La più grande scommessa di sempre di Elon Musk
L’attesa quotazione in borsa di SpaceX lo renderà ancora più ricco e potente, ma gli investitori dovranno fidarsi delle sue promesse

Venerdì 12 giugno la società spaziale SpaceX si quoterà in borsa negli Stati Uniti, con quella che si prevede sarà l’offerta pubblica iniziale (IPO) più grande di sempre. L’azienda fondata da Elon Musk confida di raccogliere almeno 75 miliardi di dollari e di raggiungere una valutazione di 1.770 miliardi di dollari. Ma i numeri, per quanto enormi ed eccezionali, sono forse la parte meno interessante della vicenda.
L’ingresso in borsa di SpaceX è infatti visto da molti analisti come il segno di un cambiamento nel rapporto tra tecnologia, potere economico, potere politico e potere finanziario. Una delle più ricche società al mondo ha l’obiettivo di controllare contemporaneamente i mezzi e il modo in cui le persone comunicano, controllando al tempo stesso l’accesso allo Spazio per gestire le infrastrutture delle telecomunicazioni e forse un giorno i sistemi per far funzionare le intelligenze artificiali. E lo farà con una struttura societaria che di fatto lascia tutto il potere a Elon Musk.
La storia del capitalismo è densa di grandi aziende e monopoli, ma è difficile trovare un caso in cui una singola persona abbia esercitato contemporaneamente un’influenza così ampia su settori cruciali per le comunicazioni, la sicurezza nazionale, l’accesso allo Spazio e lo sviluppo delle tecnologie digitali come Musk. E uno degli obiettivi della quotazione è proprio fare in modo che la sua società occupi contemporaneamente più livelli dell’infrastruttura tecnologica globale.
SpaceX costruisce i razzi che portano in orbita i satelliti, possiede la più grande rete di telecomunicazioni satellitari del mondo attraverso Starlink e sta investendo enormemente nei data center e nella potenza di calcolo necessaria per sviluppare le intelligenze artificiali. L’idea è che questi tre settori – Spazio, comunicazioni e AI – non siano mercati separati, ma parti della stessa infrastruttura. I razzi servono a lanciare i satelliti, i satelliti forniscono la connettività dall’orbita e la connettività rende possibile sia collegarsi a Internet da ovunque sul pianeta sia il funzionamento dei data center per alimentare le AI.
Il piano è ambizioso, ma ci sono dubbi sulla sua sostenibilità economica e finanziaria.
Le perplessità tra gli analisti sono legate al rapporto tra quanto potrà valere SpaceX in borsa e quanto guadagna realmente. Nel 2025 la società ha avuto ricavi per 18,7 miliardi di dollari, una cifra enorme, ma molto distante dalla valutazione che in seguito alla quotazione potrebbe arrivare a 1.770 miliardi. SpaceX ha chiuso il 2025 con quasi 5 miliardi di dollari di perdite e solo nei primi tre mesi del 2026 ne ha accumulate altre per 4,3 miliardi. La società sta infatti spendendo moltissimo per sviluppare Starship, il suo sistema di lancio più potente, e per portare in orbita migliaia di satelliti per Starlink.
SpaceX ha inoltre un debito di circa 20 miliardi di dollari, derivante da un prestito con un importante tasso d’interesse che aveva contratto per finanziare le proprie attività di sviluppo. L’IPO, che metterà sul mercato milioni di nuove azioni che saranno comprate da nuovi investitori, permetterà all’azienda di raccogliere il capitale necessario per estinguere il debito e ridurre gli oneri finanziari derivanti dagli interessi.
In pratica, diventando azionisti, gli investitori non pagheranno per i risultati attuali dell’azienda, ma per quelli che si aspettano possa raggiungere in futuro. Per ogni dollaro di fatturato prodotto oggi, il mercato attribuisce a SpaceX un valore di circa 95 dollari, un rapporto di gran lunga superiore a quello di altre aziende tecnologiche. Questa differenza per molti è coerente viste le grandi potenzialità di Starship e di Starlink, ma per i più critici il rapporto non considera i rischi e i successi che SpaceX deve ancora dimostrare di poter raggiungere entro pochi anni.
La documentazione fornita da SpaceX in vista della quotazione mostra come attualmente Starlink sia l’unica divisione della società che funziona bene, e che permette di avere le risorse per finanziare le altre due divisioni dedicate ai lanciatori spaziali e ai sistemi di intelligenza artificiale.
Nel 2025, Starlink ha prodotto ricavi per 11,4 miliardi di dollari, cioè poco più del 60 per cento del fatturato di SpaceX. Circa 10 milioni di persone in tutto il mondo si collegano a Internet tramite la costellazione di satelliti, pagando un abbonamento mensile fino a 100 dollari (il prezzo varia molto da paese a paese). Secondo SpaceX attualmente Starlink ha una capacità di 20 milioni di utenti, quindi per rispondere alla domanda crescente dovrà aumentare quantità e potenza dei satelliti.
La divisione Spazio, che rappresenta l’attività originaria dell’azienda, nel 2025 ha prodotto ricavi per circa 4 miliardi di dollari pari al 22 per cento del fatturato totale del gruppo. I test di Starship sono stati però estremamente costosi e solo nei primi tre mesi di quest’anno la divisione lanci ha registrato perdite per oltre 660 milioni di dollari. In compenso SpaceX è di gran lunga la società spaziale che gestisce più lanci: nel 2023 erano poco meno di cento all’anno, mentre nel 2025 sono stati 170, un lancio ogni due giorni, con una frequenza annua che non era mai stata raggiunta prima nella storia delle attività spaziali.

Un lancio sperimentale di Starship il 22 maggio 2026 (AP Photo/Eric Gay)
La terza divisione di SpaceX riguarda i sistemi di intelligenza artificiale e deriva in parte dalla fusione a inizio anno con xAI, la società sempre di Elon Musk che tra le altre cose controlla il social network X nato dall’acquisizione di Twitter. Nei primi tre mesi del 2026 ha avuto perdite per 2,47 miliardi di dollari, dovute agli ingenti investimenti per lo sviluppo dei data center per far funzionare i propri modelli di intelligenza artificiale.
Parte della spesa ha riguardato lo sviluppo e la gestione di “Colossus 1”, un supercomputer che la società ha costruito a Memphis, nel Tennessee (Stati Uniti). È uno dei sistemi di calcolo più grandi al mondo, ma xAI ha avuto molti problemi a renderlo efficiente a causa delle forti differenze tra i suoi componenti (l’ideale è averne di omogenei per gestire più facilmente i calcoli in parallelo tra migliaia di processori).
Inizialmente xAI e poi SpaceX consideravano Colossus come una soluzione a uso interno soprattutto per il loro chatbot Grok, un concorrente di Gemini (Google) e ChatGPT (OpenAI), ma in vista della quotazione il suo impiego è stato modificato rendendolo un fornitore di servizi. Anthropic, altra grande azienda di AI che si quoterà a breve in borsa, si è impegnata a versare a SpaceX circa 1,25 miliardi di dollari al mese per accedere alla capacità di calcolo di Colossus, in modo da alimentare meglio i suoi servizi come Claude. Google ha fatto qualcosa di analogo, con un contratto da quasi un miliardo al mese a partire dal prossimo autunno.
Musk ritiene che l’evoluzione successiva dei servizi offerti da SpaceX sia la costruzione di data center spaziali, cioè di satelliti collegati tra loro per offrire la potenza di calcolo necessaria per alimentare i sistemi di intelligenza artificiale. SpaceX ha fatto una richiesta preliminare all’autorità di controllo statunitense per le telecomunicazioni (FCC), chiedendo l’autorizzazione al lancio di una costellazione che nei piani più ottimistici potrebbe comprendere fino a un milione di satelliti per data center orbitali.
Il progetto si basa su un assunto: sulla Terra i data center richiedono grandi quantità di energia elettrica e un notevole consumo di suolo e acqua per il raffreddamento, quindi è più sostenibile trasferire le infrastrutture in orbita. Secondo Musk i satelliti potrebbero disperdere più facilmente il calore nell’ambiente spaziale ed essere alimentati in maniera più efficiente tramite i loro pannelli fotovoltaici, senza interferenze da parte dell’atmosfera come avviene sulla Terra. Di data center spaziali si parla da molto tempo, ma continuano a esserci forti dubbi tra gli esperti sulla fattibilità di questi progetti, mai sperimentati in orbita.
Ciò che invece è certo è l’enorme quantità di soldi e di potere che Elon Musk si appresta ad avere con la quotazione in borsa di SpaceX. Musk possiede il 42 per cento della società e si stima che entro breve tempo diventerà la prima persona nella storia con una ricchezza che supererà i mille miliardi di dollari. L’offerta pubblica è stata inoltre organizzata per consentire a Musk di mantenere il pieno controllo della società.

Elon Musk (Alex Wong/Getty Images)
La collocazione delle azioni è stata accelerata e divisa in due classi. La prima è aperta agli acquirenti del Nasdaq, il listino tecnologico statunitense, e attribuisce un voto per ogni azione. La seconda è sostanzialmente riservata a Musk e a un gruppo ristretto di manager della società, con l’attribuzione di dieci voti per ogni azione. Musk manterrà quindi un potere enorme nell’assemblea degli azionisti e solo le azioni della seconda classe, cioè le sue, potranno essere usate per deliberare la sua eventuale rimozione dalle cariche più importanti di SpaceX. Musk è quindi di fatto inamovibile e non rischia scalate ostili o pressioni da parte di investitori ostili.
Il progressivo aumento della capacità di controllo di Musk è osservato e commentato da tempo, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti di sicurezza nazionale. I servizi di SpaceX, dai lanci orbitali a quelli di connettività, non sono usati solo per scopi civili, ma anche militari, con contratti riservati con diversi governi. Una concentrazione così forte di risorse strategiche in un’unica entità privata è inedita ed è inoltre esposta ai repentini cambiamenti di opinione, talvolta di umore, di Musk.
In tempi recenti sono diventati evidenti con i litigi tra Musk e il presidente statunitense Donald Trump, con gli approcci ondivaghi sulle forniture di servizi satellitari all’Ucraina per difendersi dalla Russia, e più di recente con la gestione di Starlink su aree di guerra come quelle dell’Iran. La mancanza di alternative paragonabili per ora favorisce SpaceX, ma vincola molte delle scelte dei governi legate alle telecomunicazioni. L’introduzione di nuove regole per favorire la concorrenza potrebbe avere effetti sul valore di SpaceX in borsa, ma visti i tempi solitamente lunghi della regolamentazione di questi settori i dubbi degli investitori in questi mesi sono orientati su altro.
La società di analisi Morningstar ritiene che la previsione di valore sia troppo ottimistica e ne ha fatta una propria di circa 780 miliardi di dollari, meno della metà rispetto a quanto previsto da SpaceX. Secondo gli analisti, stime più alte sono basate su scenari poco realistici che raramente si verificano nel corso delle offerte pubbliche iniziali di questo tipo. Le forti perdite della divisione legata alle AI hanno fatto inoltre sorgere dubbi sulla sostenibilità dei conti dell’azienda nei prossimi anni, considerato che molto dipenderà dalla fattibilità o meno dei data center spaziali.
SpaceX ha inoltre una forte dipendenza da Starship, il sistema di lancio che sarà essenziale per potenziare Starlink e per costruire i data center orbitali. Il progetto è in ampio ritardo rispetto ai tempi prospettati da Musk, con Starship che non ha ancora mostrato di essere affidabile a sufficienza per il trasporto di carichi da svariati milioni di dollari e tanto meno di persone.
Gran parte della valutazione di SpaceX si basa quindi su progetti tecnologici ancora da realizzare, per quanto da parte di un’azienda che detiene una posizione dominante e con un’alta reputazione. Le IPO, soprattutto nel settore tecnologico statunitense, sono una scommessa per chi le organizza e per chi sceglie di investire. Il prezzo iniziale non misura ciò che l’azienda è, ma ciò che il mercato è disposto a credere che diventerà.



