(Robert Anasch/Unplash)

Come si trasforma un manoscritto in un libro

Il corso “I mestieri del libro” spiegato dai docenti

(Robert Anasch/Unplash)

Come funziona l’editoria? Come si fa l’ufficio stampa di un libro, oggetto culturale dai tempi “lenti”, ai giorni nostri, caratterizzati invece da una comunicazione sempre più veloce? Come si capisce la potenzialità di un libro? E soprattutto: come si trasforma un manoscritto in un libro? Tutte domande che trovano risposta nel corso di editoria della Scuola Belleville “I mestieri del libro”: rivolto a chi vuole orientarsi nell’editoria per comprenderne i meccanismi e acquisire competenze professionali, si tiene online dal 27 ottobre e prevede un modulo propedeutico, “Fondamenti”, seguito da due laboratori: “Il mestiere dell’editor” e “Comunicare i libri”. È possibile frequentare un solo laboratorio oppure iscriversi a entrambi.

Nel modulo “Fondamenti” Mattia Carratello, editor di narrativa italiana e straniera per Sellerio, introdurrà la filiera editoriale e le professioni che la compongono, spiegando quali sono stati i cambiamenti nel mondo dei libri negli ultimi anni, e quelli che possiamo aspettarci in futuro.

Nel laboratorio “Comunicare i libri” Isabella Di Nolfo, fondatrice dello studio IDN Media Relations, approfondirà le competenze e gli strumenti utili alla promozione di un libro (ma anche di autori, festival, premi letterari ed eventi culturali in genere) con l’obiettivo di formare figure professionali capaci di elaborare campagne di lancio e comunicazione sui media tradizionali e online.

Nel laboratorio “Il mestiere dell’editor” Stefano Izzo, editor di narrativa italiana per Salani, approfondirà infine tutti gli aspetti del lavoro editoriale – dalla revisione del testo al publishing – e guiderà la classe nell’editing di un manoscritto inedito, dialogando con l’autore per potenziarne la struttura e affinarne lo stile.

L’editoria di ieri serve a farci capire quella di oggi e di domani

Nel modulo “Fondamenti”, Mattia Carratello spiegherà dunque come funziona l’ecosistema editoriale e ne approfondirà le dinamiche. La sua analisi, però, non si limiterà agli scenari attuali, ma darà spazio anche a quella che chiama “l’editoria di ieri”. «Se si guarda all’editoria del presente – spiega Carratello – si nota subito il grande numero di case editrici e marchi che hanno una lunga storia alle spalle. Si pensi a Rizzoli, Mondadori, Bompiani, Einaudi, tra gli altri: oggi sono realtà radicalmente diverse da quelle che erano un tempo, hanno cambiato proprietà, spesso la vocazione e il progetto, eppure qualcosa è rimasto identico dai tempi della loro fondazione».

«Ogni lettrice e lettore – continua il docente – in qualche modo avverte questa segreta continuità, che è una fondamentale caratteristica dell’industria editoriale e una sua grande forza. Per comprenderla bisogna appassionarsi al passato, conoscere le vicende degli editori che hanno fatto la storia culturale del paese e alimentare così l’immaginazione che serve a progettare il futuro dell’editoria».

Carratello ha previsto, all’interno del suo corso, un’esercitazione sulle principali collane “storiche” dell’editoria italiana, come Bur, Medusa, Gettoni, Oscar Mondadori, considerandole altrettante bussole utili a orientarsi e a decodificare il paesaggio editoriale. «Le collane editoriali in Italia – spiega ancora Carratello – sono fondamentali: alcune hanno formato intere generazioni e cambiato la vita quotidiana di milioni di persone. Attraverso di esse si comprende come un progetto diventi carta e inchiostro, autori e copertine, e soprattutto come si stabilisce davvero un dialogo con i lettori, che è sempre l’elemento centrale dell’attività editoriale, oggi come domani».

Il paradosso della lettura lenta e della comunicazione veloce

Il laboratorio di Isabella Di Nolfo è dedicato alla comunicazione dei libri e a professioni come l’ufficio stampa, l’ufficio eventi, il social media manager, l’influencer. La difficoltà maggiore con cui si confrontano questi professionisti, secondo Di Nolfo, è la «necessità di ripensare una professione in fase di profondo cambiamento, sia come tale, sia perché il mondo in cui è inserita, non solo quello editoriale ma quello della cultura in generale, sta vivendo una grande trasformazione».

Per Di Nolfo quindi in questo campo le criticità sono molte e la differenza tra comunicazione e informazione tende a svanire, a scapito a volte della deontologia professionale. «Si deve rincorrere un moltiplicarsi di referenti e di eventi – spiega ancora la docente – che se da una parte è indice di vivacità culturale, dall’altra pare casuale, senza una ricerca di senso e di direzione. Regole e linguaggi sono molto diversi e vanno imparati. Le informazioni diventano subito “vecchie”, la velocità di fruizione è diventata elemento predominante e ha eroso la curiosità e la possibilità di approfondimento. Temi, autori e fatti mainstream occupano la maggior parte degli spazi. Tranne rarissime eccezioni, i libri hanno vita breve. Per quanto riguarda la comunicazione, molti spariscono nel nulla, con grande frustrazione degli autori».

Tutto questo può sembrare paradossale se rapportato alla lettura che «resta un’attività lenta, che ha bisogno di tempo e che ciascuno metabolizza con i suoi ritmi. Quando ho cominciato – ricorda Di Nolfo – i cellulari non c’erano quasi, le mail erano rare e i comunicati stampa si mandavano alle redazioni via fax. Ma c’era il tempo per costruire relazioni solide, basate sugli interessi di ciascun interlocutore. La comunicazione era lenta, c’erano voglia e tempo per approfondire, i libri sulla stampa avevano più spazio, la cultura era considerata un valore».

Oggi le cose sono radicalmente cambiate. «La sfida oggi per chi si affaccia a questo mestiere – spiega ancora la docente – è trovare un equilibrio tra la velocità che la tecnologia ci permette, la brevità richiesta dall’interazione “social” e la capacità di restituire la complessità delle idee».

Le qualità dell’editor che sa “ascoltare” i libri 

Nei 12 incontri del laboratorio “Il mestiere dell’editor”, Stefano Izzo affronterà tutti gli aspetti del lavoro editoriale, sia dal punto di vista teorico che da quello pratico. Parlerà inoltre di come è cambiato il suo mestiere, e delle competenze e qualità che non devono mancare oggi a chi vuole intraprendere questa professione. «Alcune doti sono necessarie in ogni epoca – anticipa Izzo – e la curiosità è una di queste, la propensione a ficcare il naso nell’ignoto, a percorrere strade nuove, senza troppa paura di sbagliare. L’empatia è un’altra che ritengo indispensabile, perché gran parte del mestiere sta nella capacità di ascoltare i testi e le persone che li scrivono».

Per fare l’editor, spiega Izzo, sono necessarie molte altre doti «come la pazienza, la sensibilità linguistica, la capacità di promuovere le proprie idee in maniera contagiosa, l’umiltà… E non guasta mai un pizzico di fortuna, ma bisogna essere bravi anche per avere fortuna. Poi naturalmente c’è una parte tecnica, che può essere trasmessa e tutto sommato è abbastanza semplice, e ci sono competenze che si sviluppano con il tempo, come la conoscenza del mercato o degli aspetti economici e produttivi. Ma ciò che fa la differenza è un fattore immateriale, interamente umano, che definirei come una certa capacità di pensare i libri, di intuire come funzionano e di immaginarne le potenzialità prima ancora che siano sotto gli occhi di tutti. È un’abilità che si può stimolare e allenare, e la cosa strabiliante che ho scoperto in anni di insegnamento è che ce l’hanno anche molte persone non necessariamente laureate in Lettere. I libri parlano a chiunque li sappia ascoltare».

Secondo Izzo negli ultimi anni nella sua professione non è cambiato poi molto, «se non che un tempo le scritture nascevano coagulandosi intorno a dei luoghi di aggregazione ben definiti – le riviste, l’università, i giornali, le stesse case editrici – e quindi per intercettare i buoni libri la strategia più efficace era presidiare stabilmente quei crocevia; mentre oggi, grazie a internet e ai social, il prossimo bestseller può arrivare da un’infinità di posti, quasi senza preavviso. Questo ci obbliga a essere sempre più aperti nella ricerca, sempre più capillari nel fare rete, e a frequentare gli ambienti più disparati (virtuali e non) senza snobismo e con un rinnovato desiderio di stupirsi e stupire».