Gli insuperati vantaggi dei libri di testo di carta

Se ne riparla da qualche anno, dopo la scelta della Svezia di invertire un processo di digitalizzazione della scuola avviato da tempo

Due bambine di prima elementare leggono in classe un libro sulla prevenzione della violenza
Una classe di prima elementare legge un libro sulla prevenzione della violenza in una scuola a Westbury, New York, il 3 ottobre 2022 (AP/John Minchillo)
Caricamento player

La Svezia è stata tra i primi paesi al mondo a introdurre le competenze digitali nei programmi scolastici, i computer nelle scuole e un tablet in aula per ogni studente fin dall’infanzia. Avendo livelli di alfabetizzazione e di competenza nella lettura tra i più alti al mondo, il suo approccio ha comprensibilmente attirato una certa attenzione internazionale: a maggior ragione da quando quel lungo processo di digitalizzazione della scuola, avviato tra gli anni Novanta e i Duemila, è stato radicalmente invertito.

Dal 2023 il governo svedese ha cominciato a sovvenzionare l’acquisto di libri di testo cartacei, con uno stanziamento annuo di circa 63 milioni di euro, salito a circa 70 milioni nel 2025. Altri fondi sono stati stanziati per il miglioramento delle biblioteche scolastiche e per la formazione del personale che ci lavora. Ed entro la fine dell’anno dovrebbe entrare in vigore anche il divieto degli smartphone nelle scuole. Dalla politica di un tablet a studente, la Svezia sta passando a quella di un libro di testo cartaceo a studente per ogni materia.

La ragione principale è che l’utilizzo sistematico degli schermi nella didattica non ha migliorato i risultati scolastici, e dotare ogni studente di un dispositivo non ha mitigato le disuguaglianze come ci si aspettava. Secondo dati dell’OCSE PISA del 2022, un’indagine condotta ogni tre anni nei principali paesi industrializzati, c’è stato anzi un leggero peggioramento dei risultati in matematica e in lettura tra alunne e alunni provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati.

Ma in generale, tralasciando fattori nazionali specifici, la scelta della Svezia è ultimamente citata come prova della superiorità della didattica basata sui libri di testo cartacei rispetto a quella basata sui dispositivi digitali.

I bambini e le bambine di una classe di scuola elementare mangiano un’arancia mentre leggono un libro

Una classe della scuola elementare Djurgardsskolan a Stoccolma, in Svezia, il 31 agosto 2023 (AP/David Keyton)

L’uso di tablet e computer permette sì una lettura più personalizzata e accessibile: gli studenti possono modificare la dimensione del carattere del testo e la luminosità, per esempio, o vedere filmati didattici. Ma proprio la versatilità del mezzo rende più facile distrarsi e più rapido stancarsi, perché «la maggior parte degli studenti non è in grado di utilizzare i computer senza dividere la propria attenzione tra giocare, chattare e studiare», ha detto alla rivista online dell’Unesco Joel Starkenberg, un insegnante di matematica e scienze in una scuola elementare a Stenhamra, che prima lavorava nel settore tecnologico.

– Leggi anche: Per gli scienziati non c’è niente come la lavagna

Diverse analisi e studi condotti negli ultimi anni mostrano che la lettura su dispositivi digitali può complicare l’elaborazione delle informazioni. Quando le persone leggono un testo su schermo, tendenzialmente, lo comprendono meno rispetto a quando leggono lo stesso testo su carta. E uno dei problemi della lettura sullo schermo è che rende più difficile ricordare i dettagli, il che può essere uno svantaggio trascurabile per certe letture, ma un limite enorme per altre.

Quando leggiamo un romanzo, per esempio, leggerlo su uno schermo o su carta non fa tanta differenza: lo capiamo lo stesso. «La comprensione diminuisce invece quando utilizziamo uno schermo per leggere testi ricchi di informazioni, come un libro di testo per lo studio», disse nel 2024 Lili Yu, ricercatrice dell’università Macquarie, a Sydney, in Australia, e coautrice di una ricerca sui processi cognitivi coinvolti nella lettura digitale.

Le mani dei bambini sulle pagine di un libro aperto, sorretto da una maestra

Una maestra mostra un libro a bambini di un asilo a Berlino, in Germania, il 5 dicembre 2025 (Jens Gyarmaty/laif)

Un vantaggio dei libri di testo cartacei è che ciascuno aggiunge all’esperienza della lettura una serie di dettagli percettivi specifici che possono favorire i processi dell’apprendimento: il peso e le dimensioni del libro, per esempio, o la grammatura e la patinatura delle pagine. Dettagli particolari che invece si perdono e vengono uniformati nella lettura su un unico dispositivo. Quando serve imparare un testo o un concetto, in pratica, la memoria sensoriale variamente stimolata dall’azione di leggere su carta rafforza la memoria di quel testo o concetto. È un discorso che vale in parte anche per la scrittura, attività in cui è maggiormente coinvolta anche la memoria motoria.

– Leggi anche: Scrivere a mano ha ancora una sua utilità

Secondo i risultati di alcuni test, anche il tempo è un fattore determinante: quando i lettori avevano a disposizione un tempo limitato per leggere un testo, la loro comprensione diminuiva nei test di lettura su schermo rispetto a quella su carta. In un altro studio la lettura su schermo è inoltre associata a un maggiore rischio di disinformazione, perché rende più difficile notare eventuali contraddizioni o discrepanze all’interno del testo.

Un aspetto segnalato da Yu e dagli altri autori della ricerca è che la diffusione degli smartphone in particolare ha portato a un profondo cambiamento delle abitudini collettive. Molte persone hanno cominciato ad associare gli schermi a contenuti brevi e poco impegnativi, che incoraggiano una lettura superficiale. E secondo lo psicologo cognitivo Erik Reichle, collega di Yu, questo ha contribuito in generale a ridurre la capacità di mantenere a lungo la concentrazione, anche quando si tratta di leggere testi stampati su carta.

Il costante multitasking ha ulteriormente ridotto questa capacità. Quando guardiamo la TV o parliamo con qualcuno, spesso usiamo contemporaneamente i nostri smartphone per fare scrolling sui social o giocare. «Alla fine non dedichiamo la nostra completa attenzione a nessuna delle due attività, ma i contenuti che visualizziamo sono molto brevi e coinvolgenti, e abbiamo scoperto che possono fornirci frequenti scariche di dopamina», disse Reichle. «I libri sono statici, non c’è niente che si muova o lampeggi, e quindi è diventato più difficile per loro catturare la nostra attenzione».

– Leggi anche: La città irlandese dove i bambini stanno crescendo senza smartphone

C’è infine una questione di amplificazione delle disuguaglianze dovuta all’uso dei dispositivi digitali nelle scuole. Gli effetti negativi sull’apprendimento, come per esempio la tendenza a distrarsi più facilmente, sono maggiori tra gli studenti con minori competenze di lettura e che provengono da contesti svantaggiati. Quelli che invece hanno già ottime competenze di lettura e capacità di autoregolazione iniziali riescono a non subire l’influenza negativa dell’uso degli schermi e anzi, in molti casi, a trarne vantaggio.

Un bambino mentre usa un tablet vicino alla madre

Un bambino fa i compiti a casa con l’aiuto della madre e usando un tablet, a Cuckfield, Inghilterra, a gennaio del 2021, durante la pandemia (Max Mumby/Indigo/Getty Images)

Il processo di digitalizzazione delle scuole svedesi era stato voluto dai governi di centrosinistra guidati dal Partito socialdemocratico dei lavoratori (SAP), tra il 1994 e il 2006 e tra il 2014 e il 2022. L’obiettivo era preparare gli studenti fin dai primi anni di scuola ai mezzi digitali che avrebbero caratterizzato la loro vita professionale e privata. Le politiche del governo attuale, tra i più conservatori di sempre, hanno invece da subito disincentivato l’uso degli schermi e favorito la diffusione dei libri di testo cartacei per fare lezione, utilizzando come slogan la frase från skärm till pärm (“passiamo dallo schermo alla copertina”).

Il nuovo approccio è stato deciso sulla base di una consultazione che ha coinvolto ricercatori universitari, organizzazioni ed enti pubblici, secondo i quali le lezioni senza schermi creano condizioni migliori per la concentrazione e per lo sviluppo delle capacità di lettura e scrittura. «C’è una maggiore consapevolezza dell’impatto negativo che la tecnologia sta avendo nelle aule scolastiche», ha detto a BBC Sissela Nutley, neuroscienziata dell’Istituto Karolinska di Stoccolma.

– Leggi anche: Il primo paese a vietare i social media ai minori di 16 anni