Il Camp Nou, lo stadio del Barcellona. (David Ramos/Getty Images))
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  • sabato 20 Novembre 2021

Sia il Barcellona sia il Manchester City ci hanno ripensato su due sponsor di criptovalute

Nel giro di pochi giorni entrambi i club di calcio hanno interrotto degli accordi con società del settore coinvolte in guai diversi

Il Camp Nou, lo stadio del Barcellona. (David Ramos/Getty Images))

Nel giro di un paio di giorni sia il Barcellona sia il Manchester City, due tra le più ricche e importanti squadre di calcio europee, hanno interrotto o sospeso una sponsorizzazione con due diverse società del settore delle criptovalute, in entrambi i casi per i sospetti che dietro ci fosse qualcosa di losco o opaco. Le sponsorizzazioni erano di per sé ridotte e risalivano a poco tempo fa, ma la concomitanza delle due decisioni ha riportato l’attenzione sulle possibili criticità della sempre maggiore presenza delle società di criptovalute nel calcio.

Specialmente nell’ultimo anno e mezzo, le aziende del settore delle criptovalute, le valute digitali che funzionano grazie alla tecnologia della blockchain come Bitcoin e tante altre, stanno facendo grandi investimenti nel calcio europeo. Il motivo è che i club calcistici sono perlopiù in crisi e hanno bisogno di soldi, mentre le società di criptovalute dispongono spesso di nuovi e consistenti capitali e hanno interesse a raggiungere il grande pubblico per uscire dalla nicchia in cui sono rimaste negli ultimi anni.

Ma quello delle criptovalute è un settore nuovo e che, insieme a società più grandi e dall’assetto ormai piuttosto “istituzionale”, include anche società più piccole e opache che operano al di là e al di qua del confine della legalità, sfruttando le zone grigie che offrono le leggi finanziarie di alcuni paesi.

– Leggi anche: Perché le criptovalute sono sempre più attive nel calcio

Venerdì il Barcellona ha annullato un accordo con Ownix, una società con cui era stata annunciata una collaborazione lo scorso 4 novembre per mettere in vendita degli NFT – cioè dei certificati di autenticità digitale usati per garantire la proprietà di determinati oggetti e renderli unici – collegati a fotografie particolarmente significative dei 122 anni di storia del club. Il motivo è l’arresto di Moshe Hogeg, un imprenditore israeliano collegato a Ownix e che tra le altre cose è proprietario del club del Beitar Gerusalemme. Sono stati i media israeliani a identificare Hogeg come una delle otto persone arrestate in una operazione di polizia: l’accusa è di essere coinvolto in una truffa legata alle criptovalute.

Il Manchester City invece ha sospeso – per ora temporaneamente – una collaborazione annunciata solo una settimana fa con 3Key Technologies, che sarebbe dovuta diventare un «partner ufficiale locale» per «analisi decentralizzate di trading finanziario e consulenza tecnologica». Il motivo è la scoperta che 3Key Technologies e i suoi dirigenti non hanno praticamente una presenza online né informazioni precise riguardo alla sede e ai contatti societari. Il Manchester City ha detto che, prima di ripristinare eventualmente l’accordo, farà delle indagini per verificare meglio la natura della società. Martedì scorso, dopo che erano emersi i primi dettagli della vicenda, due siti legati a 3Key erano peraltro andati offline.