Più che marchi di cibo, tesori nazionali

Dalla Vegemite australiana alla pizza Grandiosa norvegese, ogni paese ha un prodotto da supermercato di cui non potrebbe fare a meno

Una fetta di toast con la Vegemite spalmata sopra a Sydney, 17 novembre 2025 (AP Photo/Rick Rycroft)
Una fetta di toast con la Vegemite spalmata sopra a Sydney, 17 novembre 2025 (AP Photo/Rick Rycroft)
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In Norvegia non c’è venerdì sera senza i taco, un po’ come con il “taco Tuesday” negli Stati Uniti il martedì, e non c’è escursione in montagna senza il kvikk lunsj, uno snack al cioccolato simile al KitKat. Ma c’è un altro alimento che è considerato una specie di piatto nazionale non ufficiale, per quanto piuttosto improbabile: la pizza surgelata Grandiosa. Anche se a qualcuno potrebbe sembrare un abominio ogni anno in Norvegia se ne vendono milioni: è solo uno dei marchi di cibi e bevande che in un modo o nell’altro sono diventati delle specie di patrimoni nazionali, un po’ come la Nutella in Italia.

La pizza Grandiosa, in Norvegia
Fu messa sul mercato norvegese nel 1980, quando la pizza nel paese era ancora relativamente poco conosciuta, e quando la prima pizzeria a Oslo, Peppes, aveva aperto da soli dieci anni. Oggi Peppes è una catena con decine di ristoranti, e la pizza Grandiosa uno di quei cibi di cui tenere sempre una scorta in casa. È farcita con salsa di pomodoro, carne macinata, formaggio Jarlsberg e peperoni a tocchetti, e secondo la storia tramandata dall’azienda cominciarono a produrla senza sapere esattamente cosa fosse, una pizza.

Funzionò perché era un piatto nuovo ed esotico rispetto alla cucina tradizionale norvegese, ma anche grazie a oculate strategie di marketing. Tra gli anni Ottanta e Novanta fu pubblicizzata prima dalle atlete della Nazionale femminile di sci di fondo, e poi dai Vazelina Bilopphøggers (una specie di Elio e le Storie Tese). Nel 2006 invece “Respekt for Grandiosa”, la canzone con cui l’azienda puntava a far diventare la pizza un’abitudine del sabato sera, restò otto settimane in cima alle classifiche.

Le patatine Tayto, in Irlanda
Il loro nome viene dalla parola che indica patata in inglese (letta più o meno po-teido) e in Irlanda sono un’istituzione culturale, tanto che l’azienda che le produce dice di venderne oltre 500 pacchetti al minuto. Oltre che come semplice snack, gli irlandesi mangiano le Tayto schiacciate tra due fette di pane, a mo’ di sandwich, come fa l’attrice Saoirse Ronan nel video qui sotto. Sono così popolari che nel 2010 a nord di Dublino fu aperto il Tayto Park, un parco divertimenti poi rebrandizzato in Emerald Park, e l’azienda ha costruito tutta una strategia pubblicitaria basata attorno al personaggio che compare sulle confezioni: Mr. Tayto, una patata antropomorfa che tra le altre cose ha candidato per finta alle elezioni generali del 2007.

Il Milo, in Malaysia
È una bevanda a base di cacao e malto, ricorda un po’ il Nesquik e un po’ il ColaCao spagnolo e viene venduta ovunque, dai fast food alle scuole alle bancarelle per strada. Si consuma calda o fredda, e si trova in molte versioni, compresi gelato e barrette. In realtà fu inventata in Australia per la Nestlé nel 1934, ma ottenne una grande popolarità negli anni Cinquanta, quando cominciò a essere esportata e pubblicizzata come bevanda nutriente, ricca di vitamine e minerali essenziali. Dagli anni Ottanta è associata anche allo sport: è dal Milo che nacque lo slogan “Malaysia Boleh!” (La Malaysia ce la può fare!), che fu usato nei Giochi del Sudest asiatico nel 1993 e oggi è un motto di orgoglio nazionale.

Un venditore ambulante vende il Milo in un mercato di Kuala Lumpur, Malaysia, 19 ottobre 2024 (Samsul Said/Bloomberg via Getty)

Tim Hortons, in Canada
A inizio febbraio l’azienda ha fatto recapitare bancali di caffè per le atlete e gli atleti canadesi impegnati nei Giochi di Milano Cortina: Tim Hortons infatti è una catena di caffetterie, ma in Canada è anche un’istituzione perché i suoi sono considerati negozi affidabili, tranquilli e amichevoli, un po’ come l’idea che il paese vuole dare di sé. Fu fondata nel 1964 da un giocatore di hockey, ed è famosa anche per le sue ciambelle e i suoi timbits, cioè le piccole palline dolci fatte con la pasta dei donut.

La Vegemite, in Australia
Per il Museo nazionale dell’Australia è uno dei simboli del paese: se non avete presente la più famosa Marmite inglese, è una crema spalmabile a base di lievito dal gusto pungente e salato, e fu proprio per imitare la Marmite che venne inventata a Melbourne, nel 1923. Di solito si spalma sui toast al formaggio, ma si può usare anche per insaporire i piatti (o da sola, per chi ha più coraggio), e nelle case australiane non può mancare. Dagli anni Cinquanta al 2017 il marchio è stato gestito dall’azienda statunitense Kraft, e adesso dall’australiana Bega, che ha anche prodotto un’ampia linea di souvenir e abbigliamento “dal sapore tutto australiano”. La Vegemite è citata anche nella canzone “Down Under” dei Men at Work.

Il caviale in tubetto Kalles, in Svezia
A proposito di sapori pungenti, quello del caviale in tubetto più diffuso in Svezia di sicuro non fa per tutti, visto che è fatto con uova di merluzzo affumicate, mescolate a zucchero, sale e altri ingredienti. Per il New York Times mette a prova l’istinto di conati di vomito, però tra gli svedesi è popolarissimo per la colazione, spesso per farcire pane ricoperto da uova a fette. Se da un lato può inorridire chi non lo apprezza, insomma, dall’altro molti lo difendono con orgoglio.

La Inca Kola, in Perù
Si trova anche nelle bancarelle e nelle botteghe di alimenti internazionali, soprattutto dove la diaspora è molto presente, ma in Perù è un simbolo di orgoglio e identità nazionale già a partire dal suo nome, che rimanda all’antica civiltà sudamericana. È una bibita gasata gialla fluorescente con un sapore dolciastro, viene prodotta dagli anni Trenta ed è soprattutto dagli anni Sessanta che ha cominciato ad assumere un’identità culturale precisa, visto che veniva promossa come alternativa locale a marchi stranieri più potenti. La Inca Kola si è diffusa anche nei posti più remoti del paese, ed è la bibita di riferimento nei fast food, anche più della Coca-Cola che, non riuscendo a superare la concorrenza, nel 1999 comprò il 50 per cento delle quote dell’azienda peruviana.

La Irn-Bru, in Scozia
È considerata l’altra bevanda nazionale scozzese assieme al whisky, ed è una bibita dolciastra dal color ruggine, nota per l’arancione fluorescente delle sue etichette. Cominciò a essere commercializzata nel 1901 come “Iron Brew” (bevanda di ferro), e secondo quanto è stato tramandato doveva essere un’alternativa alla birra per gli operai metalmeccanici, che ne bevevano troppa: nel 1946 però il nome fu cambiato perché per legge i marchi dovevano indicare quello che gli alimenti contenevano veramente. Negli anni ogni tentativo di aggiornare la ricetta è stato accolto con enormi resistenze, e nel 2018 la gente cominciò a fare scorte contestando il dimezzamento degli zuccheri nella ricetta. Di recente la bibita è diventata popolare anche nel resto del Regno Unito, grazie alla campagna pubblicitaria attorno alle qualificazioni della Scozia agli Europei di calcio.

Il Gansito, in Messico
È una merendina ricoperta di cioccolato con una farcitura alla crema e marmellata di fragola, con granelli di cioccolato sopra, e il suo nome significa ochetta, come quella che c’è sulle sue confezioni. È considerata un simbolo del Messico anche per lo slogan di una delle sue pubblicità storiche: “¡Recuérdame!”, cioè ricordami, e nel 2006 il servizio postale nazionale le ha dedicato anche un francobollo per celebrare i cinquant’anni dalla sua invenzione.

Il Jollibee, nelle Filippine
È soprannominato “il McDonald’s delle Filippine” ed è diventato un simbolo nazionale assieme ai piatti che serve, che mettono insieme sapori della cucina tradizionale filippina e piatti occidentali. Il più famoso è il Chickenjoy, cioè pollo fritto accompagnato da una salsa dolce o piccante, ma ci sono anche gli spaghetti con il ketchup alla banana o l’halo-halo, una specie di parfait fatto con latte condensato e ghiaccio tritato con strati di frutti e tuberi come igname e jackfruit. È anche il motivo per cui il vero McDonald’s nelle Filippine non funziona. Ce n’è una sede anche a Milano.

L’acqua Borjomi, in Georgia
È un’acqua minerale naturalmente gasata che sgorga da una sorgente nella parte centrale del paese, e che i georgiani considerano benefica un po’ per tutto, compresi i postumi della sbornia. È conosciuta fin dal 1830, quando i soldati russi si imbatterono per la prima volta nella sorgente, e iniziarono a promuovere le aree termali del posto come “la Vichy russa” o “la perla del Caucaso”. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica che sancì l’indipendenza della Georgia la Russia continuò a essere uno dei principali importatori di acqua Borjomi, ma nel 2006 durante un periodo di rottura vietò l’importazione di tutte le acque minerali georgiane, ritenendole poco sicure: la Georgia lo interpretò come un segno di ostilità e un ricatto, e alla fine il divieto fu rimosso nel 2013.

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