Keigo (敬語)

Il nuovo termine è keigo (敬語), che vuol dire “linguaggio onorifico” (letteralmente “lingua di rispetto”). Si accompagna ai termini teineigo (丁寧語) (linguaggio di cortesia), sonkeigo (尊敬語) (linguaggio rispettoso) e kenjōgo (謙譲語) (linguaggio umile).

La lingua giapponese può esprimere diversi livelli di status sociale. Le differenze nella posizione sociale sono determinate da una varietà di fattori tra cui lavoro, età, esperienza o persino stato psicologico (ad esempio, una persona che chiede un favore tende a farlo in modo educato). Ci si aspetta che la persona nella posizione inferiore usi una forma di discorso di cortesia, mentre l’altra persona potrebbe usare una forma più semplice. Gli estranei si parlano sempre in modo cortese. I bambini giapponesi usano raramente un linguaggio cortese fino a quando non sono adolescenti, a quel punto ci si aspetta che inizino a parlare in un modo più consono a un adulto.

In giapponese la differenza tra linguaggio rispettoso e linguaggio umile è particolarmente pronunciata. Il linguaggio umile è usato per parlare di se stessi o del proprio gruppo (azienda, famiglia) mentre il linguaggio rispettoso è usato principalmente per descrivere l’interlocutore e il suo gruppo.

La maggior parte dei giapponesi usa la cortesia per indicare una mancanza di familiarità. Cioè, usa forme educate per nuove conoscenze, ma se una relazione diventa più intima, non le usa più. Ciò si verifica indipendentemente dall’età, dalla classe sociale o dal sesso.

La modulazione del linguaggio onorifico è uno dei principali ostacoli nell’apprendimento del giapponese e nella sua pratica.


Nel mio piccolo dizionario tematico di giapponese voglio condividere non tanto una competenza linguistica, quanto una esplorazione intellettuale di un altro modo di pensare e rappresentare le idee con le parole. Non sono un parlante giapponese e quindi è possibile che ci siano micro e macro imprecisioni: se le notate e le segnalate le correggo volentieri e mi considero arricchito dal vostro aiuto.