( Chris Jackson/Getty Images)
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I problemi con la produzione del cacao

Lavoro minorile e deforestazione sono ancora molto diffusi in Costa d’Avorio e Ghana, i principali produttori

( Chris Jackson/Getty Images)

Il cacao è il nome comune di alcune piante del genere Theobroma, della famiglia delle Malvacee, ma anche del loro seme, da cui si ricava la polvere che viene usata per la fabbricazione del cioccolato, di cui ricorre il 7 luglio la giornata mondiale. Tutte le Theobroma provengono dall’America tropicale, ma oggi sono coltivate prevalentemente nelle aree a clima caldo-umido della zona intertropicale dell’Africa: i maggiori produttori sono infatti Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria e Camerun. In particolare in Costa d’Avorio e Ghana viene prodotto il 60 per cento del cacao mondiale.

La pianta più coltivata è la Theobroma cacao, un albero con grandi foglie, alto in media dai 5 ai 10 metri. Ogni pianta produce uno/due chili di semi di cacao (chiamate anche fave) simili a una mandorla, che poi devono essere lavorati tramite fermentazione, essiccamento e macinazione. Per ottenere il cioccolato, dopo la torrefazione dei semi del cacao questi vengono macinati (dopo essere stati privati della buccia) e mescolati a caldo con lo zucchero, talvolta con aggiunta di altre sostanze (come ad esempio polvere di latte o di nocciole) e aromi. Si ottiene così una “pasta” che viene poi lavorata in apposite raffinatrici a cilindri e quindi solidificata nelle forme volute (di cui quella più comune è la tradizionale barretta).

Il mercato del cacao negli ultimi decenni è stato caratterizzato da grandi fluttuazioni dei prezzi e, da anni, si parla della mancanza di cioccolato e del fatto che i coltivatori producono meno cacao di quello che il mondo vorrebbe mangiare. Nel 2018 il Wall Street Journal scriveva che il cacao era stato quell’anno la merce che aveva reso di più per gli investitori in borsa e i prezzi dei futures del cacao erano cresciuti del 28 per cento a causa degli avvertimenti degli analisti su una possibile fornitura limitata entro il 2020.

Il problema ha a che fare con la siccità nell’Africa occidentale, con alcune malattie incurabili delle piante che potrebbero diffondersi sempre di più nel futuro prossimo, a causa del riscaldamento globale, e con la riduzione delle terre coltivabili a cacao. Nel 2019 era stata scongiurata una grande crisi di scarsità di cioccolato: un raccolto abbondante ha allontanato l’ulteriore aumento dei prezzi che era stato previsto dagli esperti. La produzione di cacao oggi è legata anche ad altri due problemi: la deforestazione e il lavoro minorile.

Già nel 2017 il Guardian aveva pubblicato un’inchiesta sulla Costa d’Avorio secondo cui l’industria mondiale del cioccolato stava producendo una deforestazione devastante nell’Africa occidentale. Secondo il quotidiano britannico ciò si stava verificando soprattutto perché, essendoci carenza del prodotto, le grandi multinazionali del cioccolato avevano iniziato ad acquistare fave di cacao coltivate illegalmente all’interno delle aree protette o dei parchi nazionali del paese.

Alcuni degli agricoltori che coltivano il cacao vivono in povertà, spesso sono sfruttati e sottopagati per il loro raccolto, e lavorano in condizioni precarie. Inoltre il cacao è uno dei prodotti agricoli più comuni coltivati con un’alta prevalenza di lavoro minorile. Secondo il Cocoa Barometer 2020, uno studio pubblicato ogni due anni da un consorzio globale di organizzazioni non governative e sindacati che lavorano sulla sostenibilità del cacao, ci sono 1,5 milioni di bambini che lavorano nelle piantagioni di cacao in Costa d’Avorio e in Ghana, usando tra l’altro strumenti pericolosi e pesticidi.

Per combattere il lavoro minorile e la deforestazione è necessario secondo Faitrade, una delle più grandi e famose certificazioni internazionali di prodotti equi e solidali, che i coltivatori di cacao raggiungano i livelli di reddito più dignitosi. Per fare questo – continua Faitrade – è indispensabile che le aziende importatrici si impegnino a pagare di più per le materie prime, le istituzioni obblighino le aziende ad affrontare le più grandi violazioni di diritti umani nelle proprie filiere e i consumatori siano disposti a pagare per il prodotto che acquistano un prezzo più alto.

Come strumenti per raggiungere un reddito più equo, Fairtrade utilizza il Prezzo Minimo Fairtrade e il Premio Fairtrade. Il cosiddetto Prezzo Minimo Fairtrade è un prezzo equo e stabile al di là delle oscillazioni del mercato e che copre i costi medi di una produzione sostenibile. Fairtrade ha inoltre elaborato un Prezzo di riferimento per un reddito dignitoso (LIRP, Living Income Reference Price), un indicatore calcolato per i contadini che lavorano a tempo pieno con una produttività sostenibile, ovvero tale da consentire un reddito dignitoso. Il Premio Fairtrade è invece una somma di denaro aggiuntiva, che gli stessi lavoratori decidono come spendere: possono scegliere di utilizzare il Premio per migliorare le tecniche produttive, per realizzare progetti sociali o ambientali, oppure per costruire strade e infrastrutture, come aule e strutture scolastiche, ambulatori o altre strutture sanitarie.

I coltivatori Fairtrade si impegnano a usare metodi rispettosi dell’ambiente: aiutandoli si scongiurano anche i rischi della deforestazione. Attraverso il programma Dignity for all (D4A), Fairtrade in Ghana sta lavorando per assicurare ai nuclei familiari dei produttori di cacao il diritto ad avere mezzi di sussistenza adeguati e l’accesso a un commercio giusto e sostenibile. In particolare Fairtrade attraverso il progetto cerca di rafforzare il ruolo dei piccoli produttori come promotori della biodiversità e della conservazione delle foreste.

Per quanto riguarda la lotta al lavoro minorile Fairtrade, partendo dalla consapevolezza che il fenomeno è il prodotto di disuguaglianze sistemiche e condizioni di commercio inique, lavora, attraverso i suoi Prezzi Minimi e il suo Premio, per migliorare le entrate per i contadini. Queste maggiori entrate possono essere reinvestite dai contadini nelle loro comunità e famiglie, per costruire scuole, offrire un’istruzione migliore e generalmente salvaguardare i bambini dal lavoro minorile.