La crisi della BBC si vedeva arrivare
Quello legato a Trump è l'ultimo di una serie di errori, problemi e polemiche che rischiano di compromettere la credibilità dell'azienda

La BBC sta vivendo una delle peggiori crisi della sua storia recente. Le dimissioni di due dei suoi più importanti dirigenti, il direttore generale Tim Davie e la responsabile della divisione news Deborah Turness, sono il risultato dell’ultimo caso, quello legato al montaggio fuorviante di un discorso del presidente statunitense Donald Trump. Ma negli ultimi anni scandali e polemiche intorno all’emittente pubblica britannica sono stati frequenti, così come le accuse, provenienti soprattutto dalla destra britannica, di essere strutturalmente di parte e di proporre una visione del mondo troppo progressista e di sinistra.
La BBC è l’emittente nazionale più antica del mondo, ha reti televisive, radiofoniche e prodotti digitali, ha uffici in quasi 60 paesi e opera in oltre 40 lingue. Secondo i sondaggi è uno dei media di lingua inglese ritenuti più autorevoli sia nel Regno Unito sia negli Stati Uniti, ma i recenti errori e le cattive gestioni di problemi interni rischiano di comprometterne l’immagine e la credibilità, in un generale contesto di maggiore polarizzazione politica. Nel Regno Unito le discussioni sulla BBC coinvolgono il suo finanziamento attraverso una tassa, equiparabile al canone televisivo in Italia, criticata da sempre più politici conservatori.
L’ultimo grosso problema è emerso la scorsa settimana, quando il quotidiano britannico Daily Telegraph ha diffuso un documento interno redatto da Michael Prescott, ex giornalista di BBC e ora consulente esterno, e destinato al Consiglio di amministrazione. Nel documento Prescott evidenziava una serie di problemi nella copertura di alcune notizie, denunciando tra le altre cose violazioni di standard etici e di regole editoriali dell’emittente.
Fra queste c’era un documentario di circa un anno fa dello storico programma Panorama, che riportava alcune parti del discorso fatto da Trump il 6 gennaio del 2021, nel giorno dell’assalto al Congresso. Due frasi che Trump aveva pronunciato a 50 minuti di distanza venivano montate insieme, con l’effetto di suggerire una diretta incitazione alla violenza: ad «Andremo al Campidoglio, e sarò lì con voi» era stata aggiunta «E combatteremo, combatteremo come dannati». Altre questioni riguardavano anche il trattamento della guerra in corso nella Striscia di Gaza da parte di BBC Arabic (il canale in lingua araba), accusato di proporre una visione squilibrata in favore della causa palestinese, e le omissioni sistematiche nel racconto di questioni che hanno a che fare con le persone trans.
Per qualche giorno BBC non ha risposto alle critiche che sono seguite alla pubblicazione del documento, perché l’azienda era impegnata in una discussione interna su come rispondere. Secondo alcune fonti ci sarebbero state divisioni all’interno del Consiglio di amministrazione e del gruppo di dirigenti. Il risultato è che la risposta è arrivata tardi, quando il caso si era già ingrandito parecchio. Le dimissioni dei due dirigenti lo hanno ulteriormente amplificato, e poi ci si è messo anche Trump, che ha definito l’emittente «100% fake news» e lunedì ha minacciato una causa da 1 miliardo di dollari se il documentario non verrà rimosso entro il 14 novembre, facendo anche delle scuse ufficiali e pagando un indennizzo.

Il direttore generale Tim Davie con l’allora principe Carlo (ora re) e la moglie Camilla, nel 2022 (Hannah McKay/Pool via AP)
Da quando è entrato in carica, nel 2020, il direttore Tim Davie (entrato in azienda nel 2005 come direttore marketing e comunicazione) ha dovuto gestire molti casi complessi. Nel 2023 Huw Edwards, noto presentatore delle reti BBC, fu accusato di aver pagato una persona minorenne in cambio di foto sessualmente esplicite, e fu poi condannato per il possesso di materiale pedopornografico. Nello stesso anno Davie sospese il più noto dei commentatori sportivi dell’emittente, l’ex calciatore Gary Lineker, per aver criticato una proposta di legge contro l’immigrazione dell’allora governo conservatore, paragonandola alle politiche della Germania nazista. Lineker fu poi reintegrato, ma nel 2025 la sua collaborazione si interruppe definitivamente dopo le polemiche per aver condiviso sui social un post considerato antisemita sulla guerra a Gaza. Nel 2024 c’erano state altre polemiche e licenziamenti per l’uso di linguaggio inappropriato durante la trasmissione MasterChef e per sospetto uso di droga e presunti abusi nel programma di danza Strictly Come Dancing.

L’ex presentatore Huw Edwards all’ingresso del tribunale per una delle udienze, nel settembre del 2024 (AP Photo/Frank Augstein)
Quest’anno i problemi maggiori hanno riguardato la guerra a Gaza. Lo scorso febbraio la rete ha ritirato il documentario “Gaza, come sopravvivere in una zona di guerra” quando è emerso che il ragazzino 13enne che faceva da voce narrante era figlio di un funzionario di Hamas. In estate è stata criticata per aver mandato in onda l’esibizione al festival di Glastonbury del duo rap Bob Vylan, che aveva guidato cori a favore della Palestina e ostili a Israele, come «Morte all’IDF» (IDF è la sigla dell’esercito israeliano).
BBC è abituata a essere al centro di discussioni e polemiche. Lo è sempre stata, anche se non con questa frequenza e intensità, per motivi legati alla sua rilevanza e a una storica opposizione da parte del partito Conservatore e della destra britannica, che ha sempre guardato con poco favore l’emittente e il suo finanziamento pubblico. Esiste anche una battuta ricorrente all’interno delle redazioni che accompagna l’inizio di una nuova crisi e che evidenzia come le questioni raramente coinvolgano chi guida davvero l’emittente o mettano in discussione la sua struttura: «Deve cadere la testa di qualche vice».
Errori e violazioni delle regole interne sono considerate quasi inevitabili per via della natura dell’azienda (che non è solo o principalmente giornalistica, ma si occupa anche di intrattenimento), per le sue enormi dimensioni e per la quantità del materiale che produce. BBC ha 21mila dipendenti, di cui 6mila nella sezione news, e ha un pubblico stimato in circa 450 milioni di persone ogni settimana: il controllo capillare di redazione e prodotti è ovviamente complesso.
BBC ha una consolidata reputazione di attenzione e rigore sulle notizie, nonché ambizioni di porsi come guida in un contesto giornalistico sempre più polarizzato e fazioso, con prodotti di fact-checking come BBC Verify. Questo fa sì che errori e omissioni dell’emittente siano più evidenti e criticati.

Il leader del partito Laburista britannico Keir Starmer (ora primo ministro) alla sede della BBC, nell’ottobre del 2022 (AP Photo/Alberto Pezzali)
La stessa enorme attenzione che BBC dedica a scandali e casi sulla BBC contribuisce almeno in parte ad amplificarli. In questi giorni ha dato grande risalto allo scandalo sul montaggio del discorso di Trump, citato nei programmi tv e oggetto di un’ampia copertura nelle edizioni online, con liveblog, approfondimenti e commenti. Dipendenti della BBC sottolineano i casi quasi paradossali di dirigenti dell’emittente inseguiti da giornalisti della stessa emittente a caccia di una dichiarazione, o di richieste di interviste che arrivano da colleghi a colleghi all’interno della stessa azienda.
Infine la situazione eccezionale in cui BBC agisce nel contesto dei media, costituita dal suo finanziamento pubblico, la rende oggetto di attenzioni costanti non solo dalla politica, ma anche da parte dei media britannici che ne sono diretti concorrenti.
Tutto questo non cancella una serie di errori che sono stati evidenti e ammessi dalla stessa dirigenza. Nei commenti di questi giorni chi difende la BBC dice che le polemiche sono il risultato di attenzioni eccessive motivate politicamente con l’obiettivo di indebolire l’azienda. Altri sottolineano i progressivi tagli alle redazioni e l’aumento dei materiali prodotti, che aumentano le probabilità di errore e limitano le possibilità di controllo. I più critici ritengono che ci siano problemi relativi a come l’azienda è strutturata e gestita.
Davie e Turness dimettendosi hanno respinto l’accusa secondo cui la BBC farebbe una copertura giornalistica di parte, cosa spesso ripetuta dalla destra britannica (e da quella statunitense). Nick Hilton, podcaster ed esperto di media, ha scritto su Medium che BBC ha «una cultura interna riconoscibile che attrae un personale molto omogeneo» e uno statuto che «garantisce che operi più come un dipartimento della pubblica amministrazione che come un’organizzazione mediatica agile». Questo finirebbe inevitabilmente per attirare dipendenti interessati a questo approccio e dalle visioni più progressiste che conservatrici.
Claire Enders, esperta di media citata dal New York Times, dice invece che ogni direttore generale della BBC ha dovuto gestire problemi simili, ma che l’attuale «ne deve gestire di più perché il mondo è diventato molto più polarizzato». Secondo Enders l’azienda avrebbe bisogno di ripensarsi profondamente, perché «per la BBC manifestare un pregiudizio politico è la cosa più pericolosa al mondo».
Il nuovo direttore generale verrà nominato dal Consiglio di amministrazione, composto dal presidente Samir Shah (in carica dal marzo del 2024), da dieci membri non esecutivi e da quattro esecutivi. È un organismo indipendente dalla politica, anche se i suoi membri sono stati nominati da vari governi nel corso degli anni. Il nuovo direttore dovrà discutere col governo anche il rinnovo della concessione, che dura dieci anni e scade nel 2027. Si tratta dell’accordo in base al quale viene definita l’entità del canone e dei fondi a disposizione dell’emittente, che in cambio si impegna a seguire determinati protocolli o a garantire determinati servizi.
Alla fine del 2024 Shah ha detto che BBC negli ultimi dieci anni ha perso quasi un terzo delle proprie entrate. Nell’ultima stagione i ricavi sono aumentati del 9 per cento (arrivando a circa 6,7 miliardi di euro), ma 300mila persone hanno smesso di pagare il canone di 174,5 sterline l’anno (198 euro), rischiando la multa o dichiarando di non possedere apparecchi televisivi e di non guardare i programmi online. Le discussioni sulla credibilità e sull’oggettività dell’emittente influenzeranno sia le trattative con l’attuale governo Laburista (storicamente più bendisposto verso il servizio pubblico), sia i tassi di evasione e disdette.



