Una delle donne indiane che hanno partecipato al programma di  formazione e training professionale di Maire Tecnimont a Mumbai (Maire Tecnimont)
  • Articolo Sponsorizzato

Come favorire la parità di genere

Seguendo gli obiettivi dell'Agenda 2030 le aziende possono promuovere il lavoro delle donne

Una delle donne indiane che hanno partecipato al programma di  formazione e training professionale di Maire Tecnimont a Mumbai (Maire Tecnimont)

Quando si parla di sostenibilità si corre spesso il rischio di pensare che sia legata solo al rispetto dell’ambiente. La sostenibilità è invece oggi un concetto molto più complesso che riguarda anche l’interazione fra la produzione e l’intera società. Partendo da questa evidenza, nel 2015 le Nazioni Unite hanno fissato nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile una serie di obiettivi che hanno come scopo quello di migliorare la vita di tutti, sia a livello ambientale che sociale. L’Agenda, che è stata firmata da tutti i 193 Paesi membri dell’ONU, contiene 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – all’interno di un programma d’azione composto da un totale di 169 ‘target’ o traguardi, che i Paesi si sono impegnati a raggiungere entro il 2030.

Tra questi SDG c’è anche la parità di genere, che l’ONU definisce come “non solo un diritto umano fondamentale, ma una base necessaria per un mondo pacifico, prospero e sostenibile”. Sempre secondo l’ONU nel percorso verso la gender equality negli ultimi decenni ci sono stati numerosi progressi, come l’aumento della scolarizzazione delle ragazze a livello globale, la riduzione dei matrimoni precoci, l’aumento della presenza di donne nei parlamenti e del numero di leggi volte a promuovere proprio l’uguaglianza di genere. Gli ostacoli  a una reale parità rimangono però ancora numerosi. Inoltre secondo il Fondo delle Nazioni Unite gli effetti della pandemia da coronavirus potrebbero invertire anche i limitati progressi compiuti in materia di parità di genere e diritti delle donne.

Proprio ispirandosi ai principi e agli obiettivi dell’Agenda 2030, nel giugno del 2021 il gruppo Maire Tecnimont, multinazionale italiana di ingegneria impiantistica, leader internazionale nella trasformazione delle risorse naturali, ha presentato la propria strategia di sostenibilità e i propri obiettivi prioritari per il 2025. Il Gruppo ha come obiettivo dichiarato quello di diventare una delle principali multinazionali che concorreranno alla transizione energetica a livello mondiale con un’attenzione particolare al benessere delle comunità in cui è presente.

Maire Tecnimont ha programmato la sua strategia di sostenibilità in quattro macroaree di intervento: il clima, l’economia circolare e l’ambiente, la creazione di valore per i territori e le comunità, l’innovazione che porta benessere e infine le persone e la diversità. In particolare, fra gli obiettivi a cui il Gruppo sta puntando già da tempo c’è quello della parità di genere, a cui Maire Tecnimont sta lavorando sia con progetti interni che esterni.

Nel luglio del 2020 Maire Tecnimont ha così sottoscritto i Women’s Empowerment Principles (WEPs), una serie di principi che le aziende di tutto il mondo sono chiamate ad adottare, promossi dal Patto mondiale delle Nazioni Unite (UN Global Compact) e dall’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne (UN Women), sempre nell’ambito dell’Agenda 2030. Il gruppo è stata una tra le prime aziende del settore della trasformazione delle risorse naturali in Italia ad aver aderito all’iniziativa.

Il 28 giugno 2021 Maire Tecnimont è stata poi tra i promotori e sponsor del webinar Women’s empowerment in the world of business, promosso in occasione della Presidenza italiana del G20 dall’UN Global Compact Network Italia, rete nazionale del Global Compact delle Nazioni Unite e da Women20,uno dei 6 gruppi verticali (engagement group) che lavora all’interno del G20 su women empowerment e gender equality nell’economia e nella società civile.

Al seminario online ha partecipato anche Carlo Nicolais – responsabile delle relazioni istituzionali, della comunicazione e della sostenibilità del Gruppo – che ha spiegato come l’azienda intende incoraggiare i percorsi di carriera delle donne in un settore come quello dell’ingegneria impiantistica in cui i lavoratori sono prevalentemente uomini. Per Nicolais è necessario «sensibilizzare, attivando iniziative, occasioni, momenti in cui giovani talenti femminili possano considerare reale e tangibile il loro percorso professionale» nel settore e nell’azienda. Per fare questo Maire Tecnimont – ha continuato Nicolais – «ha deciso di partire dalle sue sedi italiane lavorando fianco a fianco con Valore D, una delle associazioni di impresa più rinomate che lavorano in Italia per sviluppare una cultura concreta della diversità».

Per quanto riguarda le iniziative sociali a sostegno delle comunità in cui opera, Maire Tecnimont, considerando l’indipendenza economica come il primo passo per ottenere la parità di genere, già dal 2015 ha avviato in India un programma di formazione e training professionale per le donne che si trovano in situazioni di difficoltà economica, comprensivo di una serie di servizi a supporto della gestione dei figli. Collaborando con l’Ong locale CORP, il Gruppo nel 2021 ha rinnovato per il sesto anno consecutivo l’iniziativa che prevede la partecipazione delle donne che vivono negli slum di Mumbai a corsi professionali con lo scopo di generare occupazione e stimolare la creazione di microbusiness (nei settori della sartoria, come estetiste, con programmi di formazione e alfabetizzazione informatica). Il progetto ha coinvolto ogni anno circa 1.000 donne e i loro bambini, all’interno di 7 centri nell’area metropolitana di Mumbai

L’iniziativa ha ottenuto risultati positivi non solo in termini di emancipazione diretta delle donne e role modeling (il processo attraverso cui  l’esempio di una persona viene emulato da altre, specialmente quello degli adulti dai giovani e quello dei genitori dai figli) femminili positivi per le famiglie e le comunità di appartenenza, ma ha avuto risvolti utili anche in termini di sostenibilità e di circolarità dei prodotti di scarto, materia prima da cui vengono create le produzioni a cui le donne del progetto sono dedicate.  Gli scarti della lavorazione dei sari usati (chiamati chindi) sono infatti recuperati e ceduti ad altri operatori e quindi inseriti nuovamente nel circuito di produzione di ulteriori articoli tessili (realizzati con la tecnica del crochet ormai quasi scomparsa), attivando così un circuito a zero sprechi e ulteriori usi economici di materiali di recupero.