Il sogno della vedova

I fatti erano notori un accidente. Da una vita Di Pietro liquidava come notorio ciò che aveva taciuto prima che lo si scoprisse: mai grazie a lui, e spesso fuori tempo massimo. Fu poi Panorama a rinfrescare com’era andata: anche se era già tutto scritto, come detto, in un vecchio articolo del Corriere della Sera del 3 luglio 2001. Ecco qua: divisi in tre versamenti, nelle tasche di Di Pietro si erano materalizzati 954 milioni e 317.014 lire. Un miliardo circa. Non 300 milioni. Che cosa ne aveva fatto, visto nel bilancio del partito non ce n’era traccia? Quali le «attività politiche diversificate?». Una domanda stupida: Di Pietro l’aveva appena spiegato nella sua lettera a Libero: operazioni immobiliari. Coi soldi della vecchia. Il commercialista dei Borletti, Alessandro Manusardi, dopo aver letto si limitò a dire questo: «Escludo nella maniera più assoluta che l’obiettivo della signora fosse il finanziamento di qualsivoglia acquisto immobiliare altrui». Sai che problema, per Di Pietro.

Di Pietro disse perciò una mezza verità e due bugie intere, in quella lettera, anche a proposito dei finanziamenti pubblici da lui incamerati:

«L’Italia dei Valori non riceve finanziamenti da imprenditori o sponsor… Riceveremo invece i finanziamenti pubblici previsti dalla legge… Essi vengono introitati da Idv tutti ed esclusivamente sui 2 conti correnti della tesoreria dell’Italia dei Valori»

La mezza verità era appunto che dei finanziamenti da un imprenditore o sponsor, termine forse improprio per qualificare la contessa Borletti, l’Italia dei Valori in effetti non li aveva ricevuti: li aveva ricevuti lui. La prima bugia o imprecisione, poi, è l’aver dimenticato che i conti correnti erano almeno tre e non due: c’era anche quello della Banca nazionale del Lavoro di Roma su cui la tesoriera aveva chiesto di versare i rimborsi per le europee del 2004, per esempio. Ma può darsi che non abbia granché rilevanza. Infine, sempre a proposito di soldi mai presi da finanziatori o sponsor, vedasi questo scambio tra Di Pietro e la giornalista Antonella Baccaro pubblicato sul Corriere della Sera del 10 maggio 2006:

«Sì, li abbiamo presi anche noi i finanziamenti»
Può dirmi quanto?
«Certo che glielo dico. E che problema c’è? Quanto abbiamo ricevuto? [chiede a Silvana Mura, la tesoriera, ndr]. Sì, ecco, ventimila euro. Abbiamo fatto la ricevuta? Sì abbiamo fatto la ricevuta»
Ha letto anche cosa ha detto a questo proposito il segretario della Cils, Raffaele Bonanni?
«No, che leggere: qui stiamo eleggendo il Presidente della Repubblica…»
Testualmente: «È un fatto di una gravità inaudita. Bisogna chiedersi perché costoro hanno dato soldi ai partiti perché i partiti li hanno presi»
«Noi abbiamo preso i soldi? Ma che abbiamo preso? Ma che soldi? Questo è un modo indecente e indegno di dire le cose!»
Le dica lei.
«Noi possiamo ricevere finanziamenti per il partito in base alla legge. Possiamo riceverne di pubblici e di privati. Io, ad esempio, sono finanziatore del mio partito. Tutto qui»
Quindi non li restituisce?
«Ripeto: il finanziamento di Autostrade è legittimo e trasparente»
C’è chi, per quanto legittimi, quei finanziamenti non li ha presi, come i Verdi e Prc.
«E io rispetto le scelte di tutti. Dopodiché nessuno si permetta di dire che ho preso soldi. È tutto a rigor di legge».
A parte il dato della legittimità, c’è anche quello dell’opportunità. Sono opportuni quei finanziamenti?
«Non ho capito il problema. Se li avesse offerti la P2, piuttosto che la ‘ndrangheta, ok, sarebbero da rifiutare. Ma questa è una società quotata, che c’azzecca?»
Secondo i Verdi, quei soldi in realtà vengono dai cittadini attraverso i pedaggi, per questo andrebbero rifiutati.
«Guardi, questa è una società a capitale misto, quotata, che ha deciso di fare un finanziamento. E lo ha fatto in modo trasparente. Come lo doveva fare?».
Poteva disporre di quei soldi diversamente.
«Io credo che abbia finanziato i partiti affinché possano esercitare la propria funzione nella società»

La società Autostrade, quindi, ha finanziato Di Pietro o l’incorporato partito. Che cos’è Autostrade, imprenditore o sponsor? Forse chiromante: perché trentasette giorni dopo, il 17 giugno 2006, Di Pietro diventerà ufficialmente ministero delle Infrastrutture con competenza sulle autostrade, settore che alla società Autostrade interessava discretamente.

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