Il Bosco della mia, della tua fantasia

E quell'occhio da tenente Colombo

Riguardo alla grafologia, potete avere qualsiasi opinione – specie adesso che i CV si stampano e non capita più di perdere un’occasione di lavoro perché le vostre zeta ostentano un trattino sospetto. Ma per dedurre anche un solo sospetto di pedofilia dalla perizia grafologica di Girolamo Moretti bisogna lavorare di fantasia (ed è la nostra fantasia al lavoro, attenzione: chi vede pedofili da tutte le parti trecento anni fa avrebbe visto gli untori). Padre Moretti, autorità nel campo, si limitava a constatare nelle pieghe della grafìa di Bosco “una insincerità così bene architettata da rovinare un’intera generazione”. Non gli avevano detto che si trattava di una lettera di Don Bosco, chissà l’imbarazzo poi. Mi domando comunque cosa avrebbe detto Padre Moretti delle noticine che scribacchio io sui temi dei miei ragazzi, con una calligrafia del tutto diversa da quella che uso per i miei appunti: sicuramente constaterebbe l’ipocrisia e un affettato tentativo di scimmiottare l’ingenuità infantile, quando semplicemente sto lavorando e faccio il possibile per farmi leggere dai miei teneri agnellini, le mie future giovani capre. Che don Bosco fosse insincero non c’è dubbio: era un simulatore, un affabulatore, un manipolatore. Studiò retorica e teologia, ma furono i giochi di prestigio a farlo avvicinare ai giovani spazzacamini di Porta Palazzo. Probabilmente non smise mai veramente coi suoi trucchi, li congegnò sempre più arditi: sogni, miracoli, visioni, lotte coi demoni, non si è mai fatto mancar niente. Minacciava morti a destra e a manca, bastava che ne morisse uno ogni quattro o cinque per incassare il credito di profeta. Quando i liberali piemontesi sciolsero gli ordini religiosi e incamerarono i beni, vaticinò qualche funerale in casa Savoia e ci beccò, da allora in certi ambienti non si scherza più tanto su don Bosco. Ne ha sparate di grossissime. Andava in giro a dire di aver convertito Victor Hugo, durante due colloqui ovviamente segreti. Di vero c’era che Hugo lo conosceva e lo stimava sinceramente, forse riconoscendo in lui un personaggio grande come la vita e come il secolo, che non avrebbe sfigurato tra i suoi Miserabili: Ceronetti invece no, Ceronetti è stizzito perché i salesiani fanno le chiese moderne di cemento con gli altoparlanti, e si vendica raccontando in giro che il loro fondatore è un pedofilo. Testimonianze che lo inchiodano:

C’è un documento iconografico notevole di questa “affettività del languore”: la confessione, davanti al Fotografo, in bella posa, del chierichetto Paolo Albera, tra altri preti e ragazzi. Don Bosco aveva voluto che gli poggiasse la fronte sull’orecchio.

"Ha la fronte sull'orecchio, Tana-Gay!"

In realtà Albera ha semplicemente ammesso che la foto era una messa in scena (ti pare che un prete confessi un ragazzino in mezzo a una folla), il che dimostra l’abilità del giovane prete anche nel porsi di fronte a questa nuova invenzione, l’apparecchio fotografico… però Ceronetti capisce quel che vuol capire, quel che ha già in mente. Ora, non voglio mica negare che ci siano preti disonesti. In generale i pedofili tendono a scegliere professioni che consentono loro di rimanere soli coi bambini: non solo sacerdoti, ma in generale istruttori ed educatori. Identificarli non è semplice, ma in generale credo di poter dire che non sono quelli che si accontentano di un petting fronte-orecchio davanti a un fotografo: però Ceronetti non ha saputo trovar di meglio e allora ha scritto questa cosa qui:

Questo intenerimento non andava che ai “giovanetti”; aveva un vero orrore del contatto femminile. Vedendosi una volta insaponare la faccia dalla moglie del barbiere, scappò via insaponato dalla bottega. (Noli me tangere in versione torinese).

Il che potrebbe anche voler dire il contrario: che le donne lo attiravano, e che non poteva permettersi di abbassare le difese, per di più col ruolo pubblico che rivestiva, la Curia che diffidava di lui, i liberali che lo malsopportavano, i Savoia coi morti freschi, e tu ti metti in vetrina con una donna che ti vellica le gote? siamo nell’Ottocento, non ci sarebbe neanche bisogno di scomodare l’inconscio: un prete di strada non si fa toccare da una donna davanti a tutti. C’entra qualcosa con la pedofilia? Dipende: se siamo alla ricerca di pedofilia, ogni indizio ci griderà pedofilia. L’inquisizione funzionava più o meno così, e Ceronetti ha davvero sbagliato il secolo:

Nessun santo ci ha lasciato, come ultime parole scritte di suo pugno, un pensiero così strano come Don Bosco: “I giovanetti sono la delizia di Gesù e Maria”. Soltanto loro.

A parte la garbata ammissione di conoscere tutte le ultime parole di tutti i santi di tutta la Chiesa, sì vabbe’, persino Santa Teresina mi risulta autrice di affermazioni più torbide, ma ci perdoni: si è dimenticato che in italiano il maschile si usa anche per il plurale di genere misto? Cioè, è il suo ultimo biglietto. Magari cercava di essere breve ed epigrafico, e invece no, avrebbe dovuto scrivere “i giovanetti e le fanciulle sono la delizia di Gesù e Maria”, perché altrimenti Ceronetti lo prende come un indizio di pedo-omosessualità, ha scritto solo “giovanetti”, tana-gay! oppure si potrebbero  mettere gli asterischi come indymedia: “i giovanett* sono la delizia…” suona meno omosessuale così? E poi cosa vuol dire “soltanto loro”? È una chiosa ceronettiana, “soltanto loro”, don Bosco ha solo detto che i giovanetti sono la delizia di Gesù e di Maria; magari anche le fanciulle e gli snack alla crema di nocciola, non si sa, don Bosco non si pronuncia in proposito, è tutta farina dell’inquisitore. Sa di crusca.

« Pagina precedente 1 2 3 Pagina successiva »