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  • Mercoledì 27 maggio 2026

Ha chiuso il più famigerato manicomio del Brasile

Era l'ospedale Colonia di Barbacena, dove si stima siano morte oltre 60mila persone a causa degli abusi subiti

L'edificio che ospitava l'ospedale, ora Museo della Follia (EVELYN CRISTINA MIRANDA DIAS via Wikimedia Commons)
L'edificio che ospitava l'ospedale, ora Museo della Follia (EVELYN CRISTINA MIRANDA DIAS via Wikimedia Commons)
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Il 25 maggio gli ultimi 14 pazienti dell’ospedale psichiatrico Colonia di Barbacena, in Brasile, sono stati trasferiti in altre strutture e il reparto ha chiuso definitivamente. Per anni l’ospedale è stato un simbolo delle violenze sulle persone che venivano internate nei manicomi, per via delle terribili condizioni a cui erano sottoposte: la sua chiusura è quindi un passaggio importante per il Brasile, nonostante la struttura fosse già molto cambiata da quella che fu per decenni.

Dalla sua apertura, nel 1903, decine di migliaia di persone sono transitate dall’ospedale (anche noto con il nome di Colonia). Alcuni avevano disturbi mentali diagnosticati, ma molti altri no. Com’è stato prassi per decenni in vari paesi del mondo, all’epoca in Brasile negli ospedali psichiatrici venivano portati facilmente anche bambini orfani, alcolisti, persone con disabilità, omosessuali, prostitute, dissidenti politici, madri single o persone nere.

All’ospedale Colonia le condizioni di vita erano disumane. Nel 1961 il fotografo brasiliano Luiz Alfredo lo visitò e realizzò un reportage per la rivista O Cruzeiro. Le fotografie mostrano persone ammassate in stanze vuote o cortili di cemento assolati e circondati da mura alte e spoglie. Alcune sono completamente nude, altre indossano biancheria intima o sottovesti logore. Molte non hanno i denti, per via della malnutrizione (nell’ospedale erano state abolite le posate e i pazienti mangiavano solo alimenti deglutibili senza masticare). Altri bevono dalle pozzanghere.

Dal lavoro di Alfredo nel 2013 la giornalista Daniela Arbex trasse un libro in cui sono raccolte le testimonianze dei sopravvissuti, intitolato Holocausto Brasileiro. Nel 2016 ne è stato tratto un documentario omonimo.

Lo psichiatra e intellettuale italiano Franco Basaglia visitò Barbacena nel 1979, un anno dopo l’approvazione in Italia della legge che porta il suo nome e che fece chiudere i manicomi nel nostro paese, diventando un modello per molti altri nel mondo. Lo definì «peggio di un campo di concentramento nazista». All’epoca erano internate a Barbacena 1.400 persone, con solo sei specialisti a occuparsi delle cure. Si stima che nei decenni in cui è stato attivo a Barbacena morirono 60mila persone, perlopiù per il freddo, le malattie o la fame. Accanto all’ospedale venne costruito un cimitero. Dai documenti dell’ospedale emerge che più di 1.800 corpi vennero venduti alle facoltà di medicina.

– Ascolta anche: “Basaglia e i suoi”, il podcast del Post su Franco Basaglia

Contestualmente al passaggio di Basaglia, anche il Brasile stava iniziando la battaglia per la deistituzionalizzazione, ovvero il processo che avrebbe portato alla fine della segregazione delle persone con disturbi mentali in istituti chiusi: i manicomi. Fino a quel momento infatti era comune nell’ambiente medico pensare che le persone a cui erano state diagnosticate patologie mentali potessero essere pericolose e da isolare. Basaglia al contrario promosse prima in Italia e poi nel mondo l’idea che soltanto tirandole fuori dagli istituti, e creando attorno a loro una rete di supporto professionale e umano, avrebbero potuto stare meglio.

Nel 1978 in Brasile alcuni professionisti si riunirono per denunciare le condizioni di profondo degrado umano che esistevano nella maggior parte degli ospedali psichiatrici. La denuncia, fatta nel pieno della dittatura militare, portò al licenziamento della maggior parte di coloro che avevano parlato. Nel 1979 nacque il Movimento degli Operatori della Salute Mentale (MTSM) e nel 1987 il movimento anti-manicomio. Il primo progetto di riforma psichiatrica fu presentato nel 1989 dal deputato Paulo Delgado, e fu approvato soltanto 12 anni dopo.

A partire dal 1980 l’ospedale Colonia di Barbacena iniziò a essere dismesso. Dal 1996 una parte della struttura è stata riconvertita in un museo, chiamato Museo della Follia.