2020→2021 Tokyo

Tokyo, 24 marzo, ̶1̶2̶1̶ ̶g̶i̶o̶r̶n̶i̶ ̶a̶l̶l̶e̶ ̶o̶l̶i̶m̶p̶i̶a̶d̶i̶  RIMANDATE

Poco fa ho saputo che le olimpiadi di Tokyo 2020 non saranno nel 2020, anche se il nome rimarrà lo stesso (Tokyo 2020). Il punto di domanda nella data della settimana scorsa era quindi un presentimento fondato. In questi ultimi 7 giorni sono cambiate talmente tante cose che mi sembra di non scrivere questo blog da un mese.

Le scuole hanno riaperto e in molte università si sono tenute le cerimonie per le lauree. Io sono arrivato appena in tempo a quella dei miei studenti dopo una corsa forsennata, ho capito che gli altri insegnanti avevano tutti già parlato e toccava a me. Con il fiatone ho detto “….Complimenti…pant pant…ragazzi…date il meglio di voi anche fuori dall’Uni…pant pant…versità”.
La cerimonia era in tono decisamente minore (ho solo pensato battute sul fatto che all’università di musica non hanno avuto problemi, abbassando il terzo grado della scala), gli studenti erano separati per facoltà e hanno ricevuto i diplomi nelle aule dove di solito si fa lezione invece che nel grande teatro. Eppure molte ragazze sono venute in kimono e hakama (una sorta di pantalone legato in vita), tutto il cortile della facoltà sembrava una distesa di fiori nel fortissimo vento della primavera giapponese. Per loro è l’ultima occasione di indossare il kimono furisode (quello con le maniche ricche di tessuto che scende e svolazza) perché è un capo che ha un limite di età, come i pantaloni corti per i bambini di una volta.


I fiori. Sono arrivati. Tokyo è adesso vicina all’apice della fioritura dei ciliegi, gli alberi sbocciano a ondate. Domenica sono andato al parco di Yoyogi e lo spettacolo normalmente meraviglioso dei tokyesi in festa era, per chi ha metà cervello sintonizzato sulla situazione italiana, quasi un incubo. Fiumane di persone in cammino, vicinissime tra loro, gruppi seduti sui teli sotto i rami a bere e mangiare. Gli assembramenti non sono proibiti, a patto che il telo su cui ci si siede non ecceda le misure stabilite. Si è comunque circondati da una folla ebbra, in festa. Ci si abbraccia e tutti sono molto più fisici degli italiani quando sono tra sconosciuti.

E allora? La situazione del COVID19 in Giappone? Ancora nessuno ha le risposte ai dubbi che ho dalla scorsa settimana, ma il richiamo dei sakura ha vinto e il tentativo dei giapponesi di evitare le concentrazioni umane non necessarie a questo punto sembra completamente fallito. Nei prossimi giorni potrebbe continuare questa vita irrealmente normale o, per fronteggiare il crescere dei casi di contagio, la città potrebbe entrare in autoreclusione, come ipotizzato dalla sindaca Koike. Staremo a vedere, per ora l’arcipelago è, come non mai, isolato.