Bernardino Cinque Stelle

I ritratti quattrocenteschi di Bernardino sono tra i più realistici (si vede chiaramente che non aveva più denti, per esempio).

Io sono andato a vederlo una volta sola, perché uscivo con una ragazza a cui interessava. Meno male che ci sono le ragazze, ne approfitto per dirlo, e che acconsentono a uscire con me, altrimenti io passerei le mie serate a leggere prediche quattrocentesche o ad approfondire su wikipedia dettagli oscuri delle biografie di supereroi di fumetti di cui si è interrotta la pubblicazione. Stavo dicendo. Una volta sono andato al palazzetto dello sport a vedere Bernardino di Siena, pardon, Beppe Grillo. Non era ancora diventato un non-leader politico, forse non aveva ancora nemmeno spaccato un PC col martello, ma ricordo che proiettò vecchi filmati in bianco e nero sulla canapa indiana. Spiegò che era un materiale incredibilmente duttile e resistente, che ci si poteva fare qualsiasi cosa, e mostrò in un filmato un’automobile realizzata con una carrozzeria di canapa indiana. Si poteva prendere a martellate. Poi interruppe il filmato e disse, con una voce un po’ meno urlata del suo standard: ragazzi vi ho preso in giro, è tutto finto. Poi riprese il tono stridulo abituale e disse: no, è vero, la canapa indiana è stata criminalizzata dalle multinazionali della plastica bla bla. Quello è stato uno dei momenti nella vita in cui mi è sembrato di avere avuto un’illuminazione. Cioè, veramente Grillo aveva detto che mi stava prendendo in giro? O me l’ero sognato? Forse voleva dimostrare che era in grado di convincermi di qualunque cosa: anche che con la canapa indiana si può carrozzare un’automobile. Il palazzetto era pieno di gente che in quel momento ne era convinta. Allora capisci che uno così in politica doveva entrarci per forza, e che ha perso fin troppo tempo prima di decidersi. Che fantastici anni Novanta ci siamo persi, Grillo vs Berlusconi, il Milione di posti di lavoro contro la Biowashball. Stavo dicendo.

Quando predicava ai suoi concittadini, ed era libero di sbrigliare il suo volgare più schietto, Bernardino aveva un modo particolare di dire “stavo dicendo”. Diceva: “a casa”. Nei momenti in cui l’affabulazione lo portava lontano dal seminato, o si metteva a replicare a qualche ascoltatrice, per tornare all’argomento gli bastava annunciare: “a casa”. E ripartiva dal punto che aveva abbandonato. Bernardino, il più grande stand up comedian del Quattrocento, non era esattamente un improvvisatore. Aveva studiato la retorica di Marco Tullio e aveva perfezionato quella empirica dei grandi predicatori francescani. Il repertorio di storiellette buffe da cui poteva attingere era sterminato, Boccaccio e Sacchetti non erano nella condizione di esigere copyright. E comunque l’importante non era il repertorio, ma il personaggio: con quella voce suadente che gli era miracolosamente rifiorita in gola dopo una malattia di gioventù che aveva minacciato di troncargli la carriera. Con la mimica che doveva metterci – sfogliando le sue prediche sembra di vedere le smorfie e sentire le risate. Bernardino non fu il primo predicatore a diventare una celebrità assoluta: prima di lui, già Antonio da Padova aveva stupito l’Italia e il mondo. Ma a Bernardino capita di vivere e predicare in decenni di transizione, privi di personaggi guida, e a doversi ingegnare inquisitore, giudice, conciliatore, diplomatico. È anche patrono dei pubblicitari, per essersi disegnato di suo pugno il logo – il trigramma YHS nel sole raggiante – e per averlo trasformato in una bandiera che le città sventolano al suo passare, abbassando temporaneamente gli stemmi cittadini e nobiliari, i simboli delle rivalità senza fine che intrappolano l’Italia in un medioevo agli sgoccioli. In certi casi è bernardinomania: a Carpi, cittadina in cui è passato una volta sola (e forse nemmeno quella) per secoli ancora le madri chiameranno i figli col suo nome, e il trigramma nel sole verrà esposto contro le epidemie di colera. Tanto clamore gli varrà l’attenzione degli inquisitori, attenzionati dai bigliettini di colleghi invidiosi. Vuoi vedere che dietro quel logo molto efficace, il trigramma nel sole, si nasconde l’idolatria? Bernardino dovrà difendersi in tre processi.

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