(Unplash/Markus Spiske)
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Cosa può fare la finanza per il clima

È uno dei temi della COP26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma a Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre

(Unplash/Markus Spiske)

Mercoledì 3 novembre la quarta giornata di lavori della COP26 viene dedicata al tema “Mobilitare i flussi finanziari pubblici e privati ​​su larga scala per la mitigazione e l’adattamento”. La COP26 è la ventiseiesima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, e si svolge a Glasgow; quella di mercoledì sarà la prima giornata tematica, e non è un caso che sia dedicata alla finanza.

Scopo della COP26 è coordinare un piano d’azione per affrontare il cambiamento climatico. L’obiettivo prioritario rimane la riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030, ma nella conferenza di quest’anno si cercherà di guardare ancora più avanti, pensando insieme a come arrivare alla cosiddetta neutralità carbonica, cioè a una situazione di emissioni nette pari a zero, entro il 2050. I risultati di COP26 sono molto attesi, soprattutto perché la pandemia ha distolto un po’ l’attenzione dall’emergenza climatica dopo il grande successo del 2019 delle manifestazioni studentesche dei Fridays For Future, ideate dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg.

Per dare concretezza a questo piano d’azione, però, diventa rilevante il coinvolgimento della finanza pubblica e privata, uno degli obiettivi della stessa COP26. La transizione ecologica infatti, premettono le Nazioni Unite, richiederà l’impegno di investitori pubblici e privati e la disponibilità di migliaia di miliardi di dollari. Sarà necessario utilizzare queste risorse sia per la mitigazione, cioè per ridurre la quantità di gas serra presenti nell’atmosfera, sia per l’adattamento, cioè per fare i conti con i cambiamenti climatici già in atto.

– Leggi anche: L’accordo sul carbone alla COP26

Con particolare riferimento al ruolo della finanza privata, negli scorsi anni è stato istituito un apposito centro, il COP26 Finance Hub, guidato dall’economista e banchiere Mark Carney, già governatore della Banca d’Inghilterra. Nel novembre del 2020 ha prodotto il rapporto Building A Private Finance System for Net Zero – Priorities for private finance for COP26, che definisce su tale tema quattro obiettivi chiave e le azioni necessarie per raggiungerli.

Il primo obiettivo è il “monitoraggio”, e punta a migliorare la quantità, la qualità e la capacità di rendere comparabili le informazioni sul clima per gli operatori finanziari: un passaggio che secondo COP26 Finance Hub può avvenire attraverso lo sviluppo di una struttura comune basata sulle raccomandazioni della Taskforce for Climate-related Financial Disclosures, un’associazione creata nel 2015 dal Financial Stability Board (FSB), organismo che promuove e monitora la stabilità del sistema finanziario mondiale. Il secondo obiettivo è la “gestione del rischio”, cioè la creazione di un sistema che garantisca che il settore finanziario possa misurare e gestire i rischi finanziari legati al clima.

Con il terzo obiettivo, “rendimenti”, il centro invita gli investitori a mettere in risalto le opportunità finanziarie concesse dalla transizione verso zero emissioni nette e a segnalare come il proprio portfolio si sia adeguato alla transizione. Il quarto obiettivo è la “mobilitazione”, il cui scopo è aumentare i flussi finanziari privati ​​verso le economie emergenti e in via di sviluppo, aprendo nuovi mercati attraverso la possibilità di incontro tra i capitali e progetti sostenibili su cui investire.

Alcuni di questi obiettivi sono in parte perseguiti da alcuni anni da operatori del settore finanziario, ad esempio dalle cosiddette banche e fondi di investimento etici. Tra queste c’è Etica SGR, una società di gestione del risparmio del gruppo Banca Etica, fondata nel 2000. Etica SGR ha focalizzato la sua proposta su fondi comuni che investono in realtà che garantiscono standard etici dal punto di vista ambientale, sociale e di governance (i cosiddetti ESG) con uno sguardo più a lungo termine e un potenziale valore aggiunto in termini di rendimento. Offre i suoi fondi comuni sia a risparmiatori privati, sia a investitori istituzionali (come ad esempio banche, compagnie di assicurazione, fondi pensione, casse di previdenza, governi e amministrazioni locali).

Dal 2017 Etica SGR realizza il “Report di impatto“, un documento annuale che misura i risultati dal punto di vista ambientale, sociale e di governance dell’attività di selezione dei titoli (rispetto al mercato di riferimento o benchmark). In sostanza il rapporto rileva la differenza fra i risultati ottenuti nel 2020 in media in quegli ambiti, in base a dati forniti da Bloomberg, CDP e Science Based Targets Initiative, e quelli ottenuti dalle società in cui investono i fondi di Etica SGR. Per fare un esempio pratico se i produttori di patate sono stati in media sostenibili per un valore x, lo studio misura quanto quelli in cui hanno investito i fondi di Etica SGR siano stati più sostenibili rispetto a quel valore medio.

Per quanto riguarda gli aspetti ambientali le aziende che hanno definito obiettivi aziendali di sostenibilità allineati all’Accordo di Parigi sono il 119 per cento in più rispetto al benchmark. Quelle che si impegnano pubblicamente a ridurre l’utilizzo di acqua e aumentare l’efficienza idrica dei processi il 24 per cento in più e quelle che sviluppano iniziative per la tutela della biodiversità il 20 per cento in più.

La parte del report dedicata all’impatto sociale dei fondi di investimento di Etica SGR mostra un 20 per cento in più del numero di società che adottano politiche formali per prevenire il lavoro minorile al proprio interno e del 13 per cento di quelle che sviluppano iniziative per ridurre il rischio sociale della catena di fornitura (cioè vigilando sul comportamento di chiunque partecipi al processo produttivo, compresi i fornitori).

Per quanto riguarda l’impatto sul buon governo, il 29 per cento delle aziende in cui investono i fondi di Etica Sgr ha dichiarato di avere un comitato responsabile delle tematiche di sostenibilità. Inoltre, rispetto al mercato di riferimento, sono il 18 per cento in più quelle in cui almeno un dirigente su sei è una donna.