Che film è quello che ha vinto a Cannes
“Fjord” del romeno Cristian Mungiu è ambientato in Norvegia e racconta una storia che ricorda un caso di cronaca italiano recente
di Gabriele Niola

In un’edizione che non è stata considerata tra le migliori della storia del festival di Cannes ha vinto uno dei film che più sono stati apprezzati dalla critica. Non capita di frequente: la storia del festival è piena di decisioni strane e impopolari da parte delle giurie, e di film premiati al posto di altri che poi hanno avuto una ricezione migliore o un successo maggiore.
Fjord di Cristian Mungiu, regista romeno che aveva già vinto a Cannes nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, è sia un film tipicamente “da Palma d’oro”, per come è fatto e per l’idea di cinema che propone, sia uno che ha grandi possibilità di piacere a un pubblico ampio e di far parlare di sé per il resto dell’annata. Soprattutto considerato quanto in questi anni i film che passano a Cannes o Venezia possano ambire a un successo anche americano. Era probabilmente l’unico dei film in concorso ad avere entrambe queste caratteristiche.
Fjord racconta la storia di una famiglia per metà romena e per metà norvegese che va a vivere in un piccolo paese della Norvegia. Sono cristiani evangelici ed educano i loro figli secondo stretti precetti religiosi, impongono preghiere e raccontano loro un mondo in cui, per esempio, essere omosessuali è un peccato. Fin dall’inizio si vede come sia i figli sia i genitori, per via di questa impostazione, fatichino a integrarsi nella società norvegese. La Norvegia è infatti un paese secolarizzato e progressista, che osteggia questo tipo di educazione. Quando i professori di una delle figlie notano dei lividi sul suo collo lo segnalano alla protezione dei minori, che interroga la ragazza (in inglese e norvegese e non in romeno) scoprendo che la sua famiglia usa le percosse come metodo educativo.
– Leggi anche: I vincitori del festival di Cannes
Dietro al film c’è una storia vera, che fece molto discutere sia in Norvegia che in Romania, quella di una famiglia a cui lo stato norvegese sottrasse i 5 figli per il sospetto di violenza domestica. Una storia non troppo diversa da quella che in Italia ha coinvolto recentemente la cosiddetta “famiglia del bosco”.
Centrale in Fjord è il racconto del processo che segue alla scoperta e di come abbia agito in quelle circostanze uno stato progressista, tollerante e secolarizzato. I genitori hanno infatti sempre sostenuto che le percosse consistevano soltanto in sculacciate, comunque intollerabili per la società norvegese, e che lo scandalo fosse dovuto a un problema di traduzione dal romeno. La forza del film, e ciò che la giuria ha detto di aver premiato, è proprio come riesca a creare una battaglia morale dentro chi guarda e deve decidere con chi parteggiare, mostrando che le intolleranze possono essere di tanti tipi diversi.
Di certo Fjord non guadagnerà molto da questo premio, almeno non nell’immediato. Spesso capita che chi ha per le mani un film con potenziale da premio in un grande festival aspetti a vendere i diritti alle distribuzioni dei vari paesi, sperando di poterlo fare dopo la premiazione a un prezzo maggiore. Fjord invece aveva venduto i suoi diritti a moltissimi territori, cinquanta, prima ancora di essere girato, raccogliendo quindi meno di quanto avrebbe fatto se fosse già stato noto che sarebbe andato a Cannes.
Ma Mungiu aveva bisogno di soldi per girare il film, sia perché non è facile finanziare un film in Romania, sia perché aveva scelto come protagonisti due attori importanti: la norvegese Renate Reinsve, una delle attrici europee più richieste di questi anni, e Sebastian Stan, americano di origini romene che fa film di supereroi con la Marvel. Oltre a vendere in anticipo i diritti distributivi per il cinema ha fatto lo stesso con quelli televisivi, e inoltre ha attinto ai finanziamenti pubblici di tutti i paesi che hanno partecipato alla produzione del film – Romania, Francia, Norvegia, Danimarca, Finlandia e Svezia – e anche a quelli di un fondo comunitario europeo. Per l’Italia i diritti li ha comprati per tempo Bim Distribuzione, che quindi porterà il film in sala in una data ancora da fissare.
Vendere così in anticipo i diritti in tanti paesi è stato possibile perché Cristian Mungiu è un autore i cui film sono sempre andati in concorso ai grandi festival, e quindi esiste una certa fiducia che qualsiasi suo nuovo film ci andrà. Ha contribuito anche il fatto che uno dei protagonisti è un attore americano, cioè Sebastian Stan. Per lui il film è un’occasione di rilanciare la propria carriera americana dopo i film di supereroi, per Fjord averlo nel cast è un’opportunità ancora maggiore di entrare nel mercato statunitense, nonostante non sia un film in lingua inglese.
Come spesso capita, infatti, di quelle cinquanta vendite la più importante è stata quella dei diritti statunitensi. Da diversi anni i film non americani partecipano con successo agli Oscar, cosa che può cambiare delle carriere, e quasi sempre dietro c’è Neon, distributore americano specializzato nell’importare film stranieri. È stato Neon a far vincere molti premi a Parasite ma c’era Neon anche dietro alle nomination per Sentimental Value o Anatomia di una caduta. Con Fjord sono sette anni consecutivi che Neon compra in anticipo il film che vincerà la Palma d’oro, confermando sia un buon fiuto sia un grande investimento complessivo, perché compra sempre molti film tra quelli in concorso. Quest’anno anche quelli di All of a Sudden, Hope, Paper Tiger, Sheep in the Box e The Unknown. Non è detto che Fjord abbia fortuna agli Oscar, ma il tema sembra adatto al mercato americano.



