Mary Peltola. (AP Photo/Mark Thiessen)
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  • giovedì 24 Novembre 2022

Sarah Palin ha perso di nuovo in Alaska

Il seggio alla Camera dei deputati statunitense in ballo alle elezioni di metà mandato andrà alla Democratica moderata Mary Peltola

Mary Peltola. (AP Photo/Mark Thiessen)
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La candidata del Partito Democratico americano Mary Peltola è stata eletta all’unico seggio espresso dall’Alaska nella Camera dei deputati statunitense, dopo due settimane di conteggio dei voti delle elezioni di metà mandato. È la prima volta che un membro del Partito Democratico viene eletto per un intero mandato dal 1970: Peltola era già stata eletta nell’agosto ma ad interim, e si è candidata alle elezioni di novembre per ottenere un mandato pieno. È una sconfitta pesante per i Repubblicani, anche perché la principale sfidante era Sarah Palin, una delle politiche più note negli ultimi anni negli Stati Uniti.

Palin, ex governatrice dell’Alaska ed ex candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti nel 2008 con John McCain, sperava di tornare attiva nella politica nazionale ed era stata attivamente sostenuta dall’ex presidente Donald Trump negli scorsi mesi. Peltola ha vinto riuscendo a convincere un’ampia coalizione di Democratici, centristi e nativi americani, mentre il voto conservatore è stato diviso tra Palin e un altro candidato, Nick Begich III. Quella in Alaska è un’ulteriore sconfitta anche per Trump, che alle elezioni di metà mandato ha sostenuto quasi esclusivamente candidati che poi si sono rivelati perdenti, e la cui azione politica si è dimostrata una debolezza per il Partito Repubblicano, più che un punto di forza.

Sarah Palin. (Justin Sullivan/Getty Images)

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Già ad agosto Peltola era diventata la prima persona di origine nativa americana eletta a rappresentare l’Alaska al Congresso, ma ricopriva un ruolo temporaneo per portare a termine il mandato di Don Young, politico Repubblicano morto a marzo che aveva rappresentato l’Alaska alla Camera dal 1973. Nel frattempo, la sua popolarità è cresciuta: se ad agosto aveva vinto contro Palin con uno scarto di appena tre punti percentuali, alle elezioni nazionali dell’8 novembre ha ottenuto il 54,9 per cento delle preferenze, contro il 45,1 dell’ex governatrice.

Peltola ha festeggiato la notizia con un post su Twitter che diceva «CE L’ABBIAMO FATTA!» e il celebre meme del granchio che danza, e ha promesso di rappresentare gli interessi dello stato nella sua interezza.

Già negli scorsi mesi come deputata ad interim, Peltola aveva dimostrato di essere molto moderata: aveva portato avanti le posizioni del suo predecessore, il Repubblicano Young, e aveva assunto diversi dei suoi assistenti nello staff. Peltola si era anche alleata con i due senatori Repubblicani del suo stato, Lisa Murkowski e Dan Sullivan, per convincere l’amministrazione Biden a dare il via libera a un progetto di trivellazione per estrarre petrolio nell’Artico.

Dopo le elezioni di metà mandato, il Congresso americano è diviso: i Repubblicani hanno una piccola maggioranza alla Camera e i Democratici hanno una piccola maggioranza al Senato. Figure molto moderate come quella di Peltola, dunque, portebbero diventare interlocutrici per l’approvazione di eventuali misure condivise.

La sua vittoria comunque non cambia considerevolmente gli equilibri politici nella Camera dei deputati: per assumerne il controllo era necessario eleggere 218 deputati, e i Repubblicani ne hanno già eletti 220. Sono soltanto due gli stati che non hanno ancora espresso il proprio rappresentante per la Camera: sia in un distretto del Colorado che in uno della California non c’è un chiaro vincitore benché il 95 per cento dei voti sia stato contato. In entrambi i distretti, però, i Repubblicani hanno un leggero vantaggio.

Sempre in Alaska c’è stata un’altra sconfitta per Donald Trump: al Senato è stata riconfermata la Repubblicana moderata Lisa Murkowski, che era stata tra i pochissimi senatori repubblicani a votare per l’impeachment dell’ex presidente l’anno scorso. Trump aveva sostenuto una sua rivale, Kelly Tshibaka, che però è stata sconfitta con ampio margine.

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L’Alaska era uno dei pochissimi stati in cui erano ancora in corso gli scrutini dei risultati dell’8 novembre. La lentezza è stata dovuta alla legge elettorale statale, che ritiene valide le schede elettorali inviate per posta che arrivano fino a 15 giorni dopo il giorno delle elezioni, se il timbro postale certifica che sono state inviate in tempo. A ciò si aggiunge il fatto che in Alaska vige un sistema di “ranked voting”, in base a cui gli elettori mettono i candidati in ordine di preferenza e i voti vengono conteggiati a turni: se durante il primo turno nessun candidato ottiene più del 50 per cento dei voti, vengono eliminati i voti per il candidato con meno preferenze e vengono conteggiate le seconde preferenze su tali schede. Avanti così finché un candidato non ottiene più del 50% dei voti.