Gli Stati Uniti dicono di essere vicini a un accordo con l’Iran
Trump dice che è «in larga parte negoziato», ma dall’Iran arrivano segnali contrastanti e niente di ufficiale

Sabato sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto dichiarazioni molto fiduciose sulle trattative con l’Iran per mettere fine alla guerra, sostenendo che un accordo di pace sia stato «in larga parte negoziato», e che lo stretto di Hormuz sarà riaperto. Non è la prima volta che si sbilancia in modi simili senza che poi siano seguiti progressi concreti nei negoziati, ma questa volta diverse fonti a conoscenza delle trattative dicono di essere ottimiste.
I dettagli dell’eventuale accordo però ancora non ci sono, e un successivo aggiornamento di Trump è sembrato più cauto soprattutto sulle tempistiche: ha detto di aver chiesto ai rappresentanti statunitensi di non «chiudere un accordo di fretta, visto che il tempo è dalla nostra parte». L’Iran nel frattempo non ha ancora commentato ufficialmente le dichiarazioni di Trump, e ha dato segnali discordanti.
Sabato Esmail Baqaei, il portavoce del ministro degli Esteri iraniano, aveva detto alla tv di Stato che Iran e Stati Uniti avevano effettivamente avvicinato le rispettive posizioni. Aveva però anche specificato che questo non significava che i due paesi avessero raggiunto un accordo su alcuni dei punti più importanti delle trattative.
Il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha detto che ci sono stati «progressi significativi, anche se non definitivi», e ha anticipato che ulteriori dettagli sul piano potrebbero essere rivelati già domenica. Barak Ravid, giornalista di Axios tra i più informati sulle trattative, ha scritto però che una sua fonte nell’amministrazione Trump ha escluso che l’accordo possa essere firmato a breve, che si sta ancora negoziando su alcuni passaggi e che serviranno giorni perché superi eventualmente tutte le approvazioni necessarie nel regime iraniano.
Per ora le informazioni sono ancora frammentarie e confuse, com’è successo abitualmente in questi lunghi negoziati. Né Iran né Stati Uniti hanno reso pubblica una bozza dell’accordo che stanno discutendo.
Alcuni funzionari iraniani hanno confermato al New York Times che l’Iran ha accettato un memorandum per fermare i combattimenti e riaprire lo Stretto di Hormuz. Hanno anche dato qualche dettaglio: l’Iran permetterebbe alle navi di passare dallo stretto, senza chiedere pedaggi; e gli Stati Uniti smetterebbero di fermare le navi che intendono partire dai porti iraniani o raggiungerli. Hanno anche detto che l’accordo non si occupa del tema del programma nucleare iraniano, rimandando tutto a una fase successiva dei negoziati: tra tutti è l’aspetto che sembra più lontano da una soluzione condivisa. Nel suo messaggio di domenica, Trump ha detto che «l’Iran deve capire che non può costruire o procurarsi una bomba atomica».
Dall’Iran comunque sono arrivati anche segnali più negativi. L’agenzia Fars ha smentito l’annuncio di Trump, dicendo che le sue dichiarazioni «non corrispondono alla realtà». L’agenzia è considerata molto vicina ai Guardiani della rivoluzione iraniani, il corpo armato più potente e intransigente del paese, che spesso si esprime e agisce in modo diverso dal governo iraniano.
Fino a qui gli Stati Uniti hanno insistito su tre punti fondamentali per un accordo di pace con l’Iran. L’Iran deve rinunciare al proprio programma nucleare, deve terminare il proprio blocco sullo stretto di Hormuz, e deve smettere di sostenere i gruppi attivi in altri paesi, in particolare Hamas nella Striscia di Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen. Finora l’Iran è stato intransigente e ha rifiutato queste richieste.
Nei giorni scorsi i colloqui diplomatici erano diventati più intensi, in particolare dopo che il capo delle forze armate pakistane, Syed Asim Munir, era stato a Teheran dove aveva incontrato diversi importanti funzionari iraniani. Il Pakistan è stato il principale paese che ha cercato di mediare tra Stati Uniti e Iran.
La guerra iniziata da Stati Uniti e Israele quasi tre mesi fa sta causando enormi problemi all’economia e agli approvvigionamenti energetici globali, con gravi conseguenze anche sul tasso di popolarità di Trump, che per questo ha fatto continuamente annunci perentori, commenti spericolati e descrizioni false dello stato delle trattative. Nei giorni scorsi aveva per esempio minacciato un «grande attacco» contro l’Iran se non si fosse raggiunto entro il weekend un accordo, che a suo dire l’Iran stava «implorando».



