Israele non si ferma in Libano
Ha emesso un ordine di evacuazione su tutta la città di Tiro e ha continuato a bombardare, nonostante le richieste contrarie di Iran e Stati Uniti

Martedì mattina l’esercito israeliano ha emesso un ordine di evacuazione che comprende tutta la città di Tiro, nel sud del Libano e la quarta più grande del paese, oltre ad alcune cittadine circostanti. È l’ordine di evacuazione più ampio emesso su Tiro dall’inizio della guerra in Medio Oriente, a fine febbraio, e per la prima volta include anche il quartiere cristiano, che finora era stato risparmiato dai bombardamenti israeliani. Prima e dopo l’ordine di evacuazione ha bombardato: secondo il ministero della Salute libanese ha ucciso almeno 8 persone.
L’estensione delle evacuazioni è un segnale del fatto che Israele non ha intenzione di interrompere la propria campagna militare in Libano contro Hezbollah, il gruppo sciita alleato dell’Iran, come sarebbe previsto dall’accordo sul cessate il fuoco fatto con il governo libanese e come insiste nel chiedergli il suo alleato più importante, gli Stati Uniti. È un problema per la tenuta di un altro accordo di cessate il fuoco, quello tra Stati Uniti e Iran, e per il presidente statunitense Donald Trump.
I bombardamenti israeliano sul Libano non sono una novità: Israele non ha mai smesso di attaccare il Libano anche dopo il cessate il fuoco, e continua a occupare una porzione rilevante del sud del paese.
Due giorni fa (nella notte tra domenica e lunedì) l’Iran aveva lanciato attacchi missilistici contro Israele per la prima volta da aprile, come ritorsione per i continui bombardamenti israeliani sul Libano. Il regime insiste nel dire che l’interruzione della campagna israeliana contro Hezbollah sia una condizione dell’accordo di cessate il fuoco con gli Stati Uniti, e la pone come condizione anche per un futuro accordo di pace. I negoziati su questo però sono fermi da settimane a causa dell’inconciliabilità delle posizioni di Iran e Stati Uniti.
Dopo gli attacchi iraniani di domenica il presidente statunitense Donald Trump aveva chiesto espressamente al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di non rispondere, per evitare una nuova escalation. Netanyahu l’aveva ignorato. Per Trump è molto importante che la guerra non ricominci e soprattutto che venga raggiunto un accordo di pace con l’Iran, che permetta di riaprire lo stretto di Hormuz e riavviare il commercio internazionale di petrolio e gas naturale liquefatto. Gli attacchi israeliani in Libano mettono a rischio le trattative, che come detto sono già molto complicate e inconcludenti.
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