Un giudice statunitense ha dichiarato illegale la tassa da 100mila dollari introdotta da Trump sui visti dei lavoratori specializzati

Persone in coda inun ufficio per l'immigrazione a Miami in una foto d'archivio (AP Photo/Wilfredo Lee)
Persone in coda inun ufficio per l'immigrazione a Miami in una foto d'archivio (AP Photo/Wilfredo Lee)

Lunedì negli Stati Uniti un giudice federale ha stabilito che la tassa da 100mila dollari introdotta lo scorso settembre dall’amministrazione del presidente Donald Trump sui visti H-1B, destinati ai lavoratori specializzati, è illegale. Per il giudice, Leo Sorokin, Trump non aveva la facoltà di introdurre modifiche alle norme federali sull’immigrazione, che necessitano dell’approvazione del Congresso. Il Congresso non aveva dato al governo il permesso per apportare queste modifiche. L’amministrazione Trump ha fatto sapere che farà appello.

Sorokin doveva esprimersi su una causa presentata dai procuratori generali di 19 stati governati dai Democratici secondo cui, tra le altre cose, il provvedimento avrebbe avuto conseguenze negative per settori pubblici essenziali, come istruzione e sanità.

I visti H-1B permettono ai lavoratori altamente specializzati di vivere e lavorare negli Stati Uniti: oggi ne beneficiano circa 500mila persone, tra cui molti cittadini indiani, e a impiegarli sono soprattutto le aziende tecnologiche, come Meta, Apple e Microsoft. Secondo Trump, che ha posizioni molto restrittive sull’immigrazione, sarebbero stati usati in maniera eccessiva per sostituire lavoratori qualificati statunitensi con persone straniere: l’obiettivo della tassa da 100mila dollari era quindi rendere più vantaggioso impiegare lavoratori statunitensi.

La tassa era entrata in vigore lo scorso settembre, creando una certa confusione sia tra i lavoratori che avevano già un visto H-1B, sia tra le aziende che li impiegano: non era infatti stato specificato che non si sarebbe applicata alle persone che avevano già un permesso di quel tipo. Nel tempo trascorso tra l’annuncio di Trump e l’entrata in vigore della tassa, molte aziende statunitensi avevano chiesto ai propri impiegati con un visto H-1B in partenza per l’estero di non viaggiare, per timore che al loro rientro venissero bloccati alle frontiere; altri che si trovavano già all’estero avevano cercato di anticipare il rientro negli Stati Uniti.

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