Pensare di cinema e di crema di broccoli

Una cosa che mi scoraggia degli opinionisti è il loro trattare un tema seguendo l’aspettativa del proprio pubblico sviluppando le sue presunte sensazioni. Avere la possibilità di parlare a molte persone attraverso un giornale dovrebbe compensare un momento storico che Paul Virilio definisce comunismo senza identità di matrice emotiva. È quello che alla fine dei conti vediamo manifestarsi quotidianamente alla spicciolata: fuoriesce da tutti i profili di facebook con frasi rubate qua e la da filosofi, scrittori o raccoglitori di noci di cocco che non si è mai letti nella propria vita ma che hanno detto cose che avulse dal loro contesto fanno tanto empowering tres chic. Ci fa sentire molto intelligenti in un click bruciando sei calorie nell’atto della condivisione e nell’aspettativa di un like, o apprezzamento, e ci fa pensare di aver salvato un ettaro di foresta amazzonica, i delfini in Danimarca, o aver aiutato il retrogrado processo storico dell’omosessualità in Italia.

Molti attraverso Facebook pensano di dare voce al loro sé più intimo e personale tanto quanto pensano che prendendo la macchina in agosto occupando come altri sei milioni di persone le autostrade per terminare questa espressione di libertà personale con altrettanti milioni di individui al mare o in montagna sia l’apice della felicità personale. È bello allora per alcuni anelare quel momento per godersi una città semi deserta dall’aria finalmente tersa e respirabile in una piscina tanto vuota che si teme possa essere abitata da squali che si cibano dei natanti.

Credo che una opinione non debba servire da feed(back) a delle persone che sono in reazione istantanea rispetto ad un avvenimento. Credo che invece il suo contributo debba servire in modo informato ad essere dissonante e laterale e più il brusio di fondo esprime come in una arena la necessità di sentirsi magnificato e approvato nella propria rabbia, vuoto dissenso e bisogno di amore dall’alto, da un opinionista, più questa persona dovrebbe limitarsi a prendere atto che ci sono persone che non hanno maturato con obiettività una opinione su un dato argomento. Necessitano, ecco, di perdere del nuovo tempo. Come nelle chilometriche code in autostrada citate prima per raggiungere un luogo insignificante e pretestuoso per avere nuovi spunti creativi per il lamento, senza riuscire ad esempio a godersi nuovamente altro tempo, sprecato in questo caso nel confronto tra le aspettative e la realtà  condivisa con altre persone altrettanto deluse in una zuppetta di acqua salata. Un opinionista non serve a raccogliere l’applauso facile dalle delusioni della massa, serve, se ha quella posizione, a tutt’altro. Serve a dare una posizione che rompe un inutile balbettio di dischi rotti, ad esempio.

Uno dei film migliori che ho visto lo scorso anno È la Grande Bellezza. La giornata di un giocatore di un gioco infinito, smaliziato rispetto al contesto, che attraversa la chiusura delle storie di protagonisti finiti, passeggeri ma mai approssimativi, perfettamente delineati per giocare il loro gioco che a differenza del transito del primo prevede un inizio e una fine all’interno di una città che ha un motivo per cui è stata chiamata “eterna”. Questo ad esempio è il mio modo di vedere un film o mille altre cose, simile a come può essere vista la Terra da Alpha Centauri. Con una certa distanza, ecco. È un modo, non è perfetto né più giusto di altri. Questo film è stato pensato per un pubblico internazionale? Ha studiato meglio una penetrazione nel mercato? -Scusate, ma non vi vergognate di questo genere di illazioni idiote?-, dovrebbe pensare una persona normale che non conosce il film e fa una ricerca notando che ha vinto cinque Nastri d’Argento, un Golden Globe e un Oscar, così, tanto per.

Credo sia una scemenza ultrarettale dire ad una persona “tu non puoi parlare di cinema perché non sai di cinema”. No, invece. Ti prego, dimmi cosa ne pensi, ma dimmi cosa ne pensi veramente attraverso la tua esperienza di vita e i tuoi studi, che se sei un idraulico o un entomologo la vedrai in un modo, se sei un astrofisico, un impiegato o un breathariano in un altro. Ma io -io, poi non so opinionisticamente cosa ne pensi tu del tuo pensiero- voglio saperlo quel tuo modo di vedere le cose, per arricchirmi di qualcosa che  io non ho e sicuramente non vedrò mai se non attraverso la tua esperienza. La verità che fa male è vedere che molte opinioni che si sono moltiplicate prima e dopo la vittoria di Sorrentino sono uguali le une alle altre, immediate, piene di rabbia, per pigrizia e incapacità di manifestare se stessi profondamente, per vigliaccheria credo, carenza di stima verso di sé o eccessiva reattività (parlo di queste cose con cognizione di causa: credo di avere una scarsa opinione di me ed essere pigro, comportarmi spesso con rabbia e vigliaccheria, per questo le riconosco, per questo ne parlo apertamente con un largo bacino con cui condivido più che sormontabili pecche). Ditelo cosa pensate, ma fatelo veramente. Il problema di dire cosa si pensa senza ricorrere a parole offensive è che richiede la consapevolezza di un Sè trasparente, quindi ispirato. Non è necessario aver passato anni ascoltando il silenzio di Sri Ramana Maharishi, fare anni di Raja Yoga, accendere candele votive o avere fatto l’assistente alla fotografia in un film di Park Chan-wook per esprimere una  opinione personale su un film. Basta riflettere. Se lo fate voi, gli opinionisti casomai iniziano a divertirsi e sudarsi anche loro una loro opinione più interessante e meno interessata che tira per la giacchetta una claque inutile e altrettanto avvilente.

Emanuele Sferruzza Moszkowicz

Mi chiamo Emanuele Sferruzza Moszkowicz, preferisco Em, o Hu-Be. Questo è il mio archivio: www.hu-be.com e questo è un progetto che porto avanti che mi permette di conoscere molte persone: www.scribblitti.com