Qui volano Madonne (ovvero: e se Loreto fosse un parco a tema?)

Probabilmente quello che successe sette-ottocento anni fa a Loreto non è molto diverso da quanto avvenuto sette anni fa a Matera: in un momento in cui i luoghi più santi del cristianesimo diventano inaccessibili a causa di una guerra, i pellegrini trovano un ripiego più che soddisfacente in un luogo che già era sulla direttrice del traffico per la Terrasanta, dove probabilmente si trovavano già reliquie di origine medio orientale (la Madonna Nera, andata a fuoco nel 1921, doveva risalire al Trecento, ma magari era a sua volta copia di un originale più antico). Probabilmente molti dei viaggiatori erano convinti di essere davvero arrivati in Galilea: siamo nel medioevo, il planisfero più diffuso è un cerchio con una T dentro, dopo un mese di marcia ti può sembrare di aver fatto il giro del mondo: in ogni città si parla un volgare diverso e alla fine ti devi fidare, se ti dicono che quella è la casa Santa tu ci credi. Tra l’altro i turchi ogni tanto nelle Marche ci arrivavano davvero, la basilica di Loreto non è fortificata per finta. Magari anche in questo caso a rendere la cosa più verosimile potrebbe essere intervenuto un regista visionario come Mel Gibson, anche se ai tempi i film si chiamavano sacre rappresentazioni. E siccome la casa di Loreto appare a fine Duecento, e siamo in Italia centrale, la congettura più immediata è che la casa-grotta sia nata come set di un presepe vivente, genere inventato da San Francesco d’Assisi pochi anni prima e non molto lontano, predecessore del cinema neorealista italiano.

Turbolenze?

Come set, la Casa è perfetta: si capisce che il regista ci teneva al dettaglio, e non intendeva prendere in giro il suo pubblico con messe in scena scadenti. Addirittura ci sono studiosi che garantiscono che le pietre (arenarie) sono quelle più tipiche della zona intorno a Nazareth, e che il tipo di malta utilizzato non si ritrova altrove in Italia ma è tipico della Galilea. I graffiti sono simili a quelli dei siti paleocristiani in Terrasanta: del resto la leggenda diceva che la Casa fosse stata adibita a luogo di culto già laggiù. Il fatto che non sia arrivata subito, ma con due o tre scali, potrebbe nascondere una storia meno esotica: magari i muri vengono davvero da un altro sito, non necessariamente dalla Palestina, non sarebbe la prima volta che a una reliquia viene gonfiato il pedigree. Insomma, Loreto potrebbe essere nato come un parco a tema, in un periodo in cui la concezione di spazio e di tempo era molto diversa dalla nostra, e il pellegrino che tornava da un lungo viaggio dicendo di aver visto “la casa di Maria e di Gesù” magari non intendeva in senso letterale, ma l’uditorio era portato a fraintendere. Man mano che passava il tempo, e il Santuario produceva miracoli (perché il vero successo di un culto è quello: puoi anche custodire tutti i chiodi della Santissima Croce, ma se non realizzano miracoli e non concedono grazie, la gente non viene) il confine tra fiction e realtà deve essere sfumato; del resto anche Jim Cavieziel, l’attore di The Passion, ha iniziato a sentire Gesù Cristo dentro di sé (comprensibile, con tutte le botte che ha preso). Nel frattempo il mondo si ingrandiva, diventava misurabile, le cartine cominciavano a dettagliare le distanza in miglia nautiche e la forma delle terre conosciute, e insomma a un certo punto tra Rinascimento e Controriforma la presenza di un doppione di Nazareth nelle Marche dev’essere diventata un problema.

Un problema per gli eruditi, perché i pellegrini standard a Loreto ci sarebbero andati comunque: era il santuario mariano n. 1 nel mondo per affluenza e quantità di miracoli omologati, e lo sarebbe rimasto fino alle apparizioni di Lourdes a metà Ottocento. La leggenda del volo magari esisteva già, ma a quel punto è stata rilanciata; siamo ancora comunque in una fase pre-scientifica in cui dire “volo” equivale a dire “miracolo”. Nel frattempo però se ne sviluppa un’altra: gli “angeli” in questione potrebbero essere Angeli con la A maiuscola: una dinastia bizantina già di lignaggio imperiale, gli Ἄγγελος, che nel tardo Duecento si era ridotta a governare un despotato tra Albania e Tessaglia: la casa potrebbero averla trasferita loro via mare per salvarla dalle incursioni turche. È una storia più plausibile, anche se nemmeno questa è sicura: forse è solo un primo tentativo di razionalizzare la leggenda angelica, ma non ha avuto molta fortuna.

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