buddista. In realtà il soggiorno persiano andò malissimo, e Damascio probabilmente terminò i suoi giorni ad Alessandria. Non scrisse nulla di anticristiano, a differenza di tanti suoi predecessori (ma ormai veramente non era più aria), e questo ci ha fatto sospettare una certa doppiezza: vuoi vedere che sotto sotto Damascio stava cercando di infiltrarsi anche lui nel cristianesimo, spacciandosi in una serie di scritti per l’unico ateniese battezzato da Paolo? Non lo sapremo mai, ma è indubbio che le opere dello pseudoareopagita siano un tentativo di far entrare una serie di categorie neoplatoniche nell’edificio cristiano.

Tutti in ordine, tutti in fila, tutti in coro, un giramento di sfere millenario, e alla gente piace così.

La parola d’ordine è hierarchia. PseudoDionigi è un fanatico delle organizzazioni gerarchiche, vivesse oggi camperebbe scrivendo le classifiche di cose inutili, Dieci Motivi Per Cliccare Questa Classifica Che Troverete Inutile Già Alla Numero Sei, Ma Ormai Andrete Fino In Fondo E Grazie Agli Inserzionisti Ci Guadagneremo Mezza Pagnotta. Camperebbe malissimo, e se lo meriterebbe, perché scusate, il vero motivo per cui ogni anno me lo lascio sfuggire, lo PseudoDionigi, è che non lo sopporto. Già i neoplatonici mi lasciano freddo, ce n’è senz’altro di geniali, ma l’andazzo generale mi sembra quello di un catalogo di prodotti new age: tutto un parlare di forze ed energie e altre cose non visibili e non dimostrabili. A questa sapiente rifrittura di atmosfera, Dionigi aggiunge il suo essere uno Pseudo, un fake, un poser, uno che fa finta di essere cristiano e ha ancora le unghie sporche di sacrifici agli dei. Si considera appena un po’ meno autorevole degli evangelisti, ma chi lo conosce, poi? Chi lo ha mai visto? Eppure per diversi secoli gli diedero retta, soprattutto in una materia vacua per eccellenza: l’angelologia.

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