Che storia ha il collettivo di estrema destra di cui si parla per l’omicidio di Deranque
Si chiama Némésis, è composto da sole donne e sostiene di poter coniugare femminismo ed estremismo

Nella storia intorno all’omicidio del militante di estrema destra Quentin Deranque, avvenuto la settimana scorsa a Lione, è coinvolto il Collettivo Némésis, un gruppo di estrema destra di sole donne che si definisce femminista e che ormai ha acquisito una certa popolarità, fino a espandersi in Svizzera, Belgio e più di recente anche in Italia. Deranque stava facendo da scorta insieme ad altri militanti a un’azione dimostrativa delle attiviste di Némésis. C’è stato uno scontro tra militanti di estrema destra ed estrema sinistra, Deranque è finito a terra ed è stato aggredito da più persone: è morto in ospedale due giorni dopo.
Némésis fu fondato nel 2019 dall’attivista allora 22enne Alice Cordier, oggi diventata uno dei volti femminili più noti dell’estrema destra francese, e prende il nome dalla dea greca che incarnava la redistribuzione della giustizia e la punizione divina. Il gruppo dice di avere circa 500 attiviste tra Francia e gli altri paesi in cui ha attive delle sezioni. Il suo profilo Instagram ha più di 100mila follower e quello di Cordier, che spesso viene invitata a parlare nei talk show televisivi, ne ha 224mila.
Il suo obiettivo dichiarato è attirare l’attenzione sul tema della violenza sessuale che secondo loro è compiuta in modo sproporzionato dagli uomini immigrati nei confronti delle donne, e sulla cosiddetta “sostituzione etnica”, una teoria del complotto razzista, molto popolare negli ambienti di estrema destra, secondo cui esisterebbe una cospirazione globale per sostituire i bianchi con persone di altre etnie.
Sono temi che si inseriscono nel più ampio movimento del cosiddetto “femonazionalismo”, un termine coniato nel 2012 dalla sociologa Sara R. Farris che indica lo sfruttamento di alcuni argomenti, termini e obiettivi femministi per sostenere posizioni razziste e stigmatizzare la popolazione immigrata europea.
Si parla di “sfruttamento” perché questi gruppi non condividono le premesse teoriche né gli obiettivi dei movimenti femministi, come la parità salariale, la divisione dei compiti domestici, l’autodeterminazione e la libertà femminile. Usano invece il linguaggio femminista per presentare in un’altra veste un tema che esiste da sempre, ma che è da decenni molto caro alla destra e all’estrema destra europee: la presunta necessità di proteggere le donne europee dall’uomo straniero, non bianco.

Due attiviste di Némésis a Bordeaux, durante una manifestazione il 31 gennaio del 2026, con in mano dei cartelli con le scritte “Grazie, polizia” e “Némésis sostiene la polizia” (ANSA/Patrice Pierrot/ABACAPRESS.COM)
A favore delle sue teorie Némésis porta spesso come esempio i dati sulle molestie e le violenze sessuali avvenute in strada o sui mezzi pubblici, in cui la percentuale di responsabili di origine straniera è maggiore se rapportata a quella delle persone immigrate rispetto alla popolazione francese totale. In alcuni casi hanno usato studi la cui attendibilità è stata contestata, in altri casi i dati sono reali, presi dai rapporti sulle denunce fatti dalla polizia francese, ma sono stati selezionati in modo fuorviante o decontestualizzati.
È un discorso che esclude volontariamente le questioni socioeconomiche che spingono le persone immigrate ai margini della società, quindi in alcuni casi verso ambienti criminali; oltre al fatto che le violenze di strada sono solo uno dei tipi di violenza sessuale che subiscono le donne. La stragrande maggioranza viene compiuta all’interno dei nuclei familiari e da parte di amici o parenti, e spesso sono più difficili da denunciare.
Némésis è diventato noto in Francia attraverso una strategia ben precisa, ossia compiere azioni provocatorie durante manifestazioni femministe o di sinistra e pubblicare i video sui propri social media. La prima azione di questo tipo fu messa in atto durante una manifestazione di NousToutes, il più famoso collettivo femminista in Francia, il 23 novembre del 2019 a Parigi: Cordier e altre attiviste si unirono alla manifestazione come delle normali partecipanti, per poi mostrare dei cartelli in cui c’era scritto che il 52 per cento delle violenze sessuali denunciate nell’Île-de-France, la regione della capitale, era compiuto da persone straniere.
Negli anni le attiviste di Némésis hanno replicato questa modalità decine di volte, anche in contesti in cui poi vengono offese e rischiano di essere aggredite, motivo per cui spesso si presentano con una “scorta” composta da militanti uomini di estrema destra, come nel caso di Quentin Deranque a Lione.



