(ActionAid)
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I bambini che non possono studiare

Secondo l'Onu 103 milioni di giovani non sanno leggere e scrivere. La pandemia può aver accentuato le disuguaglianze tra paesi

(ActionAid)

Nel 2015 le Nazioni Unite hanno fissato nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile una serie di obiettivi da raggiungere entro il 2030 che hanno come scopo quello di migliorare la vita di tutti, sia a livello ambientale che sociale. Tra gli obiettivi dell’Agenda, che è stata sottoscritta da tutti i 193 Paesi membri dell’Onu, c’è quello di riuscire a fornire a tutti i bambini del mondo un’istruzione di qualità. Anche perché l’accesso all’istruzione deve essere un diritto universale.

Secondo le stime dell’Onu, nonostante l’iscrizione alle scuole primarie nei Paesi in via di sviluppo abbia raggiunto il 91 per cento, sono ancora 57 milioni i bambini che non possono accedere all’istruzione di base in quei Paesi. Più della metà vive nell’Africa subsahariana. Inoltre ci sono 103 milioni di giovani che non hanno capacità di base in lettura e scrittura, di cui oltre il 60 per cento donne. Sempre secondo le Nazioni Unite il 50 per cento dei bambini che non ricevono un’istruzione primaria vive in zone di guerra.

La pandemia può aver accentuato queste disuguaglianze, soprattutto in realtà molto povere in cui ricorrere a modalità di studio diverse da quelle in presenza, come la Dad, è stato ed è molto difficile se non impossibile. Secondo l’indagine globale Survey on National Education Responses to COVID-19 School Closures, realizzata da UNESCO, Banca Mondiale, OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e Unicef, nel 2021 in meno di un terzo dei Paesi a basso e medio reddito tutti gli studenti sono tornati a scuola in presenza. Riaprire le scuole inoltre non basta: molti studenti, soprattutto i più vulnerabili, potrebbero abbandonare definitivamente gli studi. Nel 2021 la Giornata Internazionale dell’Educazione è stata proprio dedicata al tema “Recuperare e rivitalizzare l’istruzione per la generazione COVID-19”.

L’impossibilità di accedere all’istruzione comporta una serie di conseguenze sociali diffuse: l’analfabetismo, la difficoltà di superare condizioni di povertà, l’incapacità di conoscere i propri diritti e di saperli rivendicare. Proprio a questo proposito l’Agenda 2030 pone tra i suoi obiettivi non solo l’accesso per tutti all’istruzione primaria e secondaria, ma anche, tra le altre cose, che le competenze apprese permettano sbocchi professionali, uno stile di vita sostenibile, la garanzia del rispetto dei diritti umani, della valorizzazione delle diversità culturali e, non ultima, della parità di genere. Infatti ancora più colpite dal mancato accesso all’istruzione sono le bambine che non possono raggiungere l’indipendenza ed emanciparsi, e questo spesso si lega al fenomeno delle spose bambine.

ActionAid, organizzazione internazionale indipendente, in Italia dal 1989 e presente in oltre 40 Paesi, si impegna ogni giorno tramite l’adozione a distanza a dare un sostegno diretto ai bambini cui viene negato l’accesso all’istruzione, ma anche alle loro famiglie e alle comunità.

In occasione del Global Education Summit di Londra dello scorso 28 e 29 luglio, ActionAid ha ricordato la storia di Vida, una ragazza ghanese di 12 anni, la seconda di quattro fratelli e sorelle, che vive a Sagnarigu, nel nord del paese. Nella sua comunità c’era solo una Junior High School per i bambini più grandi, mentre lei era costretta a camminare a lungo fino alle comunità vicine per poter seguire le lezioni della scuola elementare. A Sagnarigu ActionAid sta ora costruendo una scuola composta da sei classi e ha progettato l’assunzione di insegnanti qualificati, specialmente donne, per far sì che le bambine abbiano un punto di riferimento importante.

Una coetanea di Vida, Pamoja, vive invece in Etiopia, sogna di fare il medico e stava frequentando la terza media quando è scoppiata la pandemia da coronavirus. Durante i sette mesi di chiusura delle scuole per l’emergenza ha passato il tempo in casa con i suoi fratelli a giocare e leggere. Quando la situazione epidemiologica è migliorata, il governo ha deciso di riaprire le strutture che rispettassero determinate caratteristiche per prevenire nuovi contagi. La scuola di Pamoja, però, per mancanza di attrezzature, non rispettava tali criteri. ActionAid in tre settimane ha fornito alla scuola 60 sedie di plastica, 8 tra taniche e barili per contenere acqua pulita, 4 nuove lavagne e 200 mascherine. La scuola ha così potuto riaprire.

Frederic è invece un insegnante di Marracuene, in Mozambico. Lui e i suoi studenti erano spesso costretti a far lezione all’aperto e a interrompere le attività nei periodi di pioggia. Inoltre, a causa del ciclone Idai del 2020 (definito dall’Onu «uno dei più gravi disastri ambientali ad aver colpito l’emisfero meridionale»), molto materiale per studiare è andato distrutto. Queste difficoltà hanno portato a un aumento dell’abbandono scolastico, con i bambini che si sono dedicati al lavoro nei campi per aiutare le famiglie, rinunciando così alla studio e quindi alla possibilità di una vita migliore. Sempre grazie all’adozione a distanza, anche a Marracuene ActionAid ha costruito una nuova scuola, fornito 750 banchi e realizzato bagni con l’acqua corrente, un vero lusso in queste zone.

Cosa fa ActionAid
ActionAid è un’organizzazione internazionale indipendente che da più di 30 anni lavora in oltre 40 Paesi per migliorare concretamente le condizioni di vita delle comunità più povere e garantirne i diritti, producendo cambiamenti che durino nel tempo e che tengano in considerazione le esigenze delle comunità locali.

I progetti, sostenuti con il contributo di oltre 136.000 donatori principalmente tramite l’adozione a distanza, raggiungono direttamente e indirettamente 5 milioni di persone nel mondo e mirano, oltre che ad assicurare l’istruzione a tutti i bambini, a garantire il diritto al cibo, a difendere i diritti delle donne e promuovere la parità di genere e a dare una risposta tempestiva in caso di calamità naturali e crisi umanitarie, come quella legata al coronavirus.

Per adottare un bambino a distanza, contribuire alla sua istruzione e aiutare ActionAid bastano 25 euro al mese, poco più di 80 centesimi al giorno. Un gesto importante che si può fare facilmente anche online, da questa pagina.