(Liz Hafalia/San Francisco Chronicle via AP)
  • Scienza
  • giovedì 22 Settembre 2022

Meno del 2% degli uomini ha un pene più piccolo rispetto alla norma

Lo spiega il nuovo libro dell'urologo e andrologo Nicola Macchione, citando i comuni errori di valutazione sulle dimensioni

(Liz Hafalia/San Francisco Chronicle via AP)
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Con la rinnovata diffusione dei temi femministi nel dibattito pubblico degli ultimi anni sono stati pubblicati molti nuovi libri sulle esperienze femminili, e tanti riguardano la sessualità, il sesso e gli organi coinvolti. Nel 2018 è uscito Il libro della vagina, seguito l’anno dopo da Vengo prima io, e poi da Piacere mio, La vagina felice e Pussypedia, solo per citarne alcuni. Sono più rari invece i libri divulgativi sul sesso rivolti principalmente agli uomini o che parlino anche della sessualità maschile, ma Fabbri ne ha appena pubblicato uno: si intitola Il sesso semplice. Il sesso che siamo e quello che facciamo, spiegati in modo semplice e intuitivo e lo ha scritto l’urologo e andrologo Nicola Macchione, curatore del profilo Instagram @md_urologist.

Il sesso semplice parla sia di vagine che di peni, oltre che di clitoridi e testicoli, e anche di orgasmi, riproduzione, contraccezione, malattie sessualmente trasmissibili e via dicendo. Spiega per quali ragioni di solito gli uomini si rivolgono a un andrologo, racconta gli ostacoli psicologici che molti devono affrontare per farlo e cerca di rispondere in modo generale alle domande che spesso vengono fatte ai motori di ricerca. Tra queste anche quelle relative alle dimensioni del pene: pubblichiamo un estratto del libro su questo tema.

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Il nostro antenato che migliaia di anni fa si è sollevato sulle zampe anteriori, conquistando la posizione eretta, si è assicu­rato numerosi vantaggi in termini evolutivi e anche un piccolo svantaggio. Per la prima volta, infatti, mostrava i propri genitali esponendoli alla vista dei suoi simili. È stato quello il momento in cui ci si è accorti che non siamo tutti uguali. Da lì a confron­tare le infinite variazioni sul tema con occhio giudicante, il pas­so è stato breve.

Le dimensioni dei genitali sono diventate per l’essere umano un tema non indifferente, tanto da finire persino nei testi d’ispi­razione sacra. Il profeta Ezechiele nel suo libro menziona una prostituta che descrive i propri amanti egizi, scendendo aperta­mente in coloriti dettagli: i loro genitali sarebbero stati simili a quelli degli asini.

Ovviamente anche nel Kamasutra si parla di dimensioni, di­videndo gli uomini in tre categorie: lepre per chi sta tra i 5 e i 7 cm in erezione, toro tra i 10 e i 15 cm e cavallo tra i 18 e i 20 cm. In pochi, in Occidente, hanno dato sfoggio della stessa fran­chezza e per secoli l’argomento è stato accuratamente evitato.

Studi recenti condotti su significativi campioni statistici rivelano che circa un uomo eterosessuale su due non è soddisfatto delle di­mensioni dei propri genitali, ritenendo che il proprio pene sia trop­po piccolo. La stessa domanda rivolta al partner dà risultati diversi, con un 85% di donne che si dichiara soddisfatta delle misure del compagno. La grande incertezza maschile sulle dimensioni deriva probabilmente dal ruolo preponderante che la pornografia si è rita­gliata nella nostra società. Educarsi alla sessualità attraverso i porno dà un’idea distorta e poco corretta di cosa sia «regolare».

Se non è il porno, è il confronto: ma valutare le proprie dimen­sioni comparandole a quelle altrui – immaginate la tipica situa­zione da spogliatoio dopo­partita – dà un’idea ben poco precisa, perché non permette di valutare se il pene della persona che vi trovate davanti sia un grower o uno shower, termini coniati per de­scrivere due differenti tipi di risposta del pene alla stimolazione.

Grower, che cresce: è un pene che in erezione aumenta le dimensioni di almeno 4 centimetri.
Shower, che si mostra: al contrario non muta sensibil­mente le dimensioni con l’insorgere dell’eccitazione.

Tra le due categorie ci sono sfumature, ovviamente. Il punto in­ fatti non è definire categorie, ma sapere che confrontare se stessi con gli amici nello spogliatoio del campetto per capire se il vostro pene è abbastanza lungo non è una buona idea. Prima, dovreste al­ meno scoprire se i vostri amici sono grower o shower, appunto.

E poi, c’è un problema di prospettiva. Il punto di osservazio­ne da cui ammirerete un pene altrui ve lo farà sempre apparire più grande rispetto a quello che vedrete abbassando gli occhi per osservare i vostri genitali. Si tende spesso a sottovalutare il problema legato al punto di vista, che invece rimane preponde­rante quando si tende a confrontare il proprio organo genitale con quello dei propri simili. Guardarlo frontalmente e guardar­lo dall’alto verso il basso cambia di gran lunga la percezione. Se non ci credete, fate una prova con lo specchio; il vostro pene allo specchio apparirà molto più grande di come siete abituati a ve­derlo quotidianamente. La visione frontale vi offre un punto di vista più oggettivo rispetto alla visione dall’alto.

Chiarito l’aspetto prospettico e quello anatomico, capiamo cosa dovremmo aspettarci quando, armati di metro, misuriamo le nostre insicurezze. A oggi i dati provenienti dal più impor­tante studio – un gruppo di ricercatori ha esaminato il pene di 15.521 uomini – ci dicono che la misurazione media del pene a riposo è di circa 9 centimetri (+/­ 1,5 centimetri), mentre in erezione sta di poco sopra i 13 cm (+/­ 2 centimetri). La circonferenza media da flaccido è di 9 centimetri (+/­ 1 centimetro) e in erezione è di 11 centimetri (+/­ 1 centimetro). Da que­sto studio sappiamo che meno del 2% degli uomini ha un pene più piccolo rispetto alla norma. La condizione più severa, ma anche più rara, è quella del micropene che ha una lunghezza in­feriore ai 5,2 centimetri.

Di questo studio potete fidarvi, perché i ricercatori inglesi hanno personalmente misurato gli organi genitali, per ridurre al minimo possibili bias legati al problema della desiderabili­tà sociale. Gli individui tendono a sottovalutare tutto ciò che è indesiderabile e a sopravvalutare quello che è desiderabile, e in una società fallocentrica come la nostra capita spesso che le mi­sure riferite siano scarsamente realistiche, andando a inquinare gli studi. Altro fattore critico è la modalità di misurazione. I colleghi inglesi hanno preferito standardizzare la metodica utiliz­zando la BPEL (Bone Pressed Erect Length) ovvero la misurazione che dorsalmente va dall’osso pubico alla punta del glande, op­pure la BPFL (Bone Pressed Flaccid Length) dove la misurazione viene eseguita a pene flaccido. La circonferenza, invece la si va­luta al punto di diametro maggiore, che solitamente è alla base, ma non per tutti.

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