L’Italia vista dagli stranieri su TikTok è bellissima e un po’ finta

Sui social c'è tutto un fortunato filone intorno alle celebrazioni di scorci, cibi e stili di vita italiani, ma a volte rischia di fare dei danni

di Viola Stefanello
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Dopo due anni difficili, quest’estate il numero di turisti che hanno visitato l’Italia ha raggiunto livelli simili a quelli del 2019, un’annata molto fortunata per il settore. E insieme ai visitatori stranieri è arrivato sui social – soprattutto su TikTok – un nuovo filone di video e rappresentazioni dell’Italia, pubblicate sia da utenti qualunque in vacanza sia da creator che per lavoro condividono storie, scorci e consigli sui posti che hanno visitato.

Tra i soggetti più comuni ci sono ampie terrazze assolate, lunghi tavoli colmi di taglieri e bottiglie di vino, cittadine suggestive a picco sul mare, vecchietti in canottiera affacciati alla finestra d’estate o intenti giocare a carte fuori da un bar. Tra gli stranieri su TikTok è assai diffusa una rappresentazione di un’Italia bella e lenta, piena di un certo senso di nostalgia per una vita più semplice e autentica. È un’immagine spesso molto stereotipata, anche se molti elementi dello stile di vita italiano individuati sui social sono effettivamente radicati, trasversali e distintivi: sono principalmente questi a esercitare un fascino per il modo di fare degli italiani assai diffuso specialmente negli Stati Uniti.

Questo filone di contenuti sui social ha fatto la fortuna di influencer e in certi casi anche di alcune località turistiche, ma sta già mostrando in certi casi i suoi rischi: non tanto, o non solo, per come costruisce talvolta un immaginario poco realistico, ma soprattutto perché contribuisce ad alimentare una visione delle località turistiche italiane come prodotto da consumare ed esibire, con conseguenze negative per chi ci vive.

A pubblicare video sull’Italia per un pubblico straniero non sono solo persone che vengono in vacanza in Italia un paio di settimane. Una nicchia specifica è quella occupata da studenti e studentesse, ragazzi e ragazze alla pari ed “expat” che hanno deciso di trasferirsi in Italia per un periodo più o meno lungo di tempo e che creano contenuti principalmente per un pubblico anglofono, che include altre persone innamorate dell’Italia e che sognano un giorno di viverci.

@beachbumblaineI’ll be taking this mindset back home. I’m tired of pretending like taking a nap in the middle of the day is unproductive.♬ Italian Dinner Party – Italian Restaurant Music of Italy

Oltre ai video pieni di meraviglia che ritraggono gli aperitivi delle sei di sera o che si fanno gioco del modo in cui gli italiani muovono le mani quando parlano, esiste un intero sottoinsieme di contenuti dedicati a come muoversi nella cultura e nella società italiane per non sembrare un turista. Video intitolati per esempio «5 modi per comportarsi in modo più italiano» ottengono centinaia di migliaia di like consigliando di non indossare abbigliamento sportivo fuori dalla palestra, com’è comune negli Stati Uniti (ma anche in Italia, in realtà), o che raccomandano di non ordinare il cappuccino dopo pranzo, mettere il ghiaccio nel vino o spezzare gli spaghetti.

Sono molto popolari anche i video che raccontano gli shock culturali delle persone appena arrivate in Italia. La statunitense Kacie Rose Burns, che su TikTok ha più di 928 mila follower e si è trasferita in Italia dopo aver conosciuto il fidanzato durante un viaggio a Firenze, ci ha fatto un’intera serie: tra le differenze culturali che l’hanno sorpresa c’è il fatto che i quattordicenni possano guidare i motorini e l’assenza del sistema delle mance nei ristoranti, ma anche le quattro settimane minime di ferie pagate dai datori di lavoro e l’esistenza dei buoni pasto.

Jessi e Alessio Pasini sono una delle tante coppie composte da un italiano e una statunitense che raccontano le differenze culturali emerse nel corso della loro relazione, spesso scherzandoci sopra in modo particolarmente teatrale. Da quando hanno cominciato a raccontare questa parte del loro rapporto nel loro profilo TikTok @thepasinis, la loro popolarità sull’app si è estesa ragguardevolmente, e oggi hanno 1,6 milioni di follower.

«I nostri amici e familiari ridevano sempre tantissimo quando parlavamo loro delle differenze che emergevano quando uscivamo a cena o vivendo insieme: è così che abbiamo deciso di fare qualche video divertente sul tema. Gli americani adorano il modo in cui reagiscono gli italiani, il modo in cui mostrano le proprie emozioni», dice Jessi Pasini.

Negli ultimi anni, questa passione è stata testimoniata anche dalla diffusione di meme sugli italiani come “How Italians do things” – in cui le persone provavano a eseguire varie azioni della vita italiana facendo al contempo il gesto del “che vuoi?” con la mano – o il sempreverde filone degli screenshot di utenti italiani arrabbiatissimi per il modo in cui cucina la gente di altri paesi.

@tikitube We can’t get by them without a pizzetta coming our way 🤍 #italianfood #americansinitaly #italytiktok ♬ Originalton – 🫀🏥

Un altro motivo di questo interesse, secondo Jessi Pasini, è il fatto che tantissimi americani hanno parenti o antenati italiani: soltanto negli Stati Uniti, secondo un censimento del 2020, le persone che si identificano come italo-americane sono almeno 17 milioni. «Per loro è interessante vedere come le cose in Italia si sono evolute in modo diverso dagli Stati Uniti. Spesso abbiamo follower che commentano dicendo che anche la loro nonna faceva o diceva le stesse cose che fa Alessio: sono contenuti che portano molta gioia e soddisfazione», dice la creator.

La fascinazione straniera per l’Italia, però, non viene soltanto dal grande numero di persone di discendenza italiana. Da La dolce vita a Vacanze romane, da La grande bellezza a Chiamami col tuo nome, l’Italia è rappresentata come un paese da sogno al cinema come nelle serie tv da decenni.

Ancora prima, attraverso le opere scritte dagli autori inglesi, francesi e tedeschi che la visitavano come meta immancabile del proprio grand tour dell’Europa classica e poi le prime guide turistiche che cominciarono a circolare dal Diciannovesimo secolo, l’Italia era entrata nell’immaginario collettivo internazionale come simbolo di un luogo “autentico”, abitato – secondo questa narrazione – da persone determinate a vivere una vita semplice e ancora capaci di intessere relazioni autentiche e profonde. Già in un racconto degli anni Ottanta, “Consumare il panorama”, lo scrittore Luigi Malerba immaginava che Roma cominciasse letteralmente a sfumare, consumata dallo sguardo dei turisti che la ammiravano dalla terrazza dal Gianicolo, obbligando il sindaco a erigere un muro per evitare che continuassero a guardarla.

L’Italia ammirata e idealizzata che emerge da gran parte dei contenuti dell’ItalyTok è soggetta a una forma simile di sovraesposizione. Scrollando nei video che si trovano sotto l’hashtag #italy (73,7 miliardi di visualizzazioni, a cui aggiungere gli altri 2,6 miliardi di #italy🇮🇹), quasi tutti mostrano le Cinque Terre o la costiera amalfitana, Roma, Venezia o il Lago di Como, qualcuno che cammina tra i cipressi delle colline toscane o che si prepara per pasti lunghissimi attorno a tavole lautamente imbandite, sconosciuti in bicicletta, giri in vespa, aperitivi, mani che mescolano leziosamente un espresso, ragazze che prendono il sole sulla prua di una barca, sfilze di ombrelloni coordinati tra loro, tantissimo cibo. Tra i suoni più utilizzati per accompagnare le immagini ci sono passaggi tratti dal film Pixar Luca, uscito l’anno scorso e ambientato in Italia, e una voce suadente che, in inglese, dice: «lo chiamiamo dolce far niente».

@anja.bubs You can’t escape 6pm in Italy #lifeinitaly #lifeinitalia #dolcevita #ladolcevita #aperitivoitaliano #howitalyfeels #dolcefarniente ♬ La dolce vita (In via Veneto) – Remastered 2017 – Carlo Savina

La professoressa Stephanie Malia Hom, autrice di The Beautiful Country: Tourism and the Impossible State of Destination Italy, parla dell’Italia vista dall’estero come di un prodotto culturale ad uso e consumo dei turisti americani ed europei, almeno da quando negli anni del Risorgimento il fondatore della prima agenzia di viaggio della storia, Thomas Cook, cominciò a portare orde di turisti inglesi in Italia.

«Visitare l’Europa è sempre stata una cosa che portava automaticamente capitale culturale a chi poi tornava a casa, ma ora con i social anche pubblicare un tramonto sopra al Canal Grande o un brindisi in Toscana serve a ostentare il proprio capitale, culturale e non», dice Hom. «Oggi, i social consumano buona parte dell’esperienza: vai a Roma e posi di fronte a un monumento più e più volte fino a quando non ottieni un’immagine di cui sei soddisfatto, che puoi pubblicare».

Se l’Italia continua ad essere lo sfondo di tantissimi prodotti d’intrattenimento “tradizionali” – al punto che un articolo recente pubblicato sul sito di gastronomia Eater supplica di smettere di produrre show culinari ambientati in Italia – da anni il grosso della produzione di contenuti che la idealizzano avviene sui social.

@claraalessandraa0 Love my home #fyp #foryou #tiktoktravel #travel#italy#tuscany ♬ Disturbia – mbappegoals


Prima di TikTok, la piattaforma di riferimento per questo genere di contenuti era Instagram, dove la rappresentazione di un’Italia lenta e incentrata sull’autenticità è stata portata avanti, oltre che da persone straniere che ci vivono e blogger di viaggi, anche da pagine molto seguite come @italysegreta, rivista dedicata «all’apprezzamento dei piccoli piaceri della vita», e @vita________lenta, curata dal designer italiano Gianvito Fanelli.

È una tendenza che non è immune dalle critiche. Da tempo, per esempio, tra gli utenti più giovani di Twitter esiste una polemica tra chi si lamenta del fatto di non avere l’abbonamento all’“Italia premium”. È il modo ironico con cui viene definito lo stile di vita degli influencer che ostentano il lusso e possono permettersi di visitare località rinomate in modi inaccessibili a molti italiani.

Il principale argomento contro l’immenso quantitativo di video che celebrano in questo modo l’Italia, contribuendo ad alimentare il desiderio di visitarla, ha però a che fare con l’effetto che il turismo di massa ha sul territorio. Si tratta di un tema molto dibattuto, che vede contrapporsi gli interessi delle migliaia di persone che lavorano e hanno investito nel settore contro quelli degli abitanti delle città e delle località affollate da milioni di turisti ogni anno, che si trovano spesso a dover affrontare grossi disagi e cambiamenti nel contesto sociale ed economico del posto in cui vivono.

In un articolo recente su Vox, ad esempio, la giornalista Rebecca Jennings, di ritorno da un viaggio nella costiera amalfitana, scrive che «essere una persona di classe media – qualcuno che può permettersi di viaggiare e prendersi una pausa dal lavoro ma non, diciamo, permettersi di acquistare immobili nella città in cui vive – a Positano vuol dire sentirsi un’idiota per aver pensato che sarebbe stata una bella esperienza, o che esista qualche effettivo beneficio per le persone che ci vivono». Soprattutto nei posti più turistici – quelli ritratti in milioni di foto su Instagram e video su TikTok, come Positano o le Cinque Terre – l’onnipresenza dei turisti è tale che «contribuisce a un senso di catastrofe claustrofobica così grande che l’unica via d’uscita sembra essere abbandonare il proprio corpo e dissociarsi fino a quando raggiungerai finalmente l’aria aperta»

Per evitare ai propri follower la scomodità e la poca esclusività di visitare località sovraffollate, da anni esiste un sottogenere di blog di viaggio dedicati a scovare posti come «il piccolo villaggio di mare dove sarete gli unici turisti» o «la gemma nascosta che le persone del posto non vogliono che tu conosca». Questi contenuti però provocano di solito le reazioni contrariate delle persone del posto che si trovano in difficoltà di fronte a un aumento del numero di turisti così marcato.

A riassumere il dibattito ci ha pensato una creator su TikTok qualche mese fa. «Sto scrivendo a un nomade digitale che ha condiviso un post sulle 5 migliori spiagge nascoste della Puglia ai suoi 500 mila follower su Instagram, Pinterest e TikTok», dice. «Gli voglio chiedere perché pensa che sia suo diritto condividere quelle informazioni, dato che è stato in Puglia quattro giorni in una masseria da 400 euro a notte dopo essere stato a Bali e prima di partire per il Portogallo, e senza pensare che ora la gente del posto non saprà più neanche dove stendere l’asciugamano».

Kacie Rose Burns, la creator diventata famosa su TikTok per la sua serie sulle sorprese culturali, dice di pensarci spesso, prima di creare un contenuto per il suo account TikTok. «Ci sono posti in Italia in cui sono stata che non condividerò mai sui miei social media: piccoli, minuscoli paesi, gemme nascoste a cui non vorrei mai mancare di rispetto mandando lì migliaia di persone. Lo stesso vale per gli altri luoghi che visito, come ristoranti e negozi, anche se si trovano in una zona turistica: se voglio dedicare loro un video, chiedo ai proprietari se va bene. Dico loro che se ci faccio un video, otterranno molta visibilità. Se dicono che non la vogliono – ed è una cosa che è già successa – va benissimo. Non ci farò un post».

@ciarainitaly One of Italy’s most underrated cities 🇮🇹✨ #bologna #italytok #irishinitaly #italianlife #italianculture #italytiktok #bologna_italy #italytips ♬ This is heaven – Nightshade